Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone riportano in scena la chimica Serena Martini e la poliziotta Corinna Stelea. In “La scala di seta” il metodo scientifico incontra l’indagine criminale, mentre la Pisa contemporanea lascia affiorare tracce di un passato artistico e privato tutt’altro che pacificato.
A cura di Elena Conti
Una giovane architetta muore investita sulle strisce pedonali. Il responsabile fugge, i sospetti si concentrano sul fidanzato, ma prima dell’incidente la vittima aveva consegnato a un laboratorio un campione d’intonaco da analizzare. È sufficiente questo dettaglio, apparentemente marginale, perché La scala di seta, il nuovo romanzo di Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone, sposti rapidamente il proprio baricentro: dalla cronaca di una morte sospetta alla materia concreta degli edifici, della memoria e dei segreti che possono sopravvivere dentro una casa.
La vittima è Chiara Sbrana, impiegata in uno studio di architettura specializzato in ristrutturazioni. Poco prima di morire si era rivolta a Serena Martini, chimica, sommelier per passione e investigatrice quasi per necessità, da poco alla guida di un proprio laboratorio di consulenza. Serena è uno dei due poli della coppia investigativa costruita dagli autori; l’altro è Corinna Stelea, poliziotta tenace, rigorosa e imponente anche fisicamente. Sono caratteri molto diversi e proprio per questo funzionano: alla disciplina professionale di Corinna si affiancano la competenza scientifica e l’intuito di Serena, continuamente conteso fra lavoro e una quotidianità familiare piuttosto movimentata.
Il campione d’intonaco porta l’indagine verso un appartamento nel centro storico di Pisa, all’interno di un palazzo del Trecento legato alla presenza di Benozzo Gozzoli. Il riferimento non è ornamentale: il pittore fiorentino lavorò a Pisa per molti anni e tra il 1468 e il 1483 realizzò nel Camposanto monumentale le Storie del Vecchio Testamento, uno dei grandi cicli pittorici del Rinascimento toscano. Nel romanzo, dunque, il patrimonio artistico entra nel meccanismo del giallo e diventa materia d’indagine: dietro muri, intonaci e trasformazioni edilizie potrebbe celarsi qualcosa di valore inestimabile.
Ma nell’appartamento resta anche una memoria assai più recente. Alla fine degli anni Ottanta vi abitava Giulio, studente universitario dalla vita tormentata, segnata dalla droga, dai conflitti familiari e infine dall’AIDS. La sua omosessualità era vissuta dal padre come una colpa da cancellare e, dopo la sua morte, il silenzio ha fatto il resto. Anni dopo il fratello Alberto vuole vendere l’immobile e chiudere definitivamente i conti con quella storia. Solo che liberarsi di una casa non significa necessariamente liberarsi di ciò che contiene.
È qui che Malvaldi e Bruzzone fanno lavorare insieme i diversi registri del romanzo: il poliziesco, la chimica applicata all’investigazione, la storia dell’arte, i rapporti familiari e quella vena ironica che impedisce al racconto di irrigidirsi anche quando affronta temi dolorosi. La scala di seta è il terzo romanzo della serie con Serena e Corinna, dopo Chi si ferma è perduto del 2022 e La regina dei sentieri del 2024.
Anche la formazione degli autori contribuisce alla particolare identità della serie: Malvaldi e Bruzzone sono entrambi chimici, e la scienza non viene impiegata come semplice decorazione tecnica, ma come uno dei modi attraverso cui osservare gli indizi e mettere ordine nelle apparenze.
Pubblicato da Sellerio nella collana La memoria, il volume conta 352 pagine ed è arrivato in libreria l’8 settembre 2026. Il mistero nasce da una polvere da analizzare e finisce per attraversare secoli di storia. È un passaggio molto malvaldiano: partire da qualcosa di minuscolo, quasi trascurabile, e scoprire che proprio lì qualcuno ha lasciato la traccia che non avrebbe dovuto lasciare.











