Denis: una lezione americana

 

Questo articolo è apparso quattro anni fa su Centonove, nella rubrica Heritage,  e ripubblicato sul blog che raccoglie le note pubblicate. Non c’è che dire: è sempre attuale. Per tale motivo lo riproponiamo.

Qualcuno dice che c’è un modo alternativo per fare architettura. Anziché creare oggetti immaginosi e luccicanti, recuperare la bellezza antica. In Santa Maria Alemanna, Denis Schofield ha avvalorato l’idea che ce n’è uno solo: aprire un legame con il contesto. «Per informare il futuro». Denis è un ragazzo dall’apparenza disinvolta, informale, architetto senior associate dello studio statunitense BCJ (Bohlin Cywinski Jackson). Lavora con altri 64 progettisti, ripartiti in cinque sedi differenti. Solo questo basterebbe a chiarire il divario con i presenti, perché da noi in Italia il 30% degli studi di architettura contano il solo titolare, a scapito del vantaggio economico. Di qui le ripetute domande sulla natura dei clienti e dei progetti. Denis risponde che l’architettura la fanno coloro che possono permettersi d’investire in qualità: è l’unico modo per avere un profitto. «Il guadagno lordo per metro quadrato di questo negozio supera quello di qualsiasi altro negozio della terra». Lo dichiarava fiero Steve Jobs, riferendosi all’Apple Store in Fifth Avenue a Manhattan: 50mila visitatori alla settimana. All’interno dell’equipe di Peter Bohlin, Denis Schofield è uno dei creatori di quello spettacolare cubo di vetro, ma anche del quartier generale della Pixar oppure dei 3700 metri quadrati immersi nel verde che Bill Gates ha voluto a Seattle come abitazione. Dallo schizzo alla realizzazione, sono idee sostenute da una ricchezza d’informazioni. Manifesta ad ogni diapositiva – la prima casa per suo zio o il Visitor center del Parco nazionale Grand Teton – ciò che ha imparato della lezione organicista. Progettiamo per la gente spazi che possano arricchire la vita. Per ispirare la curiosità dei bambini. Per identificarci con il luogo. Leggere la direzione del vento o della pioggia, l’arco della luce solare. Considerare le qualità emotive dei materiali naturali. Una miriade di elementi al contorno. Servono a prendere spunti da calare nella complessità del nostro tempo. Si chiama architettura.

Fonte immagine: APPLE’S GLASS CUBE

 

Caleidoscopio

 

L’editore che si rivolge al lettore è R. Streglio di Torino, nel 1904. Lo fa con humor, dal momento che introduce un libro di racconti umoristici, intitolato “Caleidoscopio” di I.M. Palmarini. Il problema morale per noi che vi proponiamo questa lettura spiritosa, ma così veritiera, è che noi il libro lo abbiamo scaricato gratuitamente da Internet, essendo ormai decaduti i diritti d’autore. Eppure, a ben riflettere, vedete come il problema della vendita di un libro si presentava anche in tempi per noi tanto lontani. Solo che allora, centotredici anni fa, i libri li compravano e poi, tanto desiderosi di leggerli, se li passavano di mano in mano. Oggi rimarrebbero nel magazzino del povero editore. Forse è per questo che hanno inventato l’On demand?

 

UN MOMENTO
(Dialogo fra il lettore e l’editore)
— Caro lettore prima di leggere questo libro devi farmi una solenne promessa.

— Cioè?

— Giura sugli avi tuoi, che non presterai questo libro!

— Toh, e perché?…

— Te lo spiego subito. Quando si presta un libro si commettono due cattive azioni: la prima verso sé stesso privandosene… per sempre! libro prestato, libro donato. L’altra verso il prossimo; difatti quando presti un libro di amena lettura — romanzo, versi, novelle, ecc. — tu commetti un furto.

— Oh, oh, un furto?…

— Né più, né meno: un furto! Per la semplice ragione che la persona a cui avrai prestato il libro, non spenderà più la lira, o le due lire, per comprarlo, e in tal modo tu sei causa che tutta una categoria di lavoratori: autore, editore, stampatore, legatore, libraio, ecc. siano privati di quella minima parte di compenso sul quale hanno diritto; mentre forse chi risparmia la spesa modesta del libro, spende cento lire in un capriccio…

Puoi calcolare che in Italia un libro di cui si vendano 1000 copie, ha sicuramente 5000 lettori. Ora se tutti avessero comprato il volume — e costano così poco in Italia! — non 1000 ma 5000 copie se ne sarebbero vendute. Ora giudica tu che altra vita, che altro incoraggiamento ne verrebbe alla nostra letteratura, la quale vive anch’essa… dell’aiuto del pubblico.

Vedi, basterebbe che non si prestassero libri per sentire subito un soffio di vita rigogliosa nella nostra letteratura… Sei persuaso?

— Per bacco, hai ragione!

— Dunque, giuri?

— Parola d’onore, non lo presterò!

— Grazie!