Linee storte, proporzioni irregolari discutono la precisione seriale del design industriale

Sembrano modellate una per una da una mano poco interessata alla geometria, e invece nascono per la produzione in serie. Le Cutlery di Maarten Baas portano sulla tavola l’irregolarità del disegno e dimostrano che anche un utensile quotidiano può conservare spontaneità e ironia.


A cura di Elena Conti

La forchetta ha i rebbi che sembrano rifiutarsi di stare perfettamente allineati. Il cucchiaio perde la simmetria rassicurante dell’ovale. Il coltello mostra una dentellatura volutamente esagerata, quasi fosse una piccola sega. Maarten Baas parte da tre oggetti che conosciamo fin dall’infanzia e compie un’operazione apparentemente elementare: li libera dalla disciplina della linea industriale. Il risultato è la collezione Cutlery realizzata per il marchio belga Valerie Objects, una delle collaborazioni che meglio condensano il suo modo di intendere il design.

La storia comincia nel 2015, quando Valerie Objects nasce per iniziativa della gallerista Veerle Wenes e di Axel Van Den Bossche, CEO di Serax. L’idea iniziale è affidare ad autori dalla forte identità la reinterpretazione degli oggetti più comuni. Proprio le posate di Baas costituiscono una delle collezioni fondative del marchio e vengono presentate inizialmente come prototipi al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Nel 2016 il progetto acquista visibilità internazionale insieme alle collezioni di altri designer chiamati a confrontarsi con lo stesso utensile domestico.

Baas affronta il tema partendo dal gesto manuale. I modelli originali vengono disegnati e modellati conservando intenzionalmente curve imperfette, asimmetrie e piccole deviazioni. Il passaggio decisivo consiste nel trasferire quelle irregolarità nella produzione industriale senza cancellarle. È quasi un paradosso: chiedere alla macchina, programmata per ripetere forme esatte, di riprodurre l’errore della mano. Baas ha spiegato più volte che proprio la spontaneità, normalmente eliminata dal prodotto industriale, costituisce uno degli elementi centrali della sua ricerca.

Dietro l’apparenza primitiva, tuttavia, le posate rimangono oggetti destinati all’uso. È qui che l’ironia evita di trasformarsi in semplice provocazione formale: forchetta, cucchiaio e coltello continuano a svolgere perfettamente la loro funzione, mentre l’occhio registra qualcosa di anomalo. La collezione è stata proposta in differenti finiture, dall’acciaio inossidabile alle versioni più materiche e scure, che accentuano l’impressione di oggetti quasi forgiati anziché usciti da una linea produttiva.

È un procedimento coerente con l’intera carriera di Baas. Nato in Germania nel 1978 e formatosi alla Design Academy Eindhoven, il designer olandese si impose giovanissimo con Smoke, progetto nel quale bruciava celebri mobili per poi consolidarne i resti carbonizzati con resina. Con Clay avrebbe invece costruito mobili dall’aspetto modellato direttamente con le mani. Materiali, tecniche e risultati cambiano, ma resta la stessa insofferenza verso l’oggetto troppo perfetto e impersonale. Valerie Objects sintetizza efficacemente questa posizione definendo come punto di partenza di Baas la volontà di creare un oggetto pienamente funzionale che sembri disegnato a mano.

Le Cutlery applicano questa idea alla scala minima della vita quotidiana. Nessun virtuosismo spettacolare, nessuna tecnologia esibita: soltanto una linea che devia di qualche millimetro e improvvisamente rende riconoscibile ciò che normalmente passa inosservato. È forse questo il loro risultato migliore: ricordarci, mentre apparecchiamo la tavola, che la perfezione industriale non è l’unica forma possibile della bellezza.


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