Il Lago Calamone è una meta accessibile anche per una semplice passeggiata, ma può diventare il punto di partenza per raggiungere la cima del Monte Ventasso. Tra boschi, torbiere, antichi sentieri e panorami aperti sull’Appennino, il foliage offre forse la sua stagione più spettacolare.
A cura di Elena Conti
Il primo incontro con il Lago Calamone avviene dentro il bosco. Si lascia Ventasso Laghi, località turistica a circa 1.300 metri di quota, e si prosegue a piedi verso lo specchio d’acqua, nascosto dalle faggete alle pendici del Monte Ventasso. Emilia-Romagna Turismo indica un percorso di circa due chilometri, mentre alcuni accessi consentono di raggiungere il lago con passeggiate più brevi. La destinazione è a 1.398 metri: un bacino naturale nato dall’azione dei ghiacciai e trattenuto da un’antica morena, circondato da torbiere, faggi e rimboschimenti di conifere.
In autunno il paesaggio cambia registro. Le faggete passano dal verde al giallo, all’ocra, al rosso e al bruno e il lago ne raddoppia i colori sulla superficie. È uno dei luoghi più fotografati dell’Appennino Reggiano durante il foliage, ma conserva una dimensione raccolta che invita soprattutto a camminare. Si può costeggiare l’acqua, fermarsi nelle aree verdi oppure raggiungere il rifugio sulla riva. Una piccola isola con un’icona sacra aggiunge un dettaglio inatteso a un ambiente già fortemente caratterizzato dalla presenza dell’acqua e del bosco.
Chi vuole proseguire trova nel Monte Ventasso una salita di tutt’altro impegno. La montagna raggiunge i 1.727 metri e si innalza isolata fra le vallate del Secchia e dell’Enza, con forme che conservano evidenti tracce dell’azione glaciale. Dal lago il sentiero sale nella faggeta verso l’Oratorio di Santa Maria Maddalena e quindi alla vetta, segnalata da una croce metallica. Da lassù la posizione appartata del Ventasso apre la vista su un vastissimo tratto dell’Appennino emiliano e, nelle giornate più limpide, verso le montagne liguri.
L’itinerario escursionistico ufficiale del Parco con partenza e ritorno al Rifugio Pratizzano richiede circa quattro ore, presenta 650 metri di dislivello ed è classificato E – escursionistico; il periodo consigliato arriva fino a ottobre.
Il Ventasso, tuttavia, non vive soltanto di panorami. I sentieri attraversano antiche mulattiere, pascoli, zone umide e torbiere, alternando faggi, salici, ginepri, rose selvatiche e conifere. Anche il nome Calamone conserva una possibile memoria lontana: secondo lo storico Giulio Cavalieri deriverebbe dal termine greco-bizantino kalamòn, riferito alle canne palustri. Fino alla fine dell’Ottocento lo specchio d’acqua era indicato soprattutto come Lago del Ventasso.
L’autunno aggiunge a questa geografia anche i sapori della montagna. Funghi, castagne e tartufo animano sagre e menu dei paesi dell’Appennino Reggiano, permettendo di costruire una giornata che alterni escursione e gastronomia.
Il Lago Calamone rimane però il centro naturale del viaggio: acqua immobile, boschi accesi e, sopra, la sagoma severa del Ventasso. Un paesaggio che in ottobre sembra avere bisogno di pochissimo altro.
