Cosa è quella stanza segreta tra due pareti, priva di porte e di finestre?

Il nuovo thriller di Uketsu trasforma l’architettura domestica in un enigma inquietante. Tra stanze impossibili, segreti familiari e sparizioni misteriose, il fenomeno letterario giapponese torna a esplorare le paure nascoste dietro la normalità.

Dopo il successo internazionale di Strani disegni, Uketsu approda in Italia con un nuovo romanzo che mescola horror psicologico, indagine e narrazione visiva. Al centro della storia c’è una casa apparentemente perfetta e una planimetria che non dovrebbe esistere.


A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè

Una casa luminosa, in una zona tranquilla di Tokyo, vicina alla stazione ferroviaria e immersa in un contesto che sembra ideale per una giovane famiglia. È da questa immagine rassicurante che prende avvio Strane case, il nuovo romanzo di Uketsu pubblicato in Italia da Einaudi nella collana Stile Libero. Ma basta osservare con attenzione la planimetria dell’immobile perché qualcosa si incrini: tra due pareti compare uno spazio vuoto, una sorta di ambiente nascosto privo di accessi, finestre o funzione apparente. Un dettaglio minimo che apre la porta a un mistero sempre più oscuro.

La vicenda segue una coppia in attesa del primo figlio che, incuriosita da quell’anomalia architettonica, si rivolge a uno scrittore esperto di fenomeni insoliti. L’uomo, affiancato dall’architetto Kurihara, inizia a esaminare la struttura dell’abitazione e scopre altre incongruenze: porte doppie, stanze prive di finestre, spazi progettati secondo logiche incomprensibili. L’indagine si allarga rapidamente al passato dell’edificio e ai suoi precedenti occupanti, scomparsi senza lasciare traccia. Dietro quelle pareti si nasconde una storia fatta di segreti familiari, rituali inquietanti e delitti rimasti sepolti per anni.

A rendere il libro particolarmente originale è il modo in cui coinvolge il lettore. Uketsu non si limita a raccontare una storia: inserisce planimetrie, schemi e disegni che diventano parte integrante della narrazione. Il lettore è chiamato a osservare, interpretare e dedurre insieme ai protagonisti, come se partecipasse direttamente all’indagine. È una soluzione narrativa che deriva dalle origini stesse del progetto. Prima di diventare romanzo, infatti, Hen na Ie – il titolo originale – era un video pubblicato su YouTube in cui l’autore analizzava la pianta di una casa immaginaria costruita, apparentemente, per occultare un omicidio. Quel contenuto è diventato virale, raccogliendo milioni di visualizzazioni e trasformandosi in uno dei fenomeni culturali più sorprendenti del Giappone contemporaneo.

Anche l’autore contribuisce al fascino dell’opera. Uketsu è una figura enigmatica che ha scelto di nascondere completamente la propria identità. Nelle apparizioni pubbliche indossa una maschera bianca, una tuta nera e utilizza una voce modificata elettronicamente. Questo anonimato ha alimentato curiosità e interesse internazionale, ma il successo dei suoi libri dipende soprattutto dalla capacità di reinventare il rapporto tra immagine e parola. Dopo l’enorme affermazione di Strani disegni, tradotto in numerose lingue e diventato un bestseller globale, lo scrittore giapponese si è imposto come una delle voci più originali della narrativa di suspense contemporanea.

Strane case non punta sull’orrore esplicito. Non ci sono eccessi splatter né effetti spettacolari. La tensione nasce invece dall’idea che il luogo più familiare e protettivo della nostra vita possa trasformarsi in qualcosa di minaccioso. La casa diventa un organismo ambiguo, una trappola progettata per nascondere verità inconfessabili. In questo senso il romanzo dialoga con la tradizione dei classici enigmi alla Agatha Christie, ma li trasferisce in una dimensione tipicamente giapponese, dove il perturbante emerge dalle pieghe della quotidianità.

Il successo dell’opera ha già generato un vero e proprio universo narrativo. In Giappone il romanzo ha dato origine a un manga, pubblicato anche in Italia, e a un adattamento cinematografico che ha ottenuto risultati straordinari al botteghino. Un’espansione che testimonia la forza di un’idea semplice quanto geniale: trasformare una planimetria in un rompicapo e fare dell’architettura il motore della suspense.

Roberto Saviano ha definito l’horror di Uketsu «un atto artistico» capace di inquietare e stimolare il pensiero. È probabilmente questa la chiave del suo successo. Dietro l’enigma, dietro le stanze segrete e le sparizioni, c’è infatti una domanda più profonda: quanto conosciamo davvero gli spazi che abitiamo e le persone che li hanno abitati prima di noi? Strane case costruisce la propria inquietudine proprio su questo dubbio, lasciando il lettore con la sensazione che dietro ogni muro possa nascondersi una storia che non dovrebbe essere scoperta.


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