Tra gli abbinamenti emiliani più riusciti c’è quello con i Pisarei e fasò

Nato dall’incontro tra Barbera e Bonarda, il Gutturnio è uno dei vini più identitari dell’Emilia occidentale: schietto, territoriale e profondamente legato alla cucina locale

Frizzante o fermo, giovane o superiore, il Gutturnio accompagna da generazioni la tavola piacentina. Un vino popolare nel senso più nobile del termine, capace di attraversare la storia agricola dell’Emilia senza perdere autenticità.


A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè

Nel bicchiere il colore è rubino intenso, attraversato da riflessi violacei quando il vino è giovane. Il profumo richiama piccoli frutti rossi, spezie leggere e una vena vinoso-terrosa immediatamente riconoscibile. Poi arriva la freschezza della Barbera, seguita dalla morbidezza della Bonarda. Il Gutturnio comincia così: diretto, concreto, senza inutili costruzioni.

Gutturnio DOC è il vino simbolo dei Colli Piacentini e rappresenta una delle espressioni più radicate della tradizione vinicola emiliana. La sua identità nasce dall’unione di due vitigni storici del territorio: Barbera e Croatina – localmente chiamata Bonarda. Il disciplinare prevede una prevalenza di Barbera tra il 55% e il 70%, mentre la restante parte è composta da Croatina, uva che contribuisce a dare struttura, morbidezza e intensità aromatica.

Il nome Gutturnio affonda le radici nella storia antica del territorio. Deriva infatti da un reperto romano conservato oggi ai Musei Capitolini: un calice d’argento del II secolo d.C., chiamato appunto “gutturnium”, rinvenuto nei dintorni di Piacenza. Quando negli anni Sessanta si cercò un nome capace di rappresentare il vino locale, quel riferimento archeologico apparve perfetto per legare la produzione contemporanea alla memoria storica della viticoltura piacentina.

La denominazione DOC viene ufficialmente riconosciuta nel 1967, diventando una delle prime in Italia. Da allora il Gutturnio ha attraversato trasformazioni importanti, mantenendo però un carattere fortemente territoriale. Accanto alla versione più popolare e quotidiana – spesso leggermente frizzante – si sono sviluppate interpretazioni più strutturate, come il Gutturnio Superiore e la Riserva, capaci di sostenere affinamenti più lunghi e una maggiore complessità aromatica.

Il paesaggio dei Colli Piacentini contribuisce in modo decisivo alla personalità del vino. Le vigne si sviluppano tra vallate ventilate e terreni argillosi-calcarei che favoriscono una buona escursione termica. È una viticoltura storicamente agricola e familiare, meno spettacolarizzata rispetto ad altre aree italiane più celebri, ma proprio per questo ancora fortemente legata alla dimensione locale e gastronomica.

Ed è infatti a tavola che il Gutturnio esprime la sua natura migliore. La sua acidità vivace, unita alla componente fruttata e alla moderata tannicità, lo rende particolarmente adatto alla cucina emiliana più saporita. Salumi, paste ripiene, arrosti e piatti contadini trovano nel Gutturnio un accompagnamento naturale, mai invadente.

Tra gli abbinamenti più riusciti c’è quello con i Pisarei e fasò, autentico classico della tradizione piacentina. La struttura morbida dei pisarei, il sugo di pomodoro, i fagioli e la componente grassa della pancetta trovano equilibrio nella freschezza del vino, soprattutto nella versione frizzante. Le bollicine leggere del Gutturnio aiutano infatti a pulire il palato, mentre la componente fruttata accompagna senza coprire la rusticità del piatto. È un abbinamento che funziona non per contrasto sofisticato, ma per appartenenza culturale condivisa.

Non sorprende che il Gutturnio venga spesso definito un vino “conviviale”. La sua forza non sta nella monumentalità o nella ricerca dell’eccezione, ma nella capacità di accompagnare il cibo e la socialità con naturalezza. È un vino nato per stare al centro della tavola, non della degustazione tecnica.

Negli ultimi anni molte cantine piacentine hanno lavorato per valorizzarne la qualità anche fuori dai confini regionali, puntando su vinificazioni più precise e interpretazioni contemporanee. Eppure il Gutturnio continua a mantenere una dimensione autenticamente popolare, nel senso migliore del termine: accessibile, territoriale, legato alla memoria agricola dell’Emilia.

In un panorama vinicolo sempre più dominato da etichette costruite per il mercato globale, il Gutturnio conserva qualcosa di raro: il rapporto diretto con il proprio luogo d’origine. Bere un calice di Gutturnio insieme a un piatto di pisarei e fasò significa ancora oggi entrare dentro una cultura gastronomica precisa, fatta di semplicità, equilibrio e concretezza emiliana.


A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore). Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.

About the author: Redazione di Entasis