Città da visitare: Noto
Bullet7blu.gif (869 byte) Noto antica.
Bullet7blu.gif (869 byte) La città barocca.
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Itinerario: lungo il corso Vittorio Emanuele III - prima parte.
Bullet7blu.gif (869 byte) Itinerario: lungo il corso Vittorio Emanuele III - seconda parte.
Bullet7blu.gif (869 byte) Itinerario: lungo il corso Vittorio Emanuele III - terza parte.
Bullet7blu.gif (869 byte) Itinerario: percorrendo il Corso Cavour - prima parte.
Bullet7blu.gif (869 byte) Itinerario: percorrendo il Corso Cavour
- seconda parte.
Bullet7blu.gif (869 byte) Uomini illustri di Noto.

 

Noto: la città barocca



Noto Piazza Municipio Ph Sebastiano Occhino


Veduta dall'alto di Piazza Municipio, con Palazzo Ducezio che fronteggia la Cattedrale.
Sotto, immagini di Palazzo Nicolaci (Villadorada) famoso
per i suoi balconi dalle inferriate in ferro ricurvo e le mensole ricche di raffigurazioni antropomorfe, ma anche di angeli, leoni, ippogrifi.
Il terremoto dell'11 gennaio 1693 distrusse la città. Giuseppe Lanza, duca di Camastra venne nominato vicario generale della ricostruzione nel Vallo di Noto. Lanza fu assistito da un gruppo di tecnici fra i quali l'ingegnere militare del re di Spagna, il fiammingo Carlos Grunemberg. Il progetto che si venne a sviluppare fu oggetto di un interminabile contrasto tra abitanti, che si opponevano al trasferimento, e i rappresentanti delle istituzioni. Il progetto prevedeva di ricostruire la città nei terreni situati sul pendio del Colle Meti, di proprietà del nobile Giambattista Landolina Solonia, al quale si attribuisce la paternità del primo impianto della nuova Noto. Il Consiglio cittadino deliberò a favore del progetto, che venne fra l'altro sostenuto da Asmundo, commissario generale.
Mentre le polemiche erano in corso la città monumentale prendeva forma, tanto che il Cardinale Giudice sentenziò alla fine: "Las fabricas han deciso la lite". Le costruzioni già avviate avevano deciso, infatti, il sito della nuova città, aldilà di ogni discussione.

Noto risorse più bella di prima. Nel suo impianto particolare è oggi possibile leggere due città distinte: l'una, la sede del popolo minuto, posta sulla spianata alta del colle, il cosiddetto Pianalto, impostato su di una maglia a scacchiera, definita da un asse in direzione nord-sud; l'altra la città del potere e delle istituzioni. Quest'ultima è la città per eccellenza, che manifesta la spazialità barocca attraversi il suo tessuto urbano regolare, con strade rettilinee e parallele, sulle quali si aprono gli scenografici scorci architettonici delle piazze e delle scalinate sormontate da Chiese e Palazzi. Questo tessuto, a schema ortogonale, si incentra su di un asse est ovest e due piazze che definiscono i luoghi dello scambio e del potere religioso, ovvero l'area venalis della piazza del mercato, l'unica attraversata al centro (come a Catania), e l'area majoris ecclesiae,la piazza del Duomo.

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E' un "giardino di pietra", come definì Noto, Cesare Brandi e aggiunge Anthony Blunt: " Il fascino della città è altamente valorizzato dall'essere stata costruita con una meravigliosa pietra gialla … La caratteristica più attraente dei palazzi è la serie di balconi, portanti figure grottesche o animali, che sporgono come grondoni gotici dal muro, sostenuti a loro volta da maschere grottesche e teste di angeli avvolte in foglie di acanto profondamente incise".

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E' il tripudio del simbolismo barocco, dell'esuberanza ornamentale e della mimesi, operata dai grandi maestri della ricostruzione come Gagliardi, Sinatra, Labisi, ma anche da maestranze artigiane dalla tecnica raffinata, come capimastri e scalpellini, marmorari e pittori. Un connubio dal quale è risultato il celebre Barocco di Noto, una "particolarità" all'interno di un momento artistico particolare.

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Il risultato finale è una città talmente importante e rappresentativa che quando, nel 1837, il Governo borbonico decise di trasferire la sede del capoluogo di provincia, volendo punire Siracusa degli eccidi avvenuti nel corso dell'ultimo colera (creduto veleno), non poté che scegliere Noto. Nel 1844 fu fondata la diocesi. Questa ulteriore centralità amministrativa acquisita si manifesta attraverso la realizzazione di opere come il Teatro, la Biblioteca, le sistemazioni viarie che arricchiscono ancor più la città. Caduti i Borboni, il Parlamento italiano nel 1865 restituì a Siracusa i suoi poteri istituzionali.

 

 
 

 
 

 

 

 

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