
Tra le grandi storie della letteratura ottocentesca, Cime tempestose occupa un luogo singolare: non è un romanzo sentimentale, ma un racconto feroce sull’amore come forza distruttiva, radicata nella natura e nel tempo. Il cinema ha più volte tentato di tradurne l’intensità, misurandosi con un testo che resiste a ogni addomesticamento.
A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè
Un romanzo controcorrente
Pubblicato nel 1847 sotto lo pseudonimo di Ellis Bell, Wuthering Heights è l’unico romanzo di Emily Brontë. Alla sua uscita fu accolto con sospetto: troppo cupo, troppo violento, privo di una morale riconoscibile. Eppure, a distanza di quasi due secoli, la sua modernità è evidente. Emily Brontë costruisce un mondo chiuso, isolato dalle brughiere dello Yorkshire, dove i sentimenti non si evolvono ma si incistano, diventano ossessione, rancore, desiderio di annientamento.
Heathcliff e Catherine non sono amanti nel senso tradizionale: sono due forze naturali che si attraggono e si respingono, incapaci di convivere con le regole sociali. La loro relazione non produce armonia, ma una lunga scia di vendetta e distruzione che si estende alle generazioni successive. È un romanzo sul tempo che non guarisce, ma corrompe.
Dal testo allo schermo: un’impresa impossibile?
Il cinema ha sempre guardato a Cime tempestose con una miscela di fascinazione e timore. Ridurre a immagini un romanzo così stratificato significa fare delle scelte drastiche: semplificare la struttura narrativa, attenuare la violenza emotiva, oppure spingerla fino all’eccesso.
Tra le trasposizioni più celebri spicca Wuthering Heights di William Wyler, con Laurence Olivier e Merle Oberon. È un film elegante, dominato dal bianco e nero e da una fotografia sontuosa, che però sceglie di raccontare solo la prima parte del romanzo. Wyler trasforma la ferocia di Brontë in melodramma romantico, sacrificando la dimensione più crudele e ciclica della storia. Il risultato è affascinante, ma addomesticato.
Negli anni successivi, altri registi hanno tentato strade diverse. L’adattamento del 1970 di Robert Fuest insiste sull’erotismo e sulla brutalità, mentre la versione televisiva della BBC del 2009 cerca una maggiore fedeltà al testo, restituendo complessità ai personaggi e spazio alla seconda generazione.
La radicalità di Andrea Arnold
Nel 2011, Andrea Arnold firma forse l’adattamento più audace e divisivo. Il suo Cime tempestose rompe con la tradizione: dialoghi ridotti al minimo, camera a mano, attenzione ossessiva ai corpi, alla terra, al fango, al vento. Heathcliff, interpretato da attori afrodiscendenti, diventa esplicitamente un corpo estraneo in una società violenta e razzista, sottolineando un aspetto solo accennato nel romanzo.
Arnold non cerca di “spiegare” Brontë, ma di farla sentire. Le brughiere non sono sfondo romantico, bensì materia viva che aggredisce i personaggi. L’amore non è idealizzato: è una forza animalesca, spesso muta, che si esprime attraverso gesti e sguardi più che parole. Una scelta coerente con il cinema della regista, ma anche con lo spirito più profondo del romanzo.
Amore, natura, violenza
Ciò che rende Cime tempestose ancora oggi così difficile da adattare è la sua concezione dell’amore. Non c’è redenzione, non c’è pacificazione. Catherine non sceglie Heathcliff, e Heathcliff non perdona. Il loro legame sopravvive solo come fantasma, come ossessione che deforma la vita altrui.
Il cinema, per sua natura, tende a cercare una chiusura emotiva. Brontë, invece, rifiuta ogni consolazione. Anche quando la narrazione si sposta sulla generazione successiva, la ferita originaria continua a sanguinare. È un romanzo che parla di ereditarietà del trauma, di violenza che si trasmette come un lascito invisibile.
Un classico che resiste
Forse è proprio questa irriducibilità a rendere Cime tempestose un classico inesauribile. Ogni adattamento cinematografico dice tanto del romanzo quanto dell’epoca che lo produce: il melodramma degli anni Trenta, il realismo psicologico del secondo Novecento, il naturalismo radicale del cinema contemporaneo.
Emily Brontë ha scritto un libro che non chiede di essere amato, ma attraversato. Il cinema, ogni volta che ci prova, si misura con un limite: quello di rappresentare un sentimento che non vuole essere compreso, ma solo sopravvivere, come il vento che batte le brughiere.
Note essenziali
- Romanzo: Wuthering Heights, Emily Brontë, 1847
- Ambientazione: brughiere dello Yorkshire, Inghilterra
- Temi chiave: amore ossessivo, vendetta, natura, tempo, ereditarietà del trauma
- Adattamenti principali: 1939 (Wyler), 1970 (Fuest), 2009 (BBC), 2011 (Arnold)
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