Il Rinascimento raccontato come nascita della modernità e, insieme, come capitolo decisivo dell’identità italiana. Cazzullo costruisce un affresco popolato da artisti, scienziati, principi, navigatori e donne spesso imprigionate nei luoghi comuni della storia.
A cura di Elena Conti
Una settimana è bastata a Quando l’Italia rinacque. Il nostro Rinascimento per conquistare la vetta. Pubblicato da HarperCollins Italia il 15 settembre 2026, il nuovo libro di Aldo Cazzullo figura al primo posto nella classifica settimanale dei libri più venduti di IBS. Il risultato prosegue una stagione particolarmente fortunata per l’autore, dopo i libri dedicati a Roma, alla Bibbia e a san Francesco. HarperCollins ricorda che Il Dio dei nostri padri è stato il libro più venduto in Italia nel 2024, superando le 400 mila copie.
Questa volta il viaggio conduce nel Rinascimento, interpretato come il momento in cui una penisola politicamente divisa, attraversata da guerre, rivalità dinastiche e tradimenti, riuscì a diventare una straordinaria potenza culturale. Il libro non segue soltanto la successione delle opere e dei protagonisti. La tesi che lo attraversa riguarda l’Umanesimo e una diversa concezione dell’individuo: l’uomo acquista fiducia nelle proprie possibilità, diventa artefice del proprio destino e occupa una nuova posizione nella rappresentazione del mondo. È questo, per Cazzullo, uno dei lasciti che rendono il Rinascimento determinante per la cultura italiana e occidentale.
La narrazione procede attraverso figure che sembrano appartenere a più epoche contemporaneamente. Ci sono Leonardo e le sue intuizioni, la grazia di Raffaello, Botticelli, Ariosto e il suo ippogrifo lanciato verso la Luna, Cristoforo Colombo e l’apertura di nuovi orizzonti geografici. E naturalmente Michelangelo, che occupa una posizione privilegiata nel racconto: Cazzullo ne segue la precocità prodigiosa, dalla Pietà al David, dalla volta della Cappella Sistina al Giudizio Universale e al Mosè.
Accanto ai grandi artisti si muove il potere. La saga dei Medici permette di entrare nella Firenze in cui politica, denaro e mecenatismo si alimentano reciprocamente. Ma Cazzullo riserva spazio anche alle donne, sottraendole alle immagini convenzionali tramandate nei secoli: Vittoria Colonna, poetessa e interlocutrice di Michelangelo, e Lucrezia Borgia, riletta oltre la leggenda nera che ne ha costruito la fama di avvelenatrice.
L’affresco non termina nel momento del massimo splendore. Il racconto accompagna il Rinascimento verso un tramonto condensato simbolicamente in tre vicende: il rogo di Giordano Bruno nel 1600, la morte di Caravaggio nel 1610 e l’abiura di Galileo nel 1633. Non sono soltanto tre finali drammatici, ma il contrappunto alla fiducia nell’uomo che aveva alimentato quella stagione.
Cazzullo torna così al terreno che caratterizza molta della sua divulgazione storica: raccontare il passato attraverso personaggi e vicende riconoscibili, cercandovi le radici dell’Italia presente. In Quando l’Italia rinacque il Rinascimento diventa la dimostrazione di come un Paese frammentato e conflittuale abbia potuto esercitare un’influenza enorme senza possedere un’unità politica. Che un libro dedicato a quella stagione sia arrivato immediatamente in testa alla classifica aggiunge al racconto un piccolo dato contemporaneo: cinquecento anni dopo, il Rinascimento continua a trovare lettori.
