Zanuso e Sapper ripensarono un oggetto domestico apparentemente intoccabile

Un guscio in ABS, due metà incernierate e tutte le funzioni concentrate in un solo corpo. Il Grillo conquistò il Compasso d’Oro nel 1967 ed entrò nelle collezioni del MoMA: una sintesi esemplare della stagione più inventiva del design italiano.


A cura di Elena Conti

Nel salotto degli anni Sessanta il telefono aveva un posto preciso. Base, disco combinatore, cornetta: una presenza riconoscibile e sostanzialmente immutata. Marco Zanuso e Richard Sapper decisero invece di richiuderla. Il loro Grillo, progettato nel 1965 per la Società Italiana Telecomunicazioni Siemens, si presentava come un piccolo volume arrotondato che rivelava la propria funzione soltanto aprendosi. Un gesto semplice, quasi giocoso, dietro il quale c’era una radicale revisione dell’apparecchio telefonico.

Le due metà erano unite da uno snodo centrale e racchiudevano disco combinatore, microfono e altoparlante. Base e cornetta cessavano così di essere elementi separati. Una volta aperto, il Grillo raggiungeva la lunghezza necessaria a collegare orecchio e bocca; chiuso tornava a essere un oggetto compatto, facilmente impugnabile e poco invasivo nello spazio domestico. La scocca era realizzata in plastica ABS. L’esemplare conservato dal Museum of Modern Art di New York misura, da chiuso, circa 7 x 16,5 x 8,3 centimetri.

Anche la suoneria contribuì all’identità dell’apparecchio. Il caratteristico ronzio richiamava quello dell’insetto da cui derivò il nome, mentre il dispositivo acustico era trasferito nella spina collegata alla presa telefonica. Liberare il corpo dell’apparecchio da componenti superflui consentì a Zanuso e Sapper di ottenere quella riduzione dimensionale che divenne uno dei punti di forza del progetto. Il telefono non era più soltanto una macchina da collocare su un mobile: diventava un piccolo oggetto tecnologico capace di entrare nell’arredamento.

Nel 1967 il Grillo ottenne il Compasso d’Oro. La motivazione della giuria sottolineava proprio la riduzione dello spazio raggiunta senza sacrificare la funzionalità e riconosceva all’apparecchio una particolare aderenza alla vita moderna. Il successo non nasceva dunque soltanto dalla forma insolita: il progetto modificava concretamente il rapporto fisico tra persona e telefono, offrendo maggiore libertà nei movimenti e una sensazione di maggiore riservatezza durante la conversazione.

Zanuso e Sapper avevano già dimostrato, con apparecchi come il televisore Doney e la radio TS502 per Brionvega, quanto l’elettronica potesse diventare terreno di sperimentazione formale. Nel Grillo questa ricerca raggiunse una sintesi particolarmente felice. Il MoMA lo conserva nella propria collezione di Architecture and Design come Grillo Folding Telephone, attribuendolo ai due progettisti e indicando la Società Italiana Telecomunicazioni Siemens come produttore.

Riguardato oggi, il suo profilo a conchiglia suggerisce inevitabilmente i flip phone arrivati molti anni più tardi. Ma il valore del Grillo non sta nell’aver profetizzato il cellulare. Sta nell’aver dimostrato che anche un oggetto quotidiano, apparentemente definito una volta per tutte, poteva essere smontato concettualmente e ricostruito intorno ai gesti di chi lo usa. È uno dei motivi per cui, a sessant’anni dal progetto, quel piccolo guscio di plastica continua a sembrare sorprendentemente moderno.


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