Chiese & Palazzi a Palermo
Bullet7blu.gif (869 byte) Palazzo Aiutamicristo.
Bullet7blu.gif (869 byte) Palazzo Asmundo.
Bullet7blu.gif (869 byte) 1 - La Chiesa di Santa Cita.
Bullet7blu.gif (869 byte) 2 - La Pietà di Giorgio da Milano a Santa Cita.


Palazzo Asmundo


 
TESTIMONIANZE
Molteplici sono le testimonianze artistiche che fanno di questo Palazzo uno dei più belli della Palermo Barocca. Basti ricordare gli affreschi con allegorie di Gioacchino Martorana, pittore siciliano del ‘700; gli arredi fissi e mobili, che formano delle vere e proprie collezioni d'arte come quadri, cassapanche maritali del XVI e XVII secolo, ceramiche siciliane, porcellane napoletane e francesi, ricami e merletti. Queste testimonianze oggi costituiscono una interessante esposizione che ripropone quella "Palermo Felicissima" esaltata dai "viaggiatori", che in questo Palazzo negli anni vi hanno soggiornato.
Palazzo Asmundo - Salone di rappresentanza

Palazzo Asmundo - Soffitto affrescato



In alto, il bel salone di rappresentanza ornato degli stucchi barocchi.
In basso, l'affresco centrale del soffitto, opera di Gioacchino Martorana (1764)..
 

 

Dopo che, per volontà del viceré Garcia De Toledo, nel 1567 fu approntato l’allargamento (e la rettifica) dell’antica "strada del Cassaro", molte residenze signorili vi si accentrarono, andando a formare le quinte del nuovo asse viario che diede origine all'odierno Corso Vittorio Emanuele.

Nel 1615 un tal Dottor Baliano iniziò quello che, ultimato solo nel 1767, sarebbe stato il Palazzo di Giuseppe Asmundo, marchese di Sessa, in precedenza appartenuto alla famiglia Joppolo della famiglia di S. Elia.

Una lapide ricorda Maria Cristina, figlia di Ferdinando III, profuga da Napoli assieme al marito Carlo, duca di Genova e di Sardegna. Un’altra lapide, posta sulla facciata principale attesta che, in questo palazzo, nacquero le due sorelle Turrisi Colonna, Anna (1821) pittrice e critica d’arte e Giuseppina (1822), poetessa.

Alla fine del secolo XIX la bellezza di Palazzo Asmundo viene descritta in un libro pubblicato a Milano per i tipi dei Fratelli Treves (Sicilia, 1897) Il suo autore, il francese Gastone Vuiller, lo racconta con toni romantici: "sulle pareti tinte di un verde pallido, delle volute leggere si intrecciano capricciosamente e vanno a svolgersi sul soffitto in una cupola ornata di pitture aeree. La bellezza decorativa di questa sala che era un alcova con tende fittissime ermeticamente chiuse, mi sorprende".


Un visitatore incantato

"Questo evidentemente è un antico palazzo. La sua bellezza un po’ appassita dalla luce viva, conserva tutto il suo splendore nella semi oscurità. Apro la finestra e mi avanzo sul balcone che gira su tutto il piano e rimango abbagliato".
Gastone Vuiller (Sicilia, 1897)

 

 

 
 

 
 

 

 

 

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