
Dalla riscoperta di un vitigno autoctono nasce un bianco raffinato e contemporaneo. Il Bianco d’Alessano si rivela l’abbinamento ideale per piatti iconici come le orecchiette con le cime di rapa, grazie alla sua freschezza e alla sua sottile complessità.
A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè
Nel panorama enologico pugliese, il Bianco d’Alessano rappresenta una delle espressioni più interessanti della recente valorizzazione dei vitigni autoctoni. Per lungo tempo relegato a un ruolo marginale, spesso utilizzato in blend o destinato a produzioni poco identitarie, questo vitigno ha conosciuto negli ultimi anni una nuova stagione, grazie al lavoro di cantine attente alla qualità e alla territorialità.
Originario dell’area del Salento, il Bianco d’Alessano è oggi coltivato soprattutto nelle province di Brindisi e Lecce, dove trova condizioni pedoclimatiche ideali: terreni calcarei, esposizioni luminose e una ventilazione costante che contribuisce a preservare l’acidità delle uve. Il risultato è un vino bianco di grande equilibrio, caratterizzato da profumi delicati – fiori bianchi, agrumi, leggere note erbacee – e da una struttura agile ma persistente.
Al palato, il Bianco d’Alessano si distingue per freschezza e sapidità, qualità che lo rendono particolarmente adatto ad accompagnare piatti della tradizione pugliese. L’abbinamento con le orecchiette con le cime di rapa si rivela, in questo senso, quasi naturale. La componente amarognola delle verdure trova nel vino un contrappunto efficace, mentre la sapidità delle acciughe e la leggera piccantezza del peperoncino vengono bilanciate dalla pulizia e dalla verticalità del sorso.
Dal punto di vista tecnico, si tratta di un vino generalmente vinificato in acciaio, scelta che consente di preservarne l’integrità aromatica e la freschezza. Alcune interpretazioni più contemporanee sperimentano brevi affinamenti sui lieviti, per aggiungere complessità senza snaturare il profilo originario. Il grado alcolico moderato e la buona acidità lo rendono inoltre particolarmente versatile, adatto non solo alla cucina di mare ma anche a piatti vegetali e preparazioni della tradizione contadina.
La riscoperta del Bianco d’Alessano si inserisce in un contesto più ampio di rivalutazione del patrimonio vitivinicolo italiano, dove l’attenzione si sposta sempre più verso varietà locali capaci di raccontare il territorio in modo autentico. In questo senso, la Puglia – storicamente associata a vini rossi strutturati – sta dimostrando una crescente capacità di esprimere bianchi di qualità, in linea con le nuove esigenze del mercato e del gusto contemporaneo.
Rispetto a visioni più astratte e simboliche del racconto culturale , il vino mantiene una dimensione profondamente concreta e sensoriale. È un linguaggio immediato, fatto di profumi, consistenze e temperature, che dialoga direttamente con il cibo e con l’esperienza della convivialità.
In definitiva, il Bianco d’Alessano si afferma come una scelta consapevole e raffinata per chi desidera accompagnare la cucina pugliese con coerenza e stile. Un vino che non cerca effetti spettacolari, ma costruisce la propria identità su equilibrio, precisione e rispetto della materia, contribuendo a valorizzare uno dei patrimoni gastronomici più ricchi del Mediterraneo.
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