Il lungo viaggio dei Sassi dalla preistoria al riscatto culturale

Da simbolo di arretratezza a patrimonio mondiale UNESCO, i Sassi raccontano una delle storie urbane più straordinarie d’Europa. Un paesaggio di pietra che conserva millenni di civiltà e continua a reinventarsi.

Tra grotte abitate fin dal Paleolitico, quartieri rupestri, sfollamenti traumatici e rinascita culturale, Matera rappresenta uno dei più sorprendenti esempi di continuità insediativa del continente europeo. La sua vicenda è una lezione di storia, urbanistica e memoria collettiva.


A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè

All’alba, quando il sole comincia a illuminare le pareti della Gravina, Matera appare come una città emersa dalla roccia più che costruita dall’uomo. I suoi celebri Sassi, distribuiti nei rioni del Sasso Barisano e del Sasso Caveoso, non sono semplicemente un centro storico: sono il risultato di migliaia di anni di adattamento umano a un territorio difficile, un laboratorio urbano che attraversa la preistoria, il Medioevo e la contemporaneità senza soluzione di continuità.

Le origini dell’insediamento affondano in un passato remotissimo. Le testimonianze archeologiche indicano che l’area era abitata già nel Paleolitico e che la presenza umana si consolidò nel corso del Neolitico, quando le comunità iniziarono a sfruttare sistematicamente le cavità naturali della Murgia materana. Nel tempo queste grotte furono ampliate, collegate e trasformate in abitazioni sempre più complesse. La città si sviluppò seguendo la conformazione del paesaggio, sfruttando ogni risorsa disponibile, soprattutto l’acqua, raccolta attraverso un sofisticato sistema di cisterne, canali e bacini che ancora oggi sorprende urbanisti e archeologi.

L’aspetto attuale dei Sassi è il risultato di stratificazioni successive. Alla civiltà rupestre si sovrapposero le fortificazioni normanno-sveve, gli ampliamenti rinascimentali e gli interventi barocchi. In molti casi le strade si svilupparono sopra i tetti delle abitazioni sottostanti, creando un tessuto urbano verticale e complesso che sfugge alle categorie tradizionali dell’architettura occidentale. Ciò che dall’esterno appare come un semplice agglomerato di case è in realtà un ecosistema urbano articolato, modellato dall’ingegno umano e dalla necessità.

Per secoli questo sistema garantì un equilibrio relativamente stabile. Le difficoltà arrivarono tra Ottocento e Novecento, quando la popolazione aumentò rapidamente e le condizioni economiche peggiorarono. Le abitazioni scavate nella roccia, progettate per nuclei familiari ridotti, finirono per ospitare più generazioni. Le cisterne vennero trasformate in alloggi, gli spazi si affollarono e le condizioni igieniche divennero sempre più precarie. Quando Carlo Levi visitò Matera durante il periodo del confino fascista, trovò una realtà segnata dalla povertà e dalla marginalità sociale. Le pagine di Cristo si è fermato a Eboli contribuirono a portare all’attenzione nazionale la situazione dei Sassi, trasformandoli nel simbolo delle contraddizioni del Mezzogiorno italiano.

Nel 1952 lo Stato italiano avviò un vasto piano di risanamento. Migliaia di abitanti furono trasferiti nei nuovi quartieri costruiti alla periferia della città. Lo sfollamento rappresentò un passaggio doloroso: da un lato consentì di superare condizioni abitative ormai insostenibili, dall’altro provocò la perdita di un tessuto sociale consolidato nel corso dei secoli. Matera divenne tuttavia un importante laboratorio urbanistico. Architetti, sociologi e pianificatori lavorarono alla progettazione di nuovi quartieri che cercassero di conservare almeno in parte le relazioni comunitarie tipiche dei vicinati materani.

Per decenni i Sassi rimasero quasi abbandonati. Molte abitazioni furono lasciate al degrado e sembrava difficile immaginare un futuro per quel patrimonio straordinario. La svolta arrivò negli anni Ottanta, quando nuove leggi favorirono il recupero degli antichi rioni. Il riconoscimento internazionale giunse nel 1993 con l’iscrizione dei Sassi e del Parco delle Chiese Rupestri nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Fu il primo sito dell’Italia meridionale a ottenere questo prestigioso riconoscimento. L’UNESCO ne valorizzò l’eccezionale continuità storica e la capacità di testimoniare un modello abitativo rimasto vitale per millenni.

Da allora Matera ha conosciuto una rinascita impressionante. Alberghi diffusi, musei, centri culturali e attività artigianali hanno restituito vita ai quartieri rupestri. La città è diventata un punto di riferimento internazionale per il turismo culturale e nel 2019 è stata nominata Capitale Europea della Cultura. Anche il cinema ha contribuito alla sua notorietà: i paesaggi dei Sassi hanno ospitato produzioni di grande richiamo, da Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini fino a The Passion of the Christ, No Time To Die e numerosi altri film internazionali.

Oggi Matera continua a vivere una duplice dimensione. Da un lato conserva l’aspetto di una città antichissima, scolpita nella pietra e modellata dalla memoria. Dall’altro guarda al futuro come laboratorio di sostenibilità, recupero urbano e valorizzazione del patrimonio. Camminare nei Sassi significa attraversare secoli di storia senza uscire dallo stesso quartiere. È forse questa la loro qualità più sorprendente: ricordare che il passato non è soltanto ciò che è stato, ma anche ciò che continua a vivere nelle forme del presente.


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