Tradizioni che non sapevamo moderne: la marmellata secondo gli Annales

Quando Marc Bloch scrive a Lucien Febvre nel 1933, lancia una provocazione destinata a cambiare lo sguardo degli storici: anche un gesto quotidiano come preparare la marmellata ha una storia complessa alle spalle. Dalla diffusione dello zucchero alla rivoluzione della barbabietola, l’alimentazione rivela dinamiche economiche, sociali e culturali che sfidano i luoghi comuni sulla “tradizione di sempre”.


Come Marc Bloch e Lucien Febvre inaugurarono un nuovo modo di guardare al passato – a partire da un barattolo di confettura

Nel 1933 Marc Bloch scrive all’amico e collega Lucien Febvre una lettera che, letta oggi, sembra un piccolo manifesto del metodo delle «Annales». Confida di essersi appassionato a un tema su cui non aveva mai riflettuto: la storia dell’alimentazione, e in particolare quella delle conserve. E aggiunge, quasi divertito: «Hai mai pensato al problema della marmellata?».

La domanda, all’apparenza innocua, è in realtà un invito a scardinare la superficie delle abitudini familiari. Perché la marmellata, che oggi consideriamo un caposaldo della cucina domestica europea, è tutt’altro che un’invenzione immobile. Come ricordava Bloch, la tradizione della “marmellata della nonna” cela un nodo economico e tecnologico spesso ignorato: senza zucchero a buon mercato, la conservazione dolce dei frutti sarebbe rimasta un privilegio per pochi.

Lo zucchero, bene di lusso per secoli

Per comprendere la portata della riflessione di Bloch bisogna tornare al luogo – e al costo – dello zucchero prima del XIX secolo. In Francia, come nel resto d’Europa, lo zucchero era per lungo tempo un genere coloniale: prodotto nelle piantagioni delle Antille o del Brasile, importato attraverso rotte marittime, tassato, rarissimo nelle case comuni. Era una merce da farmacia o da cucina aristocratica, trattata quasi come una spezia preziosa.

Fare conserve zuccherate significava, dunque, utilizzare un ingrediente fuori portata per la maggioranza della popolazione. Le famiglie contadine si affidavano piuttosto a metodi di conservazione più antichi: essiccazione, fermentazione, cottura prolungata senza zuccheri aggiunti. La “marmellata” come la intendiamo oggi non apparteneva alla quotidianità delle bisnonne di Bloch.

La rivoluzione della barbabietola

La svolta arriva tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, quando in Europa si sviluppa l’estrazione dello zucchero dalla barbabietola. È una trasformazione accelerata dalle guerre napoleoniche e dal blocco continentale, che mette in crisi le importazioni dalle colonie. È allora che la Francia, insieme a Germania e Austria, investe massicciamente nella produzione interna di zucchero, dando vita a una vera industria nazionale.

Il risultato è duplice:

  • lo zucchero diventa molto più accessibile;
  • la cucina domestica si apre a nuove possibilità.

È in questo contesto che la marmellata si diffonde nelle case borghesi e poi popolari, trasformandosi lentamente in rito familiare. Ma la sua “tradizione” è, di fatto, una costruzione dell’Ottocento: un’invenzione moderna entrata così in profondità nel quotidiano da sembrare antichissima.

Storia dell’alimentazione: un campo che nasce in una lettera

La curiosità di Bloch non è un aneddoto isolato. La sua corrispondenza con Febvre rivela la nascita di un nuovo modo di fare storia: non più centrato sui grandi eventi, ma sulle strutture profonde e sulle pratiche ordinarie. Il cibo, i gesti domestici, i costi dei prodotti, le tecniche artigianali: tutto diventa fonte legittima per comprendere le società del passato.

L’interesse per la marmellata, dunque, non è un capriccio intellettuale. È la dimostrazione di una svolta metodologica: la consapevolezza che la storia materiale – quella che passa per la tavola, il mercato, il lavoro quotidiano – illumina meglio di qualsiasi cronologia la vita delle persone.

Dalla cucina alla storiografia contemporanea

Oggi la storia dell’alimentazione è un settore solido e articolato, che attraversa antropologia, economia, agronomia, storia sociale. Studia le trasformazioni dei consumi, l’impatto delle tecniche agricole, i simboli culturali associati ai sapori. E continua a confermare l’intuizione di Bloch: ogni ricetta racchiude millenni di scambi, progressi tecnologici, tensioni geopolitiche.

La ribellione delle “Annales” contro una storia fatta solo di re e battaglie passa anche da qui: dal gesto modesto di una donna che versa zucchero in una pentola di rame. Un gesto che, per essere possibile, ha richiesto una rivoluzione agricola, industriale ed economica.

La domanda che resta

Quando Bloch chiede a Febvre «La bisnonna la faceva la marmellata o no?», non vuole davvero una risposta pratica. Sta indicando la via di un’analisi che scardina i miti della continuità e ci costringe a guardare la storia per quello che è: un sistema di trasformazioni lente, silenziose, spesso invisibili, che plasmano il nostro quotidiano più di quanto immaginiamo.

E forse è proprio questa la più attuale tra le lezioni dei due storici francesi: per capire il passato, bisogna imparare a interrogare le cose più semplici: perfino un barattolo di marmellata.


Bloch, Febvre e la rivoluzione delle Annales

Quando Marc Bloch e Lucien Febvre fondano nel 1929 la rivista Annales d’histoire économique et sociale, inaugurano una delle svolte più importanti della storiografia contemporanea. Il loro obiettivo è liberare la disciplina dalla centralità degli avvenimenti politici e dei “grandi uomini”, spostando l’attenzione sulle strutture profonde della società: l’economia, le mentalità, l’ambiente, la cultura materiale.

Una nuova idea di storia

Per Bloch e Febvre la storia è un campo plurale, che deve dialogare con sociologia, geografia, etnologia, economia. Non si limita a registrare gli eventi: indaga il modo in cui le persone vivono, producono, mangiano, pregano, scambiano. Da qui l’interesse per temi allora considerati marginali, come l’alimentazione, le tecniche agricole o le pratiche quotidiane.

La lunga durata

L’approccio delle Annales introduce la nozione di longue durée: i fenomeni storici non vanno compresi solo nella cronaca degli avvenimenti, ma nelle strutture lente che modellano le società nel corso dei secoli. La storia dell’alimentazione, per esempio, diventa una lente privilegiata per osservare trasformazioni economiche, tecnologiche e culturali che sfuggono allo sguardo politico tradizionale.

Una storiografia democratica

La loro è una storia “dal basso”, che valorizza la vita dei molti contro la narrazione dei pochi. In questo senso la lettera in cui Bloch si interroga sulla marmellata appare oggi emblematica: persino un alimento domestico diventa testimonianza di un sistema più ampio di pratiche, innovazioni e scambi.

Un’eredità ancora attuale

La scuola delle Annales ha influenzato generazioni di studiosi, dall’antropologia storica di Le Roy Ladurie alla microstoria italiana, e ha aperto la strada a campi di studio oggi vitalissimi – storia della cultura materiale, del cibo, delle tecniche. Il loro lascito più profondo rimane l’idea che il passato non si trovi solo nei documenti diplomatici, ma in tutto ciò che gli esseri umani hanno fatto, toccato e mangiato.


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