Niente sembra avere contorni precisi

 

Il fruttivendolo pose sul carrettino posteggiato all’angolo della carreggiata pesche belle e profumate. All’orizzonte un sole tiepido non ancora alto. Quattro operai scherzavano passandosi una tenaglia di mano in mano. Un furgoncino rallentò per fargli attraversare la strada e Théophile, in quell’attimo, riconobbe la sua automobile, fra quelle innumerevoli del parcheggio, dai led luminosi azionati col telecomando. Era come se tutto scorresse al rallentatore in un silenzio inverosimile. Pensò: niente sembra avere contorni precisi come questa calma dopo il giorno di festa. Solo ieri sera, nel giardino dei vicini, c’era un party di benvenuto: un vociare sguaiato, niente musica, solo schiamazzi, da non riuscire neppure a leggere. Sprofondato sul divano pensava a Lucie. La immaginava immersa nella sua biblioteca tranquilla, piena di libri curiosi: biografie e romanzi d’autore fitti di parole, saggi critici poderosi, grandi volumi illustrati e collezioni di mensili cioè metri quadrati di riviste dal dorso bianco. Ora che, al contrario, avrebbe accettato l’ambiente caotico della strada, percorreva il marciapiede in un silenzio irreale. A terra foglie bagnate di recente da un istantaneo scroscio d’acqua. Un Coiffeur pour Dames dalle ante socchiuse. Bancarelle e stender appendiabiti di un merciaio che aveva portato in strada buona metà della roba in vendita all’interno del negozio. Passanti inespressivi; solo uno ciarlava di sport come un accademico a lezione. Théophile si fermò all’angolo di Saint-Germain-des-Angles e digitò il numero telefonico di Lucie e poiché lei non rispose, pensò di inviarle un messaggio: «Come incontrare il tuo sorriso? Indicami la strada per divenire migliore».

Théo Feel, Racconti senza senso nella babele delle lingue.

 

Gli occhi di Marion e quelli di Lucie

 

Gli occhi di Marion sono chiari, come il cielo limpido della primavera; quelli di Lucie, conosciuta in libreria, sono bruni, il colore del parco in autunno attraversato da uno sprazzo di sole quando sorride. Marion e Lucie potrebbero rappresentare lo specchio dello stato d’animo di Théophile declinato nella giornata: la prima radiosa, come avrebbe amato essere Théophile se il mondo glielo avesse permesso; l’altra profonda, quanto le sue meditate letture, che sapeva restituire con levità, come una piuma. Anche la cucina di Marion la ritraeva: piena di mille accortezze, di oggetti rutilanti, complementari al verde del terrazzino che chiamava “il mio orto profumato”. «I ricordi possono essere colorati – obiettò la ragazza – non solo nuance seppia come ti appaiono senza fantasia». Tirò per una manica Théophile fino al salotto e dal cassettone estrasse una foto in bianco e nero tinteggiata a mano, dove bimbetta giocava coi fratelli. Ognuno ha i suoi colori, ribatté Théophile, ed anche a lui sovvenne inaspettatamente di una mattina estiva in via Veneto a Roma, nei locali temperati del café Doney. Era la sua prima vacanza in Italia e, nella memoria di quindicenne, forse anche il suo primo vero espresso. I ricordi sono segni che seguono sogni, proseguì. Vagheggi conclusi, senza più evoluzione. Tracce di accadimenti come scalfiti sullo stipite di una porta vecchia. «La smetti sì o no?» lo interruppe Marion schermandogli, con le lunghe dita, gli occhi malinconici. A distoglierlo dall’inseguire inquietudini nuvolose, fu l’inatteso aroma di croissant proveniente dal forno. Dolce Marion dalle mille sorprese.

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Un dialogo continuo con l’eclisse

 


Théophile avrebbe voluto imparare ad assaporare il tempo, come non era stato mai capace di fare sino ad allora. Ascoltare ogni voce, ogni piccolo rumore intorno a lui, ogni gorgoglio, stropiccio, fruscio, brusio, persino l’eco del silenzio. Un tenue fiato d’aria gli accarezzò il volto e scarmigliò i capelli. Dalla sua finestra si apriva la mattina sui tetti di Bouville. Gli avevano sempre ricordato quelli del primo scatto di Daguerre: ombrosi, statici, silenziosi, com’era esattamente la condizione del suo spirito in quel momento preciso. L’unico cenno di mobilità sarebbe stato un sogno, che credeva di non saper più mutare in realtà. Perché la vita è troppo breve da vivere. Lo aveva scritto anche da ragazzo, su di un quadernino di scuola, vedendo entrare suo padre nella stanza. Ora ricordi come quello aumentavano sempre più e lui avrebbe voluto fermarli, come il tempo di un orologio rotto. Avrebbe voluto che quella immobilità intorno a lui, spenta, non producesse più ricordi, solo sogni futuri. Ma non sapeva con chi portarli avanti, perché intorno a lui non c’erano che affetti scomparsi. Un dagherrotipo in cui i personaggi in posa svaniscono uno ad uno. Persino i libri, troppi libri, erano scritti da autori scomparsi. Un dialogo continuo con l’eclisse. Per questo avrebbe voluto imparare ad assaporare il tempo, tornare a guardare il cielo del mattino, ad ascoltare l’orologio campanario scandire di nuovo le ore della sua giornata. Da quanti anni non vi faceva più caso? Fu allora che si sentì investito dal profumo di caffè che Marion, al piano di sotto, aveva preparato. Scorse il suo gatto sonnacchioso tra i vasi del balcone. Voleva riprendersi la vita, nessuno gliel’avrebbe concessa. Chissà se Marion gli avrebbe offerto almeno un espresso.

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Il recupero della Prima colazione

 

Proprio quando nessuno se lo aspettava più, la Prima colazione ha interrotto la sua lunga serie negativa. Così informa la Nielsen, la società che attenziona gli usi dei consumatori in 47 mercati europei e in oltre 100 Paesi di tutto il mondo, per offrire un quadro completo delle tendenze di acquisto e delle abitudini relative ai mezzi di comunicazione. A settembre fornisce i dati elaborati a luglio.

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Il seguito della sua storia con lei

 

Qualcosa è cambiato, da ieri – considerava Théophile – La tua lettura non è più solitaria: pensi alla lettrice che in questo stesso momento sta aprendo anche lei il libro, ed ecco che al romanzo da leggere si sovrappone un possibile romanzo da vivere, il seguito della tua storia con lei, o meglio: l’inizio di una possibile storia. Poi rifletteva che non erano sue quelle parole che sgorgavano così naturali. Chi aveva scritto, in modo tanto espressivo, lo sfarfallio che produceva la sua mente a ricordare la ragazza avvicinata in libreria? È strano come brani di vita altrui potessero appartenergli. Brani letti su di un libro di cui lasciava ad un suo ipotetico lettore la curiosità di indovinarne il titolo. Aveva necessità di condividere ciò che provava ad ogni piè sospinto. Sembrava, invece, che tutti vivessero senza cogliere i minimi risvolti di una giornata vissuta intensamente. A differenza dei più, quella ragazza era invece un’eccezione. Forse era l’empatia che li portava a vivere ogni attimo, ogni parola scambiata, ogni immagine riflessa nei loro occhi. Quel giorno, Théophile decise che, anziché della parola parlata, avrebbe fatto maggior uso della parola scritta. Non importava chi avrebbe letto il divagare dei suoi pensieri scompigliati. Un lettore, prima o poi – fosse anche sé stesso a distanza di tempo – avrebbe scoperto quelle righe dimenticate in un cassetto. Insorse, perciò, in lui il proposito di riunire i suoi fogli di appunti in un raccoglitore. Alla fine, forse, lo avrebbe giudicato inutile, come sono inutili quei pensieri accantonati negli angoli dell’esistenza e non ancora spazzati via. Un raccoglitore che prima o poi, questo sì, avrebbe gettato via.

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Avete riconosciuto il personaggio famoso?

 

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Il personaggio famoso di oggi è Giorgio de Chirico
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Fonte immagine: Bracelli

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Il personaggio famoso di oggi è Joseph Conrad
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Il personaggio famoso di oggi è Samuel Beckett
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