
Centinaia di manoscritti medici medievali sono ora accessibili online tramite la Cambridge Digital Library, come parte del progetto “Curious Cures”. Questi manoscritti contengono rimedi insoliti e istruzioni per amuleti magici, offrendo uno sguardo affascinante sulla medicina e le credenze del passato.
Fino al 6 dicembre 2025, l’Università di Cambridge ospita una delle mostre più insolite e affascinanti degli ultimi anni: Curious Cures, una rassegna in due sezioni che si snoda tra il Milstein Exhibition Centre e le Gallerie Nord e Sud del primo piano della biblioteca universitaria. Un viaggio tra ricette mediche, pratiche terapeutiche e superstizioni curative, che rivela come, in pieno Medioevo, la ricerca del benessere fosse un territorio complesso e ricco di contraddizioni, guidato tanto dall’osservazione empirica quanto da suggestioni astrologiche, credenze religiose e intuizioni ardite.
La mostra, curata dallo specialista di manoscritti medievali James Freeman, è il frutto di un progetto di ricerca biennale sostenuto da Wellcome, e si basa su un imponente lavoro di digitalizzazione e conservazione di 186 manoscritti medici redatti tra l’XI e il XVI secolo. Questi volumi, oggi custoditi presso la Biblioteca dell’Università di Cambridge e in dodici dei suoi college, offrono una straordinaria panoramica sulla conoscenza medica dell’epoca e sulle pratiche curative adottate tra le mura di monasteri, nelle case dei notabili o presso gli speziali di città.
I visitatori possono avvicinarsi a un mondo che, per quanto distante nei secoli, non smette di interrogarci: come si trattava una vescica infiammata o un caso di “digrignamento dell’utero”? Che rimedi si prescrivevano per mal di denti, mal di testa o per forme più gravi come il “cancro alla bocca” o le “ferite brucianti”? Quali rimedi venivano suggeriti per problemi estetici come l’alito cattivo o le lentiggini? E ancora: quale ruolo avevano ingredienti oggi impensabili, come grasso d’anguilla, escrementi di colomba o fegato di volpe, nelle ricette terapeutiche medievali?
A partire da questi interrogativi, il progetto Curious Cures in Cambridge Libraries ha puntato non solo a preservare fisicamente i manoscritti, ma anche a renderli pienamente accessibili alla ricerca contemporanea. Grazie all’impiego della tecnologia Transkribus – uno dei più avanzati sistemi di riconoscimento della scrittura manoscritta – è stato possibile trascrivere oltre 8.000 ricette mediche inedite, rendendo consultabili i testi secondo criteri innovativi, dalle ricerche per parola chiave alle analisi comparative.
Questi manoscritti, noti come receptaria, rappresentano una mescolanza di testi compatti, annotazioni a margine e aggiunte manoscritte successive. Molti contengono centinaia di ricette, alcune trascritte in latino o francese, ma una parte significativa è scritta in inglese medio: un segnale importante della diffusione della cultura medica anche tra chi non aveva accesso all’educazione accademica. La lingua volgare entra così nel campo del sapere scientifico, indicando un passaggio cruciale nella storia della comunicazione e della divulgazione medica.
Ma è l’elenco degli ingredienti, spesso sorprendente, a restituire con più forza l’immaginario dell’epoca. Accanto a erbe comuni come salvia, timo, rosmarino e menta, si trovano piante meno note, come betonica e consolida, e una vasta gamma di componenti animali. Tra i più curiosi: la cistifellea di lepre per curare una “ragnatela nell’occhio” o il grasso di cucciolo arrosto per lenire la gotta. Le ricette spesso prevedono l’uso di birra, latte, miele o vino come solventi, ma anche spezie provenienti da lontano come pepe, zenzero e cumino: segno che le reti commerciali dell’epoca erano più vivaci e articolate di quanto si creda comunemente.
Il lavoro di digitalizzazione non si limita alla trascrizione testuale: grande attenzione è dedicata alla contestualizzazione materiale dei manoscritti. Il modo in cui le ricette sono impaginate, i segni lasciati dai copisti, le aggiunte successive e le note marginali offrono agli studiosi preziosi indizi sull’evoluzione del sapere medico, sulle modalità della sua trasmissione e sulle dinamiche sociali che ne hanno influenzato la diffusione. Le informazioni sulla provenienza e la storia dei volumi permettono inoltre di indagare chi li ha consultati, dove, e con quale intento.
Le immagini digitali ad alta risoluzione, le descrizioni catalografiche e le trascrizioni complete dei manoscritti sono oggi raccolte nella Cambridge Digital Library, dove sono liberamente consultabili da studiosi e appassionati di tutto il mondo. Una finestra spalancata su un universo che, pur affondando le radici nel passato remoto, parla ancora al presente: non solo perché riflette il bisogno umano – sempre attuale – di cura, ma anche perché invita a una riflessione sulle origini e i limiti della scienza, sul ruolo dell’esperienza e della sperimentazione, e sulla natura mutevole del sapere medico.
Per chi volesse abbinare alla visita un momento di ristoro, la mostra prevede anche un passaggio nella Library Tea Room, uno spazio dove ripensare, magari davanti a una tazza di tè, a quanto la medicina – e l’umanità – abbiano attraversato, con ingegno e meraviglia, il confine tra scienza e credenza.
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