MONGIUFFI MELIA (ME)

Comune
Mongiuffi Melia
Provincia
Messina
Denominazione degli abitanti.
Melioti
Santo patrono del Comune.
San Sebastiano; San Leonardo
Ricorrenza della festa patronale.
20 Gennaio; 6 Novembre
Codice postale CAP.
98030
Telefono centralino del Municipio.
0942/20006-20263
Fax del Municipio.
20062
E-mail del Comune.
Stazione ferroviaria più vicina.
Letojanni (km 8)
Sede dell’Ufficio turistico locale.
Indirizzo Ufficio turistico locale.
Telefono Ufficio turistico locale.

Centro agricolo (Comune di 24,29 Km2 con 1100 abitanti),50 Km a Sud-Ovest del capoluogo, a 375 metri  s.l.m.
É costituito dai centri di Melia, sede comunale, e Mongiuffi.

 

Notizie storiche Beni monumentali

Il Centro di Mongiuffi Melia (i cui abitanti sono chiamati Meliati), è formato dalla unificazione di due antichi casali, posti uno di fronte all’altro sulle pendici collinari prospicienti la valle del torrente Postolone. I casali ricadevano nel territorio di Taormina. Si conservano i resti di due acquedotti greco-romani a testimonianza dell’antica origine.

Mongiuffi è chiamato da Fazello Moniuffus e da Corafa, Maurolico e Pirro Mongiuffium o Mongiuffum. Probabilmente deriverebbe la propria denominazione dal torrente Mongi posto a nord del territorio o secondo altre interpretazioni deriverebbe dal latino mons (monte, da cui il locale mongi, tanto che ad esempio l’antico nome dell’Etna era proprio quello di Mongibello ovvero Monte bello) e da ciuffo, ossia cespuglio nel senso di prominenza boscosa. La prima sede dell’abitato di Mongiuffi è l’altura di Castiddacci che sovrasta il torrente Postolione.

Melia potrebbe derivare la sua denominazione dal greco Melos, ossia albero di frassino di cui era ricca la zona, infatti sembra che sin dall’origine sia stato insediamento agricolo fondato dai Greci provenienti da Taormina. I greci, secondo le tradizioni locali, praticavano il culto della ninfa Melia. Stando ad altre interpretazioni, il nome ricorderebbe anche il miele, nel senso di paese dolce per i suoi frutti e le sue acque.

I due paesi nel 1643 entrano a fare parte dei beni del messinese G. Barile, quindi passano a Pancrazio Corvaja e successivamente alla famiglia dei Rao.

Chiesa Madre.

 
 

 
 

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