
Una simulazione 3D suggerisce che il celebre telo torinese possa essere frutto di un’opera medievale realizzata con una matrice scolpita, ma il mistero rimane aperto tra fede, arte e scienza.
La Sindone di Torino, una delle reliquie più venerate e discusse della cristianità, torna al centro del dibattito scientifico internazionale. Un recente studio pubblicato sulla rivista Archaeometry, frutto di una ricerca condotta dal brasiliano Cicero Moraes, esperto di ricostruzioni tridimensionali di figure storiche, rilancia un’ipotesi nota da tempo: l’immagine dell’uomo impresso sul lenzuolo non deriverebbe dal contatto con un corpo umano, ma sarebbe stata prodotta utilizzando una scultura a bassorilievo, probabilmente nel Medioevo.
Un’analisi digitale di nuova precisione
L’indagine di Moraes, pubblicata dalla rivista scientifica edita da Wiley per conto dell’Università di Oxford, ha sfruttato strumenti di simulazione 3D di ultima generazione. Due scenari sono stati messi a confronto: nel primo, un telo virtuale è stato steso su una ricostruzione anatomica di un corpo umano; nel secondo, su una scultura piatta e sagomata. I risultati non lasciano dubbi: solo il modello in bassorilievo produce un’immagine sovrapponibile a quella della Sindone, mentre il contatto con un corpo reale genera distorsioni incompatibili con il reperto torinese.
Secondo Moraes, la matrice medievale avrebbe potuto essere realizzata in legno, pietra o metallo, e pigmentata o riscaldata solo nelle aree di contatto, imprimendo così la figura visibile ancora oggi sul lino. Una tecnica del tutto plausibile per l’artigianato del XIII-XIV secolo, periodo già indicato nel 1989 dalle analisi al radiocarbonio, che datarono il tessuto tra il 1260 e il 1390 dopo Cristo.
Un’ipotesi antica, nuovi strumenti di verifica
Lo storico Andrea Nicolotti, docente all’Università di Torino, concorda con le conclusioni di Moraes, pur sottolineando che non rappresentano una rivoluzione. «Sappiamo da secoli – spiega – che l’immagine non può derivare dal contatto diretto con un corpo tridimensionale». Il nuovo studio, piuttosto, aggiunge un tassello tecnologico alla ricerca, dimostrando come la computer grafica possa aiutare a verificare ipotesi storiche rimaste a lungo dibattute.
La comunità scientifica aveva già accumulato elementi a sostegno della tesi medievale: dalle prime fotografie del 1898 di Secondo Pia alle indagini spettroscopiche e radiografiche del progetto internazionale Shroud of Turin Research Project tra il 1978 e il 1981, fino alla datazione al carbonio-14 del 1988. La novità del lavoro di Moraes è quella di mostrare “come” il telo avrebbe potuto essere realizzato, inquadrandolo nelle pratiche artigianali dell’epoca.
La replica dell’arcivescovo di Torino
La pubblicazione ha però suscitato reazioni immediate in ambito ecclesiastico. Il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e custode della Sindone, ha espresso «preoccupazione per la superficialità di certe conclusioni», ricordando che la reliquia resta un oggetto di studio aperto a indagini libere, ma che ogni nuova “rivelazione” merita di essere valutata con rigore scientifico. Il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone di Torino ha annunciato l’analisi dettagliata dei metodi e dei risultati dello studio di Moraes.
Un enigma che resiste al tempo
La simulazione 3D non risolve tutti i misteri del telo torinese. Restano aperte questioni complesse, come la presenza di tracce di sangue umano e pollini di piante mediorientali risalenti all’epoca di Gesù, incompatibili con un manufatto puramente medievale secondo alcuni ricercatori. Inoltre, l’iconografia della crocifissione medievale rappresentava i chiodi sulle mani, mentre l’uomo della Sindone mostra ferite ai polsi, dettaglio reso noto solo da studi medici moderni.
Ciò nonostante, l’ipotesi del bassorilievo riporta la discussione alle radici storico-artistiche della reliquia. Se davvero fosse un’opera medievale, la Sindone resterebbe un capolavoro di ingegno tecnico e di sensibilità religiosa, capace di suscitare emozione e devozione per oltre sette secoli. Il lavoro di Moraes apre anche una nuova pista di ricerca: chi fu il misterioso artigiano capace di creare un’immagine destinata a sfidare per sempre la scienza, la storia e la fede?
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