
Nel cuore dell’Alto Adige una vetta dalla forma inconfondibile offre panorami spettacolari, musei d’autore, sentieri d’alta quota e una delle esperienze gastronomiche più interessanti delle Dolomiti.
Conosciuto come Kronplatz in tedesco e Plang de Curunes in ladino, il Plan de Corones è molto più di una destinazione turistica. Tra leggende antiche, arte contemporanea e natura dolomitica, rappresenta uno dei luoghi più affascinanti dell’arco alpino italiano.
A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè
La sua sagoma arrotondata emerge all’orizzonte come una gigantesca cupola naturale. A 2.275 metri di quota, tra la Val Pusteria, la Val Badia e la Valle di Anterselva, il Plan de Corones domina una delle aree più suggestive dell’Alto Adige. La sua fama è legata soprattutto agli sport invernali, ma limitarsi a considerarlo una stazione sciistica significherebbe trascurare una realtà molto più ricca, dove paesaggio, cultura, tradizioni e innovazione convivono in un equilibrio raro.
La montagna deve parte del proprio fascino alla sua origine geologica. La forma morbida e la sommità quasi pianeggiante hanno alimentato per lungo tempo l’idea di una remota attività vulcanica. In realtà il massiccio appartiene al complesso geologico delle Alpi orientali ed è costituito prevalentemente da rocce metamorfiche, mentre nelle aree vicine compaiono formazioni di arenaria, calcari e dolomie che raccontano la lunga storia geologica delle montagne circostanti. Questa conformazione insolita, unita all’ampia vetta priva di boschi, ha favorito la nascita di numerose leggende tramandate dalle popolazioni ladine.
Tra i racconti più celebri emerge quello del Regno dei Fanes, uno dei grandi cicli mitologici delle Dolomiti. Secondo la tradizione, il Plan de Corones sarebbe stato il luogo dell’incoronazione della principessa guerriera Dolasilla, figura eroica che ancora oggi occupa un posto centrale nell’immaginario ladino. Lo stesso nome Curunes viene spesso associato agli spiriti della montagna, trasformando simbolicamente la vetta in un luogo sospeso tra realtà e mito.
Durante la stagione estiva il territorio rivela un volto completamente diverso da quello invernale. I sentieri si snodano attraverso boschi, pascoli e crinali panoramici, offrendo percorsi adatti a ogni livello di preparazione. Gli escursionisti più allenati possono raggiungere la cima partendo da Riscone attraverso itinerari storici che attraversano la montagna in diverse ore di cammino. Chi preferisce passeggiate più accessibili trova invece nella Via Artis una proposta particolarmente originale: un percorso ad anello di oltre sette chilometri che ospita installazioni artistiche realizzate con il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia del 2018. Un museo all’aperto che unisce memoria del territorio, sostenibilità e creatività contemporanea.
Per gli amanti dei panorami d’alta quota, una delle mete più apprezzate resta il vicino Piz da Peres, che supera i 2.500 metri e regala vedute spettacolari sulle Dolomiti di Valdaora e di San Vigilio. Da qui lo sguardo può spaziare fino ai gruppi montuosi più celebri delle Dolomiti, patrimonio mondiale UNESCO dal 2009.
La cima del Plan de Corones è diventata negli ultimi anni anche una destinazione culturale di primo piano. Il simbolo più evidente di questa trasformazione è il MMM Corones, uno dei sei musei ideati da Reinhold Messner. Progettato da Zaha Hadid e inaugurato nel 2015, l’edificio sembra emergere direttamente dalla roccia. Le sue grandi aperture panoramiche incorniciano le montagne come opere d’arte naturali e ospitano una riflessione sul rapporto tra uomo e alpinismo. Accanto al museo si trova il Lumen, centro dedicato alla fotografia di montagna, che racconta attraverso immagini e installazioni la lunga storia della rappresentazione delle Alpi.
A pochi passi sorge anche la Concordia 2000, una delle campane della pace più grandi d’Europa. Collocata sulla vetta nel 2003, pesa oltre diciotto tonnellate e ogni giorno a mezzogiorno diffonde il proprio rintocco sulle vallate circostanti, diventando un simbolo di dialogo tra i popoli alpini.
L’esperienza sul Plan de Corones non sarebbe completa senza la scoperta della cucina locale. Nei rifugi e nelle malghe si incontrano i sapori tipici dell’Alto Adige: canederli, speck, formaggi di montagna e specialità ladine come i tirtlan, frittelle ripiene che rappresentano una delle preparazioni più identitarie del territorio. Una tradizione gastronomica che nasce dall’incontro tra cultura alpina e mondo contadino.
Chi desidera una proposta più contemporanea può fermarsi all’AlpiNN, il ristorante ospitato all’interno del Lumen e guidato dallo chef Norbert Niederkofler, tra le figure più influenti della gastronomia europea. La sua filosofia “Cook the Mountain” valorizza esclusivamente ingredienti provenienti dall’ambiente alpino e dai produttori locali, trasformando il paesaggio in esperienza culinaria.
Il Plan de Corones rappresenta così una sintesi sorprendente di ciò che oggi cercano molti viaggiatori: natura autentica, patrimonio culturale, architettura contemporanea e qualità dell’accoglienza. Una montagna che continua a raccontare storie antiche guardando però con decisione al futuro, trasformando ogni salita verso la vetta in un percorso tra geologia, arte e identità alpina.
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