![]() |
![]() |
|
| Sicilia
da scoprire: Gibellina |
||||||||||||
GIBELLINA: UNA RIFLESSIONE PER RIANIMARE LA SPERANZA Impressioni di viaggio |
||||||||||||
|
||||||||||||
| Mi recai a Gibellina per la prima volta nell86:
fu una visita molto breve, giusto il tempo di dare una rapida occhiata al paese e di
fissare sulla pellicola alcune immagini. Limpressione che ne trassi allora fu quella
di un "qualcosa" in divenire, di un luogo dai contrasti violenti, fatti, di
luce, di strade deserte nella calura estiva, di spazi incolti , abbandonati e arsi, di
marciapiedi dissestati, nel quale, come monadi silenziose, a schiere di case anonime e
banali si contrapponevano sparse "opere darte e darchitettura", le
une indifferenti alle altre o forse semplicemente in attesa di ritrovare una improbabile
omogeneità attraverso la definizione di quella sorta di "terra di nessuno"
fatta di spartitraffico, aiuole di terra arida, sterpaglie, asfalto e marciapiedi dalla
quale emergevano e che predominava su tutto.
|
||||||||||||
| Lasciai Gibellina
dunque con limmagine di un luogo desolato e desolante, incompiuto, in bilico tra
accademia e sub-cultura, nel quale linterruzione violenta e drammatica della sua
storia impediva lo storicizzarsi, nella cultura dei suoi abitanti,della sua nuova realtà,
essendo mancato quel continuum culturale tra passato e presente che della storia è alla
base.
|
||||||||||||
| Non so dire per
quale motivo, forse perché limmagine di Gibellina che avevo era quella oleografica,
da rivista, delle sue architetture fissate dallobiettivo nella loro asettica
verginità di puri esercizi di stile appena inaugurati, ma pensavo che tornando a distanza
di diversi anni avrei trovato un paese in cammino verso il futuro, diverso, consapevole
delle proprie potenzialità, nel quale quella sensazione di "terra di nessuno"
fosse stata consegnata al passato, pur recente, come momento necessario e naturale
nellevolversi di un cantiere.
|
||||||||||||
| Limmagine
che Gibellina offre al visitatore invece non è cambiata molto da allora: è soltanto più
costruita, con le sue cattedrali nel deserto , ignorate dagli abitanti che osservano
perplessi chi si sofferma a guardarle. Tenuti nellincuria e nellabbandono,
totem inutili ed indesiderati, lasciati lì, in attesa che crollino, circondati da
sterpaglie e detriti, oggi come ieri.
|
||||||||||||
| La cultura
dellabbandono, del non fare o del fare male, del progettare per poi stravolgere, è
purtroppo nei cromosomi della Sicilia e la nuova Gibellina ne è un esempio.
|
||||||||||||
| Distrutto
il paese dal terremoto che nel 68 squassò la Valle del Belice, fu ricostruita in luogo
più sicuro a circa venti km di distanza dalloriginario abitato, in località
Salinella, nel comune di Salemi. Già dal 70 fu predisposto un piano di ricostruzione ad
opera degli architetti Gregotti, Quaroni e Samonà, che prevedeva lo sviluppo delle
residenze secondo una tipologia a schiera strutturato attorno ad una spina di servizi tra
i quali spiccano il Municipio, di Gregotti, la chiesa Madre di Quaroni ed il teatro di
Consagra. Il piano di ricostruzione, successivamente riconsiderato nell80 dal
Laboratorio di Progettazione Belice con Laura Thermes, e da Ungers, con il "Piano
particolareggiato del centro urbano", è andato avanti tra incongruenze e lungaggini
burocratiche , fino alle soglie degli anni novanta, dando vita a quellambiente
urbano disomogeneo, nel quale convivono design e sciatteria, cui ho accennato
allinizio e che è purtroppo sotto gli occhi di tutti.
|
||||||||||||
| Vorrei chiudere questa breve riflessione con una speranza: quella di avere visitato ancora una volta un cantiere aperto, di poter tornare e trovare i marciapiedi pavimentati, le steli in travertino con i nomi delle strade di nuovo in piedi, gli alberi al posto delle sterpaglie, le architetture vive e vissute, vorrei vedere quella qualità urbana che la città reclama e che, laddove esiste, è lo specchio di un livello alto del senso sociale e della dignità di tutti i cittadini. | ||||||||||||
|
||||||||||||
|