Antiche civiltà: Pantalica
Bullet7blu.gif (869 byte) 1 - I resti di una antica civiltà.
Bullet7blu.gif (869 byte) 2 - La necropoli.
Bullet7blu.gif (869 byte) 3 - La riserva naturalistica.
 

 

SICILIA  ARCHEOLOGICA

Questo è quanto rimane
di una civiltà rupestre


Testo di Sergio Bertolami - Foto di Sebastiano Occhino 

 

Tombe a grotticelle artificiali della Necropoli sud.


Altre tombe che si possono visitare lungo il percorso della Necropoli Nord.


Necropoli Nord, sul pendio prospiciente la vallata del fiume Calcinara.


Oggi di Pantalica rimane la famosa necropoli, la più grande del bacino del Mediterraneo. E’ costituita da oltre cinquemila tombe a grotticelle artificiali, scavate in profondi costoni rocciosi. Queste tombe possono suddividersi in sei distinte zone (Nord e Nord Ovest, Cavetta, Sud e Sud Ovest, Filiporto) databili al secondo (sec. XV-IX a.C.) e terzo periodo siculo (sec. IX-VII a.C.) rispetto ai quattro nei quali si suole suddividere la tarda età del bronzo siciliana.

Scenografica è la necropoli Nord, risalente al XIII-XII secolo a.C. Nelle celle sepolcrali sono stati rinvenuti molti corredi funerari, i cui bronzi e soprattutto manufatti fittili, sono conservati nel museo di Siracusa.

E’ quello che rimane di una civiltà rupestre le cui condizioni di vita erano estremamente povere. Scarsi sono i resti di epoca romana e greca. In documenti medioevali Pantalica assunse il nome di Pantargo o Pantagra. Interessante è al contrario la fase bizantina, della quale sono conservate numerose vestigia, che consistono in abitazioni, stratificate su minuscole chiesette ed oratori (Crocefisso, S. Nicolicchio, S. Micidiario), che ancora oggi presentano tracce di affreschi ed iscrizioni. I nuclei formati da abitazioni troglodite, ovvero grandi stanze scavate nella roccia, costituiscono tre quartieri inseriti nelle necropoli Nord, Sud e di Filiporto.

La dominazione araba segnerà la fine della civiltà di Pantalica, che verrà ricordata esclusivamente per la sua necropoli.



Chiesa rupestre del periodo bizantino, ricavata in una delle grotte della sella di Filiporto.

 


Identificata da Fazello con l’antica Erbesso.

Le notizie sulla città di Erbesso ci pervengono dal Codice Arabo dell’anno 885 di Maometto, elaborato in occasione della numerazione delle "anime" del Regno di Sicilia.

Erbesso in questa data contava 4441 anime fra Cristiani e Musulmani. Era dunque una città popolata, che tuttavia a causa di terremoti e di carestie, decadrà tanto che i suoi abitanti saranno costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, e a rifugiarsi nella vicino Sortino.

 

 
 

 
 


 

 

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