
Il regista americano riprende il filo della fantascienza che ha segnato la sua carriera e lo intreccia con un racconto di inseguimenti, crisi geopolitiche e rivelazioni capaci di mettere in discussione le certezze dell’umanità.
Tra tensione narrativa, suggestioni spirituali e spettacolo visivo, “Disclosure Day” immagina il giorno in cui la presenza extraterrestre non potrà più essere nascosta. Un film ambizioso che guarda al presente e alle sue paure attraverso uno dei temi più cari a Steven Spielberg.
A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè
L’annuncio arriva quando il mondo sembra già sul punto di perdere il proprio equilibrio. Crisi internazionali, tensioni militari e un clima di crescente instabilità fanno da sfondo a Disclosure Day, il nuovo film di Steven Spielberg che segna il ritorno del regista statunitense alla fantascienza dopo Ready Player One del 2018. Uscito nelle sale il 10 giugno 2026, il film riporta al centro della scena uno dei temi più frequentati dall’autore di Incontri ravvicinati del terzo tipo: il rapporto tra l’umanità e l’ignoto.
La vicenda segue due percorsi destinati a convergere. Da una parte c’è Daniel Keller, geniale esperto informatico in fuga da una misteriosa organizzazione guidata dal temibile Noah. Keller è entrato in possesso di informazioni riservate e di un artefatto di origine aliena che potrebbe cambiare il destino del pianeta. Dall’altra troviamo Margaret Fairchild, meteorologa televisiva di Kansas City con aspirazioni professionali più ambiziose. Dopo un incontro apparentemente insignificante con un cardinale rosso, la donna sviluppa capacità inspiegabili: parla lingue mai studiate, comprende persone provenienti da culture diverse e sembra possedere una straordinaria facoltà empatica.
Fin dalle prime sequenze Spielberg rinuncia alle introduzioni convenzionali. Lo spettatore viene catapultato direttamente nell’azione, tra inseguimenti, rapimenti e rivelazioni che definiscono subito la posta in gioco. La collaborazione con lo sceneggiatore David Koepp si rivela particolarmente efficace nel costruire una tensione costante, mentre la colonna sonora di John Williams accompagna il racconto con una forza evocativa che richiama alcune delle pagine più celebri della filmografia del compositore.
Il film si sviluppa come un thriller fantascientifico in cui la caccia all’uomo occupa gran parte della narrazione. Noah dispone infatti di tecnologie extraterrestri che gli consentono di inseguire Keller e i suoi alleati con risorse apparentemente illimitate. In questo contesto Spielberg dimostra ancora una volta la sua abilità nel controllo dello spazio cinematografico. Le sequenze d’azione, comprese una spettacolare fuga ferroviaria e una sparatoria in movimento, sono costruite con una fluidità che conferma la straordinaria padronanza tecnica del regista.
Sotto la superficie spettacolare emerge però un nucleo tematico più complesso. Disclosure Day si interroga sulle conseguenze culturali e religiose che potrebbe avere la scoperta ufficiale di civiltà extraterrestri. La questione attraversa soprattutto il personaggio di Jane, compagna di Keller ed ex religiosa che ha abbandonato la vita consacrata. Attraverso il confronto con la sorella Maura, ancora profondamente credente, il film introduce una riflessione che accompagna da decenni la letteratura e il cinema di fantascienza: la presenza di altre forme di vita intelligenti nell’universo metterebbe realmente in crisi le grandi religioni della Terra?
Spielberg sceglie una risposta conciliatrice. L’eventuale esistenza di altre civiltà non annulla il bisogno umano di spiritualità, ma ne amplia gli orizzonti. È una posizione che richiama alcune riflessioni contemporanee sviluppate anche in ambito teologico e scientifico, dove la possibilità della vita extraterrestre viene sempre più spesso considerata compatibile con molte tradizioni religiose.
Più problematica appare invece la parte finale del film. Dopo aver costruito per oltre due ore un racconto teso e coinvolgente, Disclosure Day abbandona gradualmente il registro thriller per orientarsi verso una dimensione più idealistica. La reazione collettiva alla rivelazione extraterrestre assume toni ottimistici e quasi miracolosi, privilegiando la solidarietà e l’empatia rispetto alle paure che un evento di tale portata potrebbe realisticamente generare. È una scelta coerente con la visione umanista di Spielberg, ma che rischia di apparire prevedibile agli spettatori più esigenti.
Resta comunque il fascino di un autore che continua a interrogarsi sugli stessi grandi misteri affrontati oltre quarant’anni fa. Come accadeva in E.T. e in Incontri ravvicinati del terzo tipo, gli extraterrestri diventano soprattutto uno specchio attraverso cui osservare l’umanità. Con i suoi limiti e le sue ambizioni, Disclosure Day conferma che Spielberg conserva una qualità rara: la capacità di trasformare la fantascienza in un racconto sul desiderio umano di comprendere ciò che si trova oltre l’orizzonte conosciuto.
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