Chiese & Palazzi a Palermo
Bullet7blu.gif (869 byte) Palazzo Aiutamicristo.
Bullet7blu.gif (869 byte) Palazzo Asmundo.
Bullet7blu.gif (869 byte) 1 - La Chiesa di Santa Cita.
Bullet7blu.gif (869 byte) 2 - La Pietà di Giorgio da Milano a Santa Cita.


Palazzo Aiutamicristo


Palazzo Aiutamicristo - interno

Palazzo Aiutamicristo - soffitto affrescato

Palazzo Aiutamicristo - interno

E’ uno splendido palazzo del XV secolo oggi di proprietà della famiglia dei Baroni Calefati di Canalotti, che ne sono venuti in possesso nel secolo scorso.


Il palazzo prende il nome da Guglielmo Aiutamicristo barone di Misilmeri e di Calatafimi che l’aveva fatto edificare, per utilizzarlo come residenza personale e della propria famiglia, tra il 1495 e il 1501.

Il progetto della costruzione fu affidato celebre architetto Matteo Carnilivari, da poco giunto a Palermo, ma di notevole fama. Sulla strada di Porta Termini, Carnilivari, disegnò una struttura grandiosa, che venne realizzata solo in parte, a causa della spesa così eccessiva tanto da superare la volontà dello stesso committente, che da tempo sognava di realizzare a Palermo una "Domus Magna" tale da rappresentare degnamente la propria ricchezza e facesse di questo palazzo una delle più ammirate architetture della città.


Guglielmo Aiutamicristo, banchiere di origine pisana, era stanco infatti di abitare nel castello arabo di Misilmeri, paese di cui era il signore, volendosi trasferire nella capitale per meglio condurre i commerci nell’esportazione di formaggi e cereali siciliani, che lo avevano arricchito nel giro di qualche decennio.

Nonostante la realizzazione sia stata modificata rispetto ai disegni iniziali, il pregio architettonico e gli arredi interni di grande ornamento e decoro, richiamarono a dimorare nel palazzo ospiti illustri.

Comprensibilmente con la mancanza di specifiche strutture, nei primi anni del secolo XVI vi albergò la regina Giovanna, moglie del re Don Ferrante di Napoli;
nel 1535 vi fu ricevuto l’imperatore Carlo V, preferendolo al palazzo reale non adatto alla propria magnificienza;
nel 1544 vi prese alloggio Muley Hassan, re di Tunisi, poco prima di essere accecato dal figlio Ajaja;
nel 1576 vi fu accolto Don Giovanni d’Austria, fratello del re Filippo II, vincitore della battaglia di Lepanto.

Nel 1588 Margherita Aiutamicristo concesse in affitto il palazzo a Francesco Moncada, primo principe di Patemò, per un canone di 390 onze annue. E’ il primo atto che porterà la famiglia a distaccarsi da questo palazzo tanto ammirato, perché Moncada, ben presto chiederà, ed otterrà, di tramutare l’affitto in proprietà.

 

 
 

 
 

 

 

 

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