Che io sappia Eugène Viollet-le-Duc non ha mai fatto il progetto di un giardino

Il professore si passò una mano fra i capelli, interdetto, perché ebbe l’impressione che quell’estratto, dagli atti di un convegno di vecchia data, celasse qualcosa d’intrigante. Il testo, in lingua francese, non portava alcuna indicazione temporale e neppure l’autore. La pagina era strappata sull’angolo alto e si intuiva a mala pena, sopra il titolo, l’appellativo di “Monsieur…”. Spinse da parte il fascicolo, raccolse gli appunti e gli altri due o tre libri in consultazione. Si alzò a fatica, ché lo stare troppo seduto come al solito gli lacerava i lombi. Gettò un’occhiata all’iPhone e si convinse che s’era fatta l’ora di andare. Come ultima cosa, si voltò per fare un segno all’addetta di sala, che conosceva da quando studente frequentava la Biblioteca di San Luca col timore reverenziale di un tempio sacro alla cultura. Lei annuì, sorridendo, facendo finta di coprirsi gli occhi, come a dire: non vedo, ma faccia in fretta. Lui, scattò in sequenza tante foto quant’erano le pagine del brevissimo saggio. Consegnò i libri presi in lettura, un cordiale cenno di saluto ai presenti, e in un attimo passò dalla tranquillità immersiva della sala alla trafficata città di Roma. Poi, una volta a casa, mentre aspettava che dalla Bialetti uscisse il caffè messo sul fuoco, riprese gli appunti.

«Ho letto questo piccolo saggio tutto d’un fiato. Una decina di pagine, niente di più. Non c’è il nome dell’autore, né una data di edizione, né tantomeno il libro a cui fare riferimento. È chiaro soltanto che si tratta di un estratto, ma la copertina che lo contiene – bianca e anonima, come sovente sono quelle degli estratti – è strappata per una buona metà e leggo solo il titolo della relazione, pronunciata a Roma in un convegno del 1999. Oltre vent’anni fa, mica un giorno.
Giro e rigiro questo fascicolo fra le mani e non so che farne. Mi ha incuriosito trovarlo casualmente, citato in una bibliografia, mentre ero intento a lavorare su altro. L’ho cercato nel catalogo e l’ho richiesto. L’ho sfogliato stupito e ho scritto qualche nota, ma non mi capacito. Che io sappia Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc non ha mai fatto il progetto di un giardino.
L’intestazione è chiara, però: Projet de restauration de Notre-Dame de Paris. Cinquième partie. Jardin. Ancora più chiaro è il testo: la relazione ad un convegno durante il quale un tale M. sostiene di avere la prova che il progetto per il restauro di Notre-Dame dovesse concludersi con un ampio giardino frontestante il piazzale della cattedrale. Quel piazzale frutto di demolizioni edilizie. M puntato potrebbe essere il nome proprio del relatore, ma suppongo che trattandosi di un testo francese M. stia semplicemente per Monsieur. Forse chi scrive non è neppure un accademico; ma chi può dirlo dal momento che il foglio è stracciato. Per la verità, mi ha attratto la citazione d’apertura: “Voir c’est savoir”.
Ho chiesto al personale della biblioteca la relazione di progetto, quella originale che porta le firme di Jean-Baptiste-Antoine Lassus e di Eugène Viollet-le-Duc. Frequento questo luogo di “perdizione intellettuale”, come un alcolista sceglierebbe volentieri, per sbronzarsi, lo scaffale dei superalcolici in un supermercato.
Ricordavo perfettamente: la relazione è composta soltanto di quattro parti. Non di cinque, come asserisce Monsieur. La prima prende in considerazione il sistema del restauro che gli architetti incaricati volevano adottare. La seconda – come si conviene – è la descrizione storica della cattedrale di Parigi, dalla sua costruzione fino alla data in cui si è deciso l’incarico per un progetto. Ho sotto gli occhi l’edizione del 1843: esattamente la prima edizione. Successivamente, gli autori si soffermano sulla proposta progettuale, sui ventidue fogli di disegni a corredo, quindi, sulla stima delle spese per fare fronte a degradazioni e mutilazioni che il tempo ha procurato. Infine, avendo deciso di demolire il vecchio edificio dell’arcidiocesi, propongono la migliore soluzione per la costruzione di una sagrestia, con il vantaggio di non modificare l’impianto originale della cattedrale.
Una relazione in quattro parti. Eppure, Monsieur ribadisce che ne esisterebbe una quinta, nella quale si descrivono minuziosamente alcune tavole di progetto attinenti a un giardino fiorito che traccerebbe il dipanarsi di un labirinto proprio nella piazza della cattedrale. Continuo a leggere oppure mi fermo qui? Restituisco il tutto e vado via o vale perderci ancora un po’ di tempo?». 

Brano stralciato da appunti di lavoro per la stesura di un testo incentrato su opere mai realizzate e che non hanno visto luce perché rimaste frutto dell’immaginario.