
C’è una narrativa contemporanea che cerca continuamente di spiegare il tempo in cui vive, sovraccaricandolo di intenzioni, commenti, prese di posizione. Le perfezioni di Le perfezioni procede in direzione opposta. Non interpreta, non giudica, non corregge. Si limita a osservare, con precisione quasi geometrica, una forma di vita riconoscibile e diffusa.
A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè
Il romanzo racconta una coppia di giovani italiani trasferitasi a Berlino, immersa in un ambiente creativo, internazionale, apparentemente libero. Non c’è una vera trama nel senso tradizionale: non accadono eventi decisivi, non si costruiscono svolte narrative. Il libro avanza per accumulo di dettagli, abitudini, scelte ripetute. È in questa ripetizione che prende forma il suo discorso.
Latronico lavora per sottrazione.
La scrittura è controllata, regolare, priva di picchi emotivi. Ogni frase sembra calibrata per restare in superficie, evitando qualsiasi affondo psicologico. Non è freddezza, ma metodo. L’autore rinuncia consapevolmente alla profondità tradizionale del romanzo per mettere a fuoco un’altra dimensione: quella dell’aderenza. I personaggi non vengono scandagliati, ma descritti attraverso ciò che fanno, consumano, scelgono.
Il centro del libro è una vita organizzata attorno a un’idea di perfezione quotidiana: spazi abitativi ordinati, lavori creativi ma instabili, relazioni curate, attenzione costante all’immagine. Tutto è funzionale, coerente, replicabile. E proprio questa coerenza, portata avanti senza strappi, diventa progressivamente una gabbia.
Il tempo è l’elemento decisivo del romanzo.
Non il tempo della crescita o della trasformazione, ma quello della permanenza. Le giornate scorrono simili, le scelte si ripetono, le variazioni sono minime. È un tempo che non si oppone, ma scivola. Le perfezioni mostra cosa accade quando la stabilità non è il risultato di una conquista, ma di una continua manutenzione.
Il libro funziona perché non cerca l’allegoria. Non pretende di rappresentare una generazione, né di trarne una diagnosi definitiva. Si limita a mettere in fila comportamenti, lessico, spazi. L’effetto è straniante proprio perché privo di enfasi. Il lettore riconosce ciò che legge, spesso senza poterne indicare un punto preciso.
Anche il lavoro occupa un ruolo centrale.
È un lavoro flessibile, creativo, apparentemente libero, ma privo di una struttura che permetta di misurarlo nel tempo. Non è alienante nel senso classico, ma instabile. Non produce conflitto, ma una forma di adattamento continuo. È un lavoro che non si oppone alla vita privata, perché ne è parte integrante. E proprio per questo diventa difficile distinguerlo da essa.
La forza di Le perfezioni sta nel non offrire vie di fuga narrative. Non c’è un momento di rottura, né una presa di coscienza risolutiva. Il romanzo si chiude come è iniziato, lasciando intatto il sistema che ha descritto. È una scelta coerente, che evita qualsiasi tentazione consolatoria.
Come lettura da fine settimana, il libro funziona perché è breve, concentrato, leggibile senza sforzo. Ma non è una lettura leggera. Richiede attenzione, perché lavora sulle sfumature, sulle minime variazioni. È un romanzo che non chiede empatia, ma lucidità.
In un panorama letterario spesso diviso tra autofiction esibita e narrativa di intrattenimento, Le perfezioni occupa uno spazio intermedio e preciso. Non racconta un’eccezione, ma una normalità. E lo fa senza alzare la voce, senza cercare complicità emotiva. Mostra, e si ferma lì. È abbastanza.
Dati essenziali
Titolo: Le perfezioni
Autore: Vincenzo Latronico
Editore: Bompiani
Anno di pubblicazione: 2022
Genere: romanzo contemporaneo
Link di riferimento:
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