
Dal romanzo di Giani Stuparich nasce un film ambientato nella Trieste del 2007, dove l’arrivo di una studentessa svedese incrina gli equilibri di una classe tutta maschile. Un’opera che osserva l’adolescenza con autenticità, evitando stereotipi e facili moralismi.
L’ultimo anno di liceo diventa il luogo in cui si ride, ci si scontra, ci si innamora e si scopre chi si vuole diventare. Laura Samani firma un adattamento libero ma fedele allo spirito del testo di Giani Stuparich, facendo di Trieste una protagonista silenziosa del racconto.
A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè
L’ingresso di una ragazza in una classe composta esclusivamente da ragazzi basta a cambiare il ritmo di un’intera storia. È questa l’intuizione narrativa da cui prende forma Un anno di scuola, il nuovo film di Laura Samani, tratto dall’omonimo racconto di Giani Stuparich, uno dei maggiori scrittori triestini del Novecento. La regista friulana, già apprezzata per Piccolo corpo, torna a raccontare l’età delle trasformazioni scegliendo ancora una volta un linguaggio essenziale, capace di restituire emozioni senza enfasi e di affidare ai gesti più che alle parole il peso della narrazione.
La vicenda è ambientata nel settembre del 2007. Fredrika, diciottenne svedese, arriva a Trieste dopo il trasferimento del padre, chiamato a dirigere una difficile ristrutturazione aziendale. L’iscrizione a un istituto tecnico frequentato esclusivamente da studenti maschi rompe immediatamente gli equilibri di una compagnia formata da Pasini, Mitis e Antero. Da tre diventano quattro, e quel nuovo assetto modifica amicizie, rivalità, desideri e rapporti di forza. Fred, come viene subito ribattezzata dai compagni, entra nel gruppo con naturalezza, ma la sua presenza costringe tutti a confrontarsi con un’identità ancora in costruzione e con sentimenti che nessuno aveva davvero imparato a riconoscere.
Il film conserva lo spirito del racconto di Stuparich, pubblicato nel 1929 e ispirato ai ricordi giovanili dell’autore nella Trieste asburgica di inizio Novecento, ma trasferisce l’azione all’inizio degli anni Duemila. Questa scelta non altera il nucleo del testo originale: le dinamiche dell’adolescenza, il difficile passaggio all’età adulta e il confronto tra desiderio di appartenenza e bisogno di affermare la propria individualità restano sorprendentemente attuali. La figura di Fredrika, proveniente dalla Svezia, introduce inoltre un diverso sguardo sui rapporti tra ragazzi e ragazze, suggerendo un confronto culturale con una società dove la parità di genere è vissuta con maggiore naturalezza.
Uno dei maggiori punti di forza dell’opera è il modo in cui Laura Samani osserva i suoi protagonisti. Non ci sono eroi né antagonisti, ma adolescenti ancora plasmabili, attraversati da entusiasmi improvvisi, fragilità e contraddizioni. La regista sceglie interpreti alla loro prima esperienza cinematografica, ottenendo una spontaneità che rende ogni dialogo credibile e ogni silenzio significativo. La recitazione evita qualsiasi artificio, lasciando emergere la vitalità di un gruppo che cresce davanti agli occhi dello spettatore.
Anche Trieste assume un ruolo fondamentale. Le sue strade, i caffè, il mare, i quartieri e gli spazi dell’Istituto Galvani non costituiscono un semplice sfondo, ma accompagnano il percorso dei protagonisti, amplificando il senso di una città da sempre sospesa tra culture, lingue e identità diverse. Questa dimensione di confine, caratteristica della storia triestina, dialoga con quella dei personaggi, anch’essi in bilico tra ciò che sono stati e ciò che diventeranno.
La fotografia privilegia la luce naturale e una messa in scena sobria, mentre la colonna sonora accompagna il racconto senza sovrastarlo. Samani evita le convenzioni di molto cinema adolescenziale contemporaneo, rinunciando a effetti spettacolari e conflitti esasperati. L’adolescenza viene raccontata come un tempo di scoperta, di errori e di libertà, senza indulgere né nel sentimentalismo né nella cronaca nera che spesso domina le narrazioni dedicate ai giovani. Il lungo piano sequenza conclusivo sintetizza questa poetica: restituisce a Fredrika il proprio nome e il proprio spazio, trasformando il finale in un momento di autentica consapevolezza.
Presentato nel 2025 e distribuito nelle sale italiane nel 2026, Un anno di scuola conferma Laura Samani tra le voci più interessanti del nuovo cinema italiano. Il suo adattamento non si limita a trasporre un classico della letteratura triestina, ma lo rinnova con sensibilità contemporanea, dimostrando come le domande che accompagnano la fine dell’adolescenza – l’identità, l’amicizia, il desiderio, la paura di crescere – continuino ad attraversare ogni generazione con la stessa forza.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore). Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.






