Spazi culturali come luoghi aperti all’immaginazione infantile

Dai laboratori immersivi del MUBA alle illusioni ottiche, passando per dinosauri, spazio e installazioni sensoriali: la città riscopre il museo come esperienza viva e partecipata

Milano continua a trasformare i propri spazi culturali in luoghi aperti all’immaginazione infantile. Musei interattivi, percorsi scientifici e installazioni multisensoriali ridisegnano il rapporto tra bambini, famiglie e apprendimento, lontano dall’idea tradizionale di visita museale.


A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè

A Milano il museo non è più soltanto uno spazio da attraversare in silenzio. Negli ultimi anni la città ha costruito un’offerta culturale pensata anche per i più piccoli, trasformando l’esperienza museale in qualcosa di fisico, interattivo e spesso sorprendente. Non semplici attività collaterali dedicate alle famiglie, ma luoghi progettati per stimolare curiosità, creatività e partecipazione diretta.

Il caso più emblematico resta il MUBA – Museo dei Bambini Milano, ospitato dal 2014 negli spazi della Rotonda della Besana, antico complesso tardobarocco nel centro della città. Qui il principio educativo è quello del “hands on”, imparare facendo. Mostre-gioco, installazioni sensoriali e laboratori creativi trasformano il museo in un ambiente dinamico, dove i bambini possono sperimentare materiali, movimento e percezione. Il progetto Remida Milano, dedicato al riuso creativo di materiali industriali di scarto, rappresenta uno degli aspetti più interessanti del museo: un’educazione alla sostenibilità costruita attraverso il gioco e l’immaginazione.

Accanto al MUBA, il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci continua a essere uno dei poli culturali più frequentati dalle famiglie. Con i suoi 50mila metri quadrati è tra i musei scientifici più grandi d’Europa e custodisce la più ampia esposizione permanente dedicata a Leonardo da Vinci. Ma il vero punto di forza è la capacità di tradurre contenuti complessi in esperienze accessibili: laboratori interattivi, realtà virtuale, aree dedicate allo spazio, ai trasporti e all’energia permettono ai bambini di entrare concretamente dentro la materia scientifica. Tra le attrazioni più amate restano il sottomarino Enrico Toti e i laboratori i.lab, progettati per fasce d’età differenti.

Milano ha poi intercettato la crescente popolarità dei musei immersivi e sensoriali. Il Museum of Senses e il Museo delle Illusioni lavorano sulla percezione visiva e corporea attraverso installazioni interattive, stanze deformanti, giochi di equilibrio e ambienti luminosi che trasformano il visitatore in parte attiva dell’esperienza. È una forma di intrattenimento culturale che parla soprattutto alle nuove generazioni cresciute dentro linguaggi visivi immediati e condivisibili.

Resta centrale anche il rapporto tra bambini e natura. Il Museo Civico di Storia Naturale, all’interno dei Giardini Indro Montanelli, continua a essere uno dei luoghi più amati dalle famiglie milanesi. Dinosauri, fossili, minerali, zoologia ed evoluzione umana convivono in un percorso che alterna rigore scientifico e capacità narrativa. Diorami realistici e installazioni interattive rendono il museo accessibile anche ai visitatori più piccoli, mentre il Paleolab esterno permette di simulare veri scavi paleontologici. L’ingresso gratuito per i minori e le aperture speciali della “Domenica al Museo” contribuiscono inoltre a renderlo uno spazio culturalmente inclusivo.

La trasformazione riguarda anche il modo in cui la città pensa gli spazi educativi. Milano sta investendo sempre più su luoghi ibridi dove cultura, gioco e socialità si intrecciano. Alcuni musei propongono campus, laboratori stagionali e percorsi didattici permanenti, mentre quartieri e parchi urbani vengono integrati in esperienze culturali diffuse. Il modello ricorda quello dei grandi children’s museums internazionali nati negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento e oggi presenti in centinaia di città nel mondo.

In questo scenario la cultura per l’infanzia smette di essere una nicchia pedagogica e diventa parte del tessuto contemporaneo della città. Milano sembra aver compreso che il museo del futuro non può limitarsi a conservare: deve coinvolgere, stimolare e creare memoria emotiva. Per i bambini, spesso, il primo incontro con l’arte o con la scienza passa proprio da qui – da una stanza immersiva, da un laboratorio tattile, da un dinosauro a grandezza naturale o da una macchina impossibile progettata da Leonardo. Ed è forse in quel momento che nasce il desiderio più importante: tornare ancora dentro un museo.


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