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Miti e
leggende: Cerere e Proserpina
Dal rapimento di Proserpina fiorì la primavera in Sicilia.
Il culto di Cerere e Proserpina celebrato da Greci e
Romani. |
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Dal rapimento di Proserpina
fiorì la primavera in Sicilia
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Di
Sergio Bertolami |
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Demetra di Cnido: British Museum - Londra.
La dea era appellata Demetra dai Greci e Cerere dai Romani. |
La mitologia ha
convertito in eventi straordinari quei fenomeni fisici che in passato hanno determinato la
formazione del mondo. Nel caso delle leggende legate alla storia dell'Isola, un esempio è
il mito di Proserpina, figlia della dea Cerere, il cui sacrificio si credeva avesse
determinato il sorgere della primavera e l'abbondanza dei frutti, che sempre hanno reso
famosa la fiorente terra di Sicilia. E'
una vicenda tramandata oralmente dal popolo, ripresa negli inni orfici, trascritta da
molti autori della letteratura latina, basti ricordare la vivace narrazione del cosiddetto
"ratto di Proserpina" nel quarto dei Fasti ovidiani o il poemetto in
quattro libri di Claudio Claudiano.
Racconta la leggenda che nelle vicinanze di
Enna, venne Cerere a fecondare le terre, a portare la vita con la giocondità dei suoi
doni. Cerere, sorella di Giove, era venerata come la dea che aveva insegnato agli uomini a
coltivare i campi e a renderli rigogliosi. Cerere era la Madre terra.
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Aveva una figlia
incantevole di nome Proserpina, una fanciulla spensierata ed allegra, che soleva giocare
con le compagne nei verdi prati alle falde dellEtna. In quel tempo la dea Atena,
insieme con ninfe amiche, dimorava presso lImera; la bella Artemisia prediligeva le
sponde dellAnapo. Biondeggiavano esuberanti le messi dei campi e tutti gli Dei
discendevano dall'Olimpo per assistere alla festa della natura creata da Cerere.Un giorno Proserpina, in compagnia delle Oceanine e sotto lo sguardo
materno, era intenta a cogliere i fiori del prato. Inavvertitamente si discostò dal
gruppo, per prendere un bel narciso. Ecco all'improvviso davanti a lei aprirsi la terra e
sbucare dal profondo Plutone sulla sua carrozza trainata da cavalli prorompenti. In
quell'attimo di sorpresa, Plutone afferra la giovinetta, e incurante delle sue grida
pietose, la trae di forza nella carrozza e scompare nuovamente nelle viscere della terra.
Un rapimento d'amore, visto che Plutone ha ghermito Proserpina per farne la sua sposa; ma
anche un rapimento di morte.
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Il ratto di Proserpina
opera di Gian Lorenzo Bernini.
Galleria Borghese - Roma
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Plutone in
realtà era il più odiato fra tutti gli dei, perché il suo regno era quello delle ombre.
Proserpina era morta con lui e tutto ciò era avvenuto con il consenso di Giove. Cerere
allarmata dalle grida della figlia cominciò a cercarla in ogni dove, ma invano. Corse
forsennata in tutta lisola, cercando e ricercando, disperata, Proserpina: chiedendo,
ma nessuno sapeva darle notizia; frugando, senza darsi riposo dallalba al tramonto.
Calata la notte, accese alle falde dellEtna due ramoscelli di pino, fiaccole
improvvisate che per rischiararsi la via. E così fece per nove giorni e nove notti, senza
prendere riposo, né cibo. Ancora invano.
Plutone era sceso agli Inferi, e in onore
della delicata sposa, aveva fatto scaturire, una fonte azzurra, la fonte Ciana.
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Malgrado Cerere
avesse corso a lungo, sul suo carro trascinato da draghi, cercando in ogni angolo della
terra le tracce della figlia scomparsa; nonostante avesse fatto dono agli uomini della
mitezza leggi, poté solo sapere dove fosse stata trascinata sua figlia, non riaverla. La verità le fu palesata da Elios, il dio Sole, che
illumina la terra e con la sua luce discopre ogni trama oscura. Elios, che tutto vede e
tutto ascolta, non poté non rivelare a Cerere lo svolgimento dei fatti, né tacere del
consenso di Giove ai tragici eventi.
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Il ratto di Proserpina
opera di Gian Maria Morlaiter.
Terracotta. Ca' Rezzonico - Venezia. |
Cerere, distrutta
dal dolore e dal tradimento del fratello, decise di ritirarsi, appartandosi dall'Olimpo,
immersa nel tormento dell'animo e risentita contro tutti gli Dei, che in questa vicenda
non si erano mossi ad aiutarla, contro le decisioni di Giove, al quale aveva chiesto,
ripetutamente ma inutilmente, che le fosse restituita la figlia sottratta da Plutone. Senza le cure della Madre terra, cessò dunque la
fertilità dei campi e vennero i tempi della carestia e della morte. Giove vedendo la fame
sterminare intere popolazioni, mandò in più riprese messi ad ammansire l'indignata
Cerere, la quale irremovibile nel suo dolore rispondeva che sarebbe tornata alle cure
della terra, solo dopo avere riottenuto in vita Proserpina. Giove, allora, spedì Mercurio
come messaggero da Plutone.
Ma Proserpina aveva ormai perso la sua
verginità, gustando il melograno, simbolo d'amore, che Plutone le aveva donato. Era
dunque a tutti gli effetti sua sposa, e non poteva più tornare, fanciulla,
definitivamente da sua madre. |
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Allora Giove,
mosso a compassione, decise che Proserpina sarebbe ritornata ogni anno sulla terra e
sarebbe rimasta a far compagnia a Cerere per un lungo periodo, dalla stagione primaverile
fino allepoca del raccolto, che in Sicilia, Isola dal clima mite, si protrae sino in
autunno inoltrato. A conti fatti, ben due terzi dell'anno.
La leggenda quindi vuole che Proserpina
risalga alla superficie della terra, per ricoprire di fiori tutta l'Isola e portarvi il
soffio creatore dellabbondanza. Poi scompare all'apparire dei freddi invernali, per
rinascere, insieme alla vegetazione, con la primavera successiva. |
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