IL TERRITORIO DEI NEBRODI: L'AMBIENTE NATURALISTICO, ANTROPICO, STORICO E CULTURALE

Il territorio dei Nebrodi

Testo di  Giuseppe Giaimi  - Foto di Chiara Samugheo

LA FAUNA

Sono lontani ormai i tempi in cui, di valle in valle, sui Nebrodi risuonavano i versi di lupi, cervi, daini e caprioli; o quando in cielo volteggiavano solenni i "vuturuna" (avvoltoi degli agnelli) e l’aquila imperiale. Al loro posto si vedono oggi popolosi armenti di mucche, pecore e cavalli sparsi tra le piante o vaganti per pascoli aperti.

Ciò ha corrisposto, com’è ovvio, a profonde trasformazioni dell’ambiente che, oltre alla scomparsa dei grandi erbivori e predatori selvatici (antagonisti diretti degli animali domestici introdotti), ha comportato anche per riflesso il depauperamento della fauna minore originaria. Ciononostante, i Nebrodi rimangono tutt’ora il territorio più ricco di fauna di tutta l’Isola.

L’elenco delle specie che segue, lungi dal volere esaurire l’argomento, serve solo a dare un’idea del grande patrimonio naturalistico, scientifico e culturale racchiuso in questo angolo di Sicilia, una pagina istruttiva e affascinante del grande libro della natura.

I NEBRODI
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Sorta in età araba, quando la Valle dell’Alcantara su messa a cultura intensiva, Francavilla di Sicilia ha un passato storico-culturale di rilievo. Nel 1719 fu teatro di battaglia tra austriaci e spagnoli. E’ tuttora un importante centro artigianale (ricamo, vasellame, pirografia, ferro battuto) e turistico. E rinomata per le sue manifestazioni popolari le più importanti delle quali sono la Sacra Rappresentazione (più volte portata anche all’estero), e il Carnevale, la festa di Santo Euplio e quella di Santa Barbara. L’abitato si erge su un monte nella cui parte alta sono i resti di un castello normanno. Su un colle, a nord-ovest, si trova il Convento dei Cappuccini, ricco di sculture e intarsi in legno. Interessanti sono anche la fontana "Francavilla" della scuola dei Gagini, Palazzo Cagnone del ‘500, la "Badiazza", ex convento basiliano.

 

 

I MAMMIFERI

È il gruppo che certamente ha più subito l’influenza negativa delle alterazioni operate sull’ambiente. Non solo infatti è notevolmente diminuito il numero delle specie esistenti in origine, ma anche la popolazione delle specie superstiti.

Allo stato attuale delle conoscenze, le specie presenti sui Nebrodi sono : tra i carnivori, il gatto selvatico, la martora, la donnola, la volpe; tra gli erbivori, la lepre e il coniglio; tra i roditori, il ghiro, l’istrice, il quercino, il moscardino, l’arvicola terrestre, il topo domestico, il topo campagnolo; tra gli insettivori, il riccio, il mustiolo, il più piccolo mammifero del mondo, i pipistrelli.

I RETTILI

Sono animali che in genere non riscuotono molta simpatia ed ammirazione presso il grosso pubblico, ad eccezione forse della tartaruga. Ma sono ugualmente utili nell’economia degli ecosistemi e vanno rispettati e protetti.

Per i Nebrodi sono da segnalare quattro serpenti: la vipera, la biscia col collare, il biacco, il colubro liscio.

Tra i lacertidi abbastanza comuni sono la lucertola campestre, la lucertola siciliana, il ramarro, i gechi.

A questo gruppo appartengono anche due tartarughe: la testuggine d’acqua, presente in quasi tutti i laghetti naturali e negli stagni, attiva predatrice di rane, girini e molluschi; e la testuggine comune, con abitudini terricole, ma con preferenza per le zone erbose fresche, più vegetariana che carnivora.

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