
Un brano che restituisce al jazz una dimensione di ascolto limpida e condivisa. La chitarra di Julian Lage guida un dialogo musicale essenziale, dove ogni intervento trova il proprio equilibrio.
A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè
Something More, firmato da Julian Lage insieme a John Medeski, Jorge Roeder e Kenny Wollesen, è un esempio raro di coesione musicale contemporanea. Non c’è virtuosismo esibito, non c’è sovraccarico sonoro. Il brano si sviluppa attraverso un dialogo continuo, dove ogni strumento entra e si ritrae con precisione.
La chitarra introduce il tema con una chiarezza quasi disarmante. Il pianoforte interviene senza invadere, il contrabbasso costruisce una base discreta, la batteria accompagna con una leggerezza che sfiora l’assenza. È un equilibrio che si regge su una fiducia reciproca tra i musicisti.
La centralità del suono
Ciò che colpisce immediatamente è la qualità del suono. Pulito, definito, privo di artifici. Non c’è alcuna volontà di impressionare attraverso effetti o manipolazioni elettroniche. La materia sonora è lasciata nella sua forma più diretta.
Questo permette di percepire ogni dettaglio: il tocco sulle corde, il respiro tra le frasi, la dinamica interna al gruppo. Il brano non si impone, ma si offre. E proprio per questo richiede un ascolto più attento.
Un tempo che si distende
In Something More, il tempo non è un vincolo, ma una struttura flessibile. Il ritmo esiste, ma non è mai rigido. Si dilata, si contrae, si adatta alle necessità espressive del momento.
L’ascoltatore non è guidato da una progressione lineare, ma da una serie di micro-variazioni che costruiscono una continuità fluida. È una musica che si sviluppa senza forzature, lasciando emergere le transizioni.
Tra tradizione e libertà
Il brano si colloca chiaramente all’interno della tradizione jazz, ma senza citarla in modo esplicito. Non ci sono riferimenti diretti, né omaggi dichiarati. La tradizione è presente come base, non come vincolo.
Allo stesso tempo, la libertà espressiva non diventa mai dispersione. Ogni intervento è misurato, ogni deviazione controllata. È una forma di libertà consapevole, che nasce dalla conoscenza e non dall’improvvisazione casuale.
Un ascolto che premia l’attenzione
Something More non è un brano che cattura immediatamente. Non cerca di sorprendere, né di trattenere. Ma proprio per questo, con il tempo, rivela una profondità inattesa.
È musica che si lascia attraversare, che accompagna senza distrarre. Può essere ascoltata in sottofondo, ma restituisce molto di più a chi decide di soffermarsi.
Perché ascoltarlo oggi
In un contesto musicale spesso orientato all’impatto immediato, questo brano rappresenta una scelta diversa. Non accelera, non semplifica, non amplifica. Lavora sulla misura.
È un invito a rallentare, a riconoscere il valore della precisione, a riscoprire un ascolto che non sia frammentato. Ed è proprio questa qualità a renderlo attuale.
Note essenziali
Artista: Julian Lage
Brano: Something More
Collaborazioni: John Medeski, Jorge Roeder, Kenny Wollesen
Genere: jazz contemporaneo
Elemento distintivo: dialogo strumentale essenziale e suono pulito
Perché ascoltarlo: per ritrovare un ascolto concentrato, privo di eccessi e costruito sulla relazione tra i musicisti
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