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MADONNA NERA DI TINDARI: ITER DI UN RESTAURO
L'icona
ritrovata |
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Testo
del prof. Giovanni Bonanno - Foto di Enzo Brai, Gianni Pedone, Archivio del
Santuario |
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Molta letteratura è germogliata attorno a questa
iconografia, di cui si intende, da parte di teologi e studiosi, la non verità. Indicativa
laffermazione del canonico Giardina, nel 1882, riguardante la materia del simulacro:
«essa è costruita di legno, non di marmo, come erroneamente asseriscono molti
cronisti ecclesiastici, forse ingannati dall autorità di P. Ottavio Caietano primo
a cadere in questo abbaglio». Pertanto il dubbio, come cenere, rimane a bruciare per
lunghi decenni senza mai spegnersi. Non pochi uomini di cultura e fede chiedono di
verificare il processo storico dellimmagine e di intervenire a salvaguardia della
sua integrità. Complesso dilemma che da oltre un secolo interroga, acuitosi a inizio anni
ottanta, mentre è vescovo di Patti mons. Carmelo Ferraro, che si confronta con sacerdoti
e storici. Forse per eccesso di prudenza le indagini non giungono a termine. Qualcuno
sentenzia che non licet. |
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La cenere riprende vigore. Si infiamma il problema sopito che interpella la
coscienza di tanti, fra i quali è il nuovo vescovo. Mons. Ignazio Zambito chiede il
parere di religiosi illuminati e di studiosi darte. Univoca la risposta: avviare
analisi, oltre che storiche, di carattere formale e strutturale. Non è sufficiente
interpretare licona nel suo abbigliamento. Necessita capirne la composizione. Per
mesi si discute sullopportunità o meno di restauro. Nella Pasqua 1995 mons.
Zambito, insieme con il rettore del Santuario, decide per lintervento.
E interessata la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Messina che, con la
supervisione della dottoressa Caterina Ciolino, dà il placet. Supportata da uno storico
dellarte e da due teologi, una équipe di specialisti prende in consegna
nellottobre dello stesso anno la Madonna di Tindari, trasferita in un laboratorio
nei pressi di Palermo.
Tale équipe, visionando nellaprile 1995 lopera sacra, intuisce la
singolarità delloggetto ed afferma che si è dinanzi a una Madonna seduta in trono,
di periodo medioevale, scolpita in un tronco cavo.I primi sondaggi riguardano il manto
bleu su cui si registrano cinque strati di colori apposti fra metà ottocento e metà anni
quaranta. Altrettante sovrapposizioni cromatiche si riscontrano sui visi della statua. |
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Qualche
settimana dopo, lintuizione avuta trova conferma: sotto il manto ottocentesco è una
struttura lignea, lucente di lacche medievali. La Nigra sum della storia esiste,
nascosta dentro la cappa di tela e colla.
Da unampia fessura preesistente, sulla parte posteriore del simulacro, appare il
blocco ligneo scavato, ricoperto di elementi estranei. Quindi ai lati si constata,
eseguiti alcuni tagli, la presenza di un tronetto, mentre sul davanti vengono scoperti,
con le decorazioni antiche, rosse, azzurro-verde e rosa, gli abiti scolpiti della madre e
del figlio. |
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Grande
lemozione di vescovo, sacerdoti e studiosi.
Sempre più complessa la serie di interventi scientifici. Quotidiani i consulti fra
tecnici e teorici per ogni decisione, nella consapevolezza di trovarsi dinanzi a
unopera eccezionale, sintesi del romanico. Fatiscente la struttura lignea, mancante
di diverse parti, ridotta spesso per lazione di termiti e tarli e per mancanza di
cure, ad ammasso di polvere. Là dove resta ancora, il pigmento pittorico é fragilissimo
perchè staccato dalle pareti del legno.
Assurda lopera di "falegnami" che negli ultimi due secoli innestano, a
più riprese, tele di sacco, tavole, chiodi e cunei per aggiustare la statua, così pure
di "pittori" che sovrappongono stucchi e vernici senza cognizione di scienza e
darte. Al cospetto di tanto degrado sa di sfida la volontà di recupero
dellimmagine medievale.
Dura sette mesi il lavoro di restauro. Diuturno. Inizia presto al mattino e si protrae
sino a sera tardi. Si tratta prima di rinsaldare lossatura, poi di ricostruire le
molteplici lacune, macro e micro, fino alla ricomposizione dei frammenti cromatici per
giungere allunità formale del simulacro.
Tre sono i responsabili tecno-scientifici, cui si abbinano vari collaboratori, uniti tutti
dallimpegno a far rivivere, nel ritorno alle origini, la vera Madonna di Tindari.
Appare come un miracolo oggi
la Nigra sum sed formosa nella architettura interna ed esterna e nella forma
estetica. Soprattutto per la "plenitudo gratiae", bizantina, mediorientale e
latina, che costituisce il suo incanto.
Solo attraverso una
presentazione, pur sintetica, di documenti fotografici è possibile comprendere le
complesse fasi del restauro.
La sequenza delle immagini
vuole testimoniare, con lausilio di notazioni storiche, tecniche ed estetiche,
liter significante lalfa e lomega della rinascita di tanto capolavoro,
creato con linguaggio colto del medioevo, da eminente artista, interprete della dimensione
ecumenica della Theotokos. |
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