Avete riconosciuto il personaggio famoso?

 

Su EXPERIENCES vi abbiamo proposto di indovinare chi è il personaggio famoso raffigurato nella pagina pubblicata oggi. Se avete indovinato, complimenti! Ora, se ne avete voglia, leggetevi la sua biografia su Wikipedia. La nostra è stata una rigorosissima scelta a casaccio fra artisti, architetti e letterati. Dalle pagine visitate comprenderemo quale volto vi ha intrigato di più. Buona lettura.

Il personaggio famoso di oggi è Constantin Brâncuși 
Su WIKIPEDIA potrete saperne di più.

Avete riconosciuto il personaggio famoso?

 

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Il personaggio famoso di oggi è Antonio Sant’Elia
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Il personaggio famoso di oggi è Giacomo Manzù
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Il personaggio famoso di oggi è Edward Hopper
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Il personaggio famoso di oggi è Antoni Gaudí
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Avete riconosciuto il personaggio famoso?

 

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Il personaggio famoso di oggi è George Orwell
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Avete riconosciuto il personaggio famoso?

 

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Il personaggio famoso di oggi è Gustav Klimt
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Lei rispose con un sorriso smagliante

 

La ragazza si piegò per leggere i titoli dello scaffale più basso. Théophile restò incantato, attratto dalle sue belle gambe e dai meravigliosi piedi che i sandali estivi lasciavano scoperti. Si piegò anche lui e le disse se poteva indicarle un volume veramente interessante. Lei rispose con un sorriso smagliante. Presero a conversare di libri e dei temi che lì per lì scoprivano scorrendo le immagini variopinte delle copertine che illustravano storie. Chiesero una bibita fresca al bar della libreria e continuarono a sfogliare pagine e a parlare. Intensamente. È strano – penso Théophile – come si possa all’improvviso incontrare una persona che sembra aver condiviso con te ogni riflessione della tua vita; nonostante sia la conoscenza casuale degli ultimi minuti. Forse perché hai bisogno di vivere comunicando con gli altri e non facendolo soltanto con te stesso. Si può parlare un’ora con alcune persone e si può tacere insieme ad altre tutta una vita. Una cosa è certa: in una libreria ci sono persone che amano i libri e libri sono la profondità dell’anima. Di un’anima intrecciata col tempo, il tempo intrecciato con gli anni. Anni giovanili o anni maturi, espressi da un autore che ha deciso di svelare momenti diversi di una vita diversa dalla tua. Quante vite diverse, a ben guardare ogni volume di ogni scaffale. Vite che cercano un punto di contatto raccontando una visione del mondo. E di quella visione ora Théophile si trovava a discutere, per capire meglio anche quello che da solo non sarebbe riuscito a capire. Théophile prese allora una decisione: avrebbe acquistato quel libro che aveva in mano. Una copia per lui e una copia per lei. Si sarebbero rivisti in quella stessa libreria, dopo averlo letto, per potere scambiare una volta di più la loro visione del mondo. Théophile prese ancora un’altra decisione: ogni volta che fosse tornato in quella libreria avrebbe acquistato due copie di ogni libro da scambiare con qualcuno che avesse suscitato un interesse profondo per quel titolo, per quell’argomento, per quell’autore. Era forse la maniera per trovare un punto di contatto con le persone. Frequentatori che entrano estranei in una libreria e che nella lettura di un libro potrebbero ritrovarsi a condividere interessi.

Fonte illustrazione: Thechive

Théo Feel, Racconti senza senso nella babele delle lingue.

Diceva Eraclito di Efeso: Panta rei.

 

Théophile rimase sorpreso, perché tutti si aspettavano che svelasse cosa stava ideando, mentre lui non stava ideando niente di niente. Ascoltava Mozart e sfogliava libri. In altre parole faceva rilassare tutti i muscoli del cervello. Sapeva bene che il cervello non ha muscoli, ma che differenza fanno le parole quando alle parole seguono i fatti. È che gli altri fanno solo parole, quintali, tonnellate di parole. Théophile no. Si distendeva in poltrona. Da solo. In silenzio. In penombra. Rimaneva in stato di torpore. Ma ragionava alla velocità della luce: poneva il tema, rispondeva, controbatteva, sintetizzava, equilibrava, rilanciava. Qualsiasi cosa si possa scrivere, Théophile non rispettava mai lo schema. Così poteva capitare che anziché chiudersi in una stanza semibuia si decidesse a percorrere i viali del giardino comunale. Sedeva su di una panchina ombreggiata, apriva il libro che s’era portato dietro e metteva un tempo infinito per leggere una pagina o due, dal momento che ogni parola, ogni frase, era un’avventura da intraprendere. Le dimensioni del tempo s’intrecciavano: non c’era passato, perché riaffioravano smaglianti i giochi di bambino a guardare i bambini. Non c’era presente, perché il presente era la gente che frequentava il giardino in quel momento, che non sarebbe mai stata la stessa domani, dato che, come diceva Eraclito di Efeso, “Panta rei”. Tutto scorre. Era così preso dalla filosofia del divenire che riusciva a proiettarsi proprio per questo nel futuro. C’erano volte che persino rimanendo nella sua stanza riusciva a vedere, mentalmente, la gente passeggiare davanti a lui. Riusciva ad essere così empatico da percepire il loro scalpiccio nella ghiaia e il parlottio sommesso, i fruscii delle foglie, il ronzio degli insetti. Persino i profumi delle aiuole fiorite. Se avesse descritto le sue composite sensazioni sarebbe apparso inconcludente. Manifestava, piuttosto, lo sbigottimento che gli procurava avere escogitato, quasi casualmente, la soluzione al quesito che s’era posto. Celava, viceversa, il rammarico di non aver potuto trovare quella soluzione dialogando con gli altri, come il cuore suo gli avrebbe dettato. Il fatto è che sarebbe affogato nel mare delle parole confuse. E lui – temeva – sarebbe apparso il più insicuro di tutti.

Théo Feel, Racconti senza senso nella babele delle lingue.