Componenti separati, gommapiuma, nastri elastici e tecniche mutuate dall’automobile

Con Lady il comfort smette di dipendere soltanto dall’abilità dell’artigiano e diventa materia di progetto, tecnologia e produzione seriale. Presentata alla IX Triennale di Milano, la poltrona segna uno dei passaggi decisivi verso il design italiano del dopoguerra.


A cura di Elena Conti

Nel 1951 una poltrona poteva ancora nascere secondo procedimenti sostanzialmente tradizionali: struttura di legno, molle, cinghie e crine, con una lunga lavorazione affidata all’esperienza del tappezziere. Marco Zanuso sceglie un’altra strada. Per Arflex progetta Lady pensando non soltanto alla forma finale, ma al modo in cui quella forma può essere costruita industrialmente. È qui che il mobile imbottito entra davvero nell’età della produzione moderna.

Arflex, nata alla fine degli anni Quaranta nell’orbita della Pirelli, offriva il terreno ideale per sperimentare materiali e tecnologie provenienti da altri settori. Zanuso introduce il caucciù espanso, la gommapiuma e i nastri elastici Nastrocord, sostituendo sistemi tradizionali di molleggio e imbottitura. Ma l’innovazione più interessante riguarda il metodo: come nell’industria automobilistica, il progettista distingue idealmente la struttura portante dalla «carrozzeria» e scompone quest’ultima in elementi autonomi. Sedile, schienale e due fianchi imbottiti vengono prodotti separatamente e successivamente assemblati.

Il risultato tecnico non ha però l’aspetto di una macchina. Lady è accogliente, generosa, quasi avvolgente. Le curve dei braccioli proseguono nella seduta e dialogano con uno schienale ampio, mentre le sottili gambe metalliche staccano il volume imbottito dal pavimento, alleggerendolo visivamente. La modernità sta proprio in questa apparente contraddizione: una costruzione razionalizzata e industriale produce un oggetto morbido, domestico, lontano da qualsiasi esibizione meccanica. Il MoMA di New York conserva Lady nella propria collezione di Architecture and Design, registrandola come progetto del 1951 realizzato da Arflex.

Alla IX Triennale di Milano del 1951 Lady ottiene la Medaglia d’Oro, riconoscimento che certifica immediatamente il valore di quella sperimentazione. È anche una tappa significativa nella carriera di Zanuso, architetto e designer destinato a diventare una figura centrale della cultura progettuale italiana: tra i fondatori dell’ADI nel 1956, ne sarà presidente dal 1966 al 1969 e riceverà nel 1994 il Compasso d’Oro alla carriera.

Oggi Lady è rieditata da Cassina nella collezione I Maestri. La costruzione conserva l’impostazione originaria, mentre materiali e finiture sono stati adeguati alle esigenze contemporanee. L’imbottitura utilizza poliuretano espanso, il sistema elastico è stato aggiornato e la scelta dei rivestimenti comprende tessuti e pelli, oltre a varianti che giocano cromaticamente sulla scomposizione dei quattro elementi concepita da Zanuso.

Settantacinque anni dopo, Lady spiega ancora con sorprendente chiarezza che cosa significò il design italiano del dopoguerra: non disegnare semplicemente una forma nuova, ma ripensare materiali, fabbricazione, comfort e linguaggio come parti dello stesso problema. La sua eleganza nasce precisamente da lì, da una tecnologia che ha imparato a non farsi vedere.


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