Disegnata nel 1965 da Gae Aulenti per Martinelli Luce, la lampada Pipistrello è una delle icone assolute del design italiano. Forma organica, base telescopica, tecnologia nascosta: un oggetto che attraversa il tempo senza perdere attualità e continua a essere prodotto come bestseller.
A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè
Ci sono oggetti che definiscono un’epoca e altri che la superano. La Pipistrello appartiene alla seconda categoria. Disegnata nel 1965 da Gae Aulenti per Martinelli Luce, nasce in un’Italia che sta vivendo il pieno del boom economico, quando il design industriale diventa linguaggio culturale oltre che produttivo.
Gae Aulenti, architetta e designer tra le figure più influenti del secondo Novecento, aveva già maturato una visione personale del progetto: nessuna separazione rigida tra architettura, allestimento e oggetto. La Pipistrello non è soltanto una lampada da tavolo; è una piccola architettura domestica.
Il nome deriva dalla forma del diffusore in metacrilato opalino, che richiama le ali di un pipistrello spiegate. Non è un vezzo naturalistico, ma un riferimento organico che dialoga con la tradizione liberty e con certe linee sinuose dell’Art Nouveau, reinterpretate in chiave moderna.
Forma e funzione: un equilibrio dinamico
La forza della Pipistrello sta nella sua ambiguità controllata. Il cappello bianco, morbido e curvilineo, sembra fluttuare sopra una base scanalata in metallo laccato. Tra i due elementi si inserisce un meccanismo telescopico in acciaio inox satinato che permette di regolare l’altezza.
Non è un dettaglio tecnico secondario: la regolazione in altezza — da circa 66 a 86 centimetri nella versione classica — trasforma la lampada in un oggetto dinamico. Può funzionare come lampada da tavolo, ma anche come elemento quasi scultoreo in uno spazio più ampio. La Mini Pipistrello, introdotta negli anni Duemila, riduce le proporzioni mantenendo intatto il disegno originale.
In un’epoca in cui molti oggetti di design erano fortemente legati all’estetica razionalista o alla sperimentazione radicale, Aulenti sceglie una strada diversa: un equilibrio tra classicità e modernità. La base richiama una colonna stilizzata; il diffusore sembra un elemento naturale. È un dialogo silenzioso tra storia e industria.
Gae Aulenti e la cultura del progetto
Per comprendere la portata della Pipistrello occorre ricordare il contesto culturale in cui nasce. Gae Aulenti, laureata al Politecnico di Milano nel 1953, è parte di quella generazione che, attraverso riviste come Casabella, ridefinisce il ruolo dell’architetto nel secondo dopoguerra. Non solo edifici, ma interni, oggetti, musei.
Negli anni successivi firmerà interventi di grande rilievo, come l’allestimento del Musée d’Orsay a Parigi (1986) e il restyling di Palazzo Grassi a Venezia. In tutti i casi emerge una coerenza: l’oggetto non è mai isolato, ma inserito in un sistema di relazioni.
La Pipistrello, in questo senso, è un manifesto in miniatura. È industriale ma non anonima, seriale ma dotata di forte identità. Un oggetto capace di abitare sia una casa borghese degli anni Sessanta sia un loft contemporaneo.
Un bestseller che non smette di reinventarsi
A differenza di molte icone musealizzate, la Pipistrello è tuttora in produzione. Martinelli Luce ne ha mantenuto il disegno originale, aggiornandone la tecnologia: oggi è disponibile anche con sorgenti LED, più efficienti e sostenibili rispetto alle lampadine tradizionali.
Le varianti cromatiche si sono ampliate nel tempo: oltre al bianco e al nero classici, sono disponibili finiture come il rosso scuro, il verde, il bronzo satinato. La Mini Pipistrello e la Pipistrello Medio rispondono a esigenze di scala differenti, mantenendo inalterata la proporzione formale.
Il dato significativo è commerciale oltre che culturale: rimane uno dei bestseller dell’azienda. Un oggetto progettato nel 1965 che continua a trovare mercato nel XXI secolo non è solo un successo di marketing; è la prova di una qualità progettuale intrinseca.
Perché continua a piacere
La Pipistrello resiste perché evita l’effetto moda. Non è minimalista in senso freddo, né decorativa in senso nostalgico. È un oggetto che introduce morbidezza nello spazio senza sovraccaricarlo.
Il suo segreto è l’equilibrio. La luce diffusa dal metacrilato opalino è calda e uniforme; la base metallica conferisce stabilità visiva. L’insieme crea un’atmosfera domestica raffinata, adatta tanto a un interno storico quanto a un ambiente contemporaneo.
Nel panorama del design italiano — che annovera capolavori firmati da figure come Achille Castiglioni o Vico Magistretti — la Pipistrello occupa una posizione singolare: è riconoscibile a distanza, ma non è mai gridata.
Un classico del presente
Se il design è, come spesso si dice, la capacità di dare forma durevole alle esigenze del presente, la Pipistrello dimostra che alcune intuizioni possono attraversare i decenni senza perdere senso. Il meccanismo telescopico anticipa l’idea di flessibilità; la forma organica suggerisce una relazione non aggressiva con lo spazio.
Oggi la lampada compare tanto negli interni privati quanto negli hotel di fascia alta, negli studi professionali, negli allestimenti temporanei. È diventata un segno culturale, un oggetto che comunica appartenenza a una tradizione del progetto italiano fatta di rigore e immaginazione.
Vederla accesa significa assistere a un piccolo gesto di continuità: una luce che dal 1965 non ha mai smesso di aprirsi come un’ala.
Note essenziali
Designer: Gae Aulenti (1927–2012)
Anno di progetto: 1965
Produttore: Martinelli Luce (Lucca)
Materiali: metacrilato opalino, metallo verniciato, acciaio inox
Varianti attuali: Pipistrello, Mini Pipistrello, Pipistrello Medio; diverse finiture cromatiche; versioni LED
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