
Nella Biblioteca del Senato, in piazza della Minerva a Roma, rivivono oggi gli arredi artistici che un tempo impreziosivano i grandi transatlantici italiani Michelangelo e Raffaello. Tra i tesori esposti spiccano gli arazzi ideati da maestri come Corrado Cagli ed Emilio Vedova, testimoni di un’epoca in cui la traversata oceanica era simbolo di modernità, prestigio e identità nazionale.
Negli anni Sessanta, quando il viaggio intercontinentale in aereo iniziava a imporsi, le grandi navi passeggeri italiane erano ancora ambasciatrici di stile e di cultura. I transatlantici Michelangelo e Raffaello, varati rispettivamente nel 1962 e nel 1963 per la compagnia Italia, furono progettati come veri e propri palazzi galleggianti, in cui architettura, design e arti figurative dialogavano per trasmettere un’immagine raffinata dell’Italia nel mondo.
A bordo non mancavano opere su misura, pensate per esaltare gli ambienti comuni: sale da pranzo, saloni, teatri. L’arazzo, con la sua duplice funzione di ornamento e di insonorizzazione, era tra gli elementi più richiesti. Artisti di fama internazionale furono chiamati a cimentarsi con questo linguaggio antico, reinterpretato in chiave contemporanea. Corrado Cagli realizzò, nel 1959, Donne di pescatori e Vele, due composizioni dal ritmo energico e cromaticamente vibrante; Emilio Vedova propose, nello stesso contesto, soluzioni gestuali di grande intensità, proiettando l’astrattismo italiano in uno spazio inusuale, sospeso tra arte e design navale.
Il trasferimento di queste opere nella Biblioteca del Senato non è solo un’operazione di tutela, ma anche un riconoscimento del valore storico e artistico di un patrimonio spesso dimenticato. I transatlantici, che incarnarono il sogno di un’Italia proiettata verso il futuro, furono infatti anche un palcoscenico privilegiato per l’arte contemporanea. Le navi, in quel tempo, erano considerate ambasciate culturali itineranti, capaci di mostrare a passeggeri internazionali l’eleganza del made in Italy e l’audacia delle sue avanguardie artistiche.
La presenza di questi arazzi nella sede parlamentare assume oggi un valore simbolico: essi raccontano una stagione in cui il Paese seppe intrecciare tecnologia, arte e industria in un progetto comune, fondendo il prestigio della tradizione tessile con le sperimentazioni del Novecento. Al tempo stesso testimoniano la forza di un’idea: l’arte non confinata nei musei, ma integrata negli spazi della vita quotidiana, capace di accompagnare i gesti e i percorsi di chi viaggiava attraverso l’Atlantico.
La loro collocazione a Roma, lontano dalle sale fumose e dagli oceani che li videro nascere, restituisce oggi agli studiosi e al pubblico un frammento di quella grande avventura estetica. Non soltanto pezzi da collezione, ma tracce vive di un’epoca in cui l’Italia seppe presentarsi al mondo come laboratorio di creatività, eleganza e innovazione.
I transatlantici Michelangelo e Raffaello: sogno e declino di un’epoca
- Varo e caratteristiche tecniche:
- Michelangelo fu varato nel 1962 a Genova, il Raffaello nel 1963 a Monfalcone.
- Entrambe le unità, lunghe oltre 270 metri, con una stazza lorda di circa 45.000 tonnellate, potevano ospitare più di 1.700 passeggeri e quasi 800 membri d’equipaggio.
- Erano tra le ultime grandi navi passeggeri costruite in Italia, dotate di sale sontuose, piscine, cinema e teatri.
- Itinerari e ruolo culturale:
- Navigarono soprattutto sulla rotta Genova–New York, ma furono anche impegnati su altri collegamenti internazionali.
- Divennero veri simboli del boom economico italiano: viaggiare a bordo significava vivere un’esperienza che coniugava lusso, arte e tecnologia.
- Ospitavano concerti, mostre temporanee e collezioni permanenti: vere ambasciate galleggianti della cultura italiana.
- Il lento declino:
- Con la rapida diffusione dei voli intercontinentali, già a metà anni Settanta i grandi transatlantici erano economicamente insostenibili.
- Nel 1975 il Michelangelo e il Raffaello furono messi in disarmo.
- Le due navi furono vendute all’Iran, ma non ebbero lunga vita: l’avvento della rivoluzione del 1979 ne decretò il definitivo abbandono.
- Eredità:
- Oltre alle memorie dei passeggeri, sopravvivono gli arredi e le opere d’arte create per i loro interni, oggi custoditi in istituzioni pubbliche come la Biblioteca del Senato.
- Rimangono esempi emblematici della capacità dell’Italia di unire arte, industria e diplomazia culturale in un’unica visione.
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