Circa 110 chilometri nel cuore della Calabria Greca, lungo un itinerario che intreccia paesaggio, memoria e ospitalità diffusa. Il riferimento è Edward Lear, che percorse queste terre a piedi e ne lasciò disegni e pagine di straordinaria efficacia documentaria. Sentiero dell’inglese
A cura di Elena Conti
Nell’estate del 1847 Edward Lear arrivò in Calabria con matite, taccuini e la curiosità instancabile del viaggiatore vittoriano. Pittore, illustratore, scrittore e autore di celebri nonsense, attraversò a piedi una regione allora quasi sconosciuta ai viaggiatori stranieri. Tra luglio e settembre percorse anche la Calabria grecanica, osservandone paesi, montagne e abitanti e affidando quell’esperienza al suo diario di viaggio. Quasi un secolo e mezzo più tardi, nel 1994, proprio quelle peregrinazioni avrebbero ispirato la nascita del Sentiero dell’Inglese nel Parco Nazionale dell’Aspromonte.
Il cammino si sviluppa per circa 110 chilometri e l’itinerario ufficiale del Parco è articolato in sette tappe. Si parte da Pentedattilo, il borgo arroccato sulla rupe che deve il nome alla sua forma simile a una gigantesca mano, e si procede verso Bagaladi e Amendolea. Da qui il percorso raggiunge Bova passando per Gallicianò, quindi prosegue verso Palizzi, Pietrapennata e infine Staiti. Non è soltanto trekking: si attraversa uno dei territori culturalmente più singolari del Mezzogiorno, dove la lingua greco-calabra è ancora viva nei borghi ellenofoni di Bova, Gallicianò e Roghudi.
Il paesaggio cambia continuamente. Ci sono fiumare dal letto larghissimo, uliveti secolari, formazioni rocciose, paesi aggrappati alle pendici dell’Aspromonte e improvvise aperture verso lo Ionio, con la Sicilia e l’Etna che compaiono all’orizzonte. A Pentedattilo comincia anche il confronto diretto con le parole di Lear: il Parco ripropone nel descrivere la prima tappa il suo racconto della strada aspra lungo il fiume Alice e dell’apparizione quasi improvvisa dello “strano borgo”.
L’autunno è una delle stagioni indicate per affrontare il percorso. Il documento di partenza segnala settembre e ottobre come mesi favorevoli e richiama il fascino degli uliveti nel periodo della raccolta, quando nei borghi si può assistere anche alla produzione dell’olio nuovo. Sentiero dell’inglese È invece prudente evitare i periodi più caldi dell’estate; durante l’inverno occorre considerare le piogge, che possono modificare le condizioni delle fiumare.
A rendere particolare il Sentiero dell’Inglese è anche l’accoglienza. Con la nascita dell’itinerario si è sviluppato un sistema di ospitalità diffusa gestito dalle comunità locali: non grandi strutture alberghiere lungo il percorso, ma case e piccole realtà nei borghi, dove il camminatore entra in contatto diretto con chi quei luoghi continua ad abitarli. È necessario, però, organizzarsi in anticipo: il materiale fornito raccomanda di prenotare vitto e pernottamenti e di avere con sé le tracce GPS, perché la segnaletica non è sempre continua.
Forse è proprio questa relativa distanza dai circuiti più frequentati a conservare il carattere del cammino. Nel 1847 Lear procedeva a piedi per conoscere un territorio che sulle carte europee era quasi un margine. Oggi si seguono le sue tracce con GPS e scarponi tecnici, ma il senso del viaggio cambia meno di quanto si potrebbe pensare: bisogna ancora rallentare, attraversare i paesi e lasciare che sia il paesaggio a dettare il passo.
