Basta allungare un raccordo, arrotondare un cucchiaio, togliere aggressività alla lama di un coltello. Inga Sempé lavora sui dettagli e dimostra che anche una tipologia antichissima può acquistare un’identità nuova senza rinunciare alla funzione.
A cura di Elena Conti
Il nome contiene già il progetto. Collo-alto indica quel tratto stretto e allungato che, tra il manico e la parte funzionale della posata, introduce una pausa inattesa. È un dettaglio apparentemente marginale, ma sufficiente a cambiare l’intera silhouette. Quando nel 2015 Inga Sempé disegna per Alessi questa famiglia di posate, sceglie infatti di non affidarsi al gesto spettacolare: prende una tipologia quotidiana, regolata da secoli di consuetudini, e ne altera con misura proporzioni e geometrie. Il risultato conserva la familiarità dell’oggetto d’uso, ma possiede una fisionomia immediatamente riconoscibile.
Le differenze emergono osservando i singoli pezzi. Il cucchiaio abbandona il tradizionale profilo ovale e tende verso una circonferenza; il coltello presenta una lama larga, quasi una paletta, che attenua deliberatamente l’aspetto tagliente; nella forchetta, invece, i rebbi sottili proseguono l’equilibrio verticale determinato dal lungo stelo. L’acciaio inossidabile 18/10, con la superficie lucida e riflettente, accentua la nettezza del disegno e rende la collezione adatta all’uso quotidiano senza sottrarle eleganza. La serie comprende anche elementi da servizio, fra cui posate per insalata e forchetta da portata.
È un modo di progettare molto vicino alla personalità di Sempé, parigina, diplomata nel 1993 all’ENSCI-Les Ateliers e titolare dal 2000 del proprio studio. Nel corso della carriera ha lavorato con aziende italiane e internazionali come Luceplan, Ligne Roset, Cappellini, Edra, Moustache e Gärsnäs. Con Alessi il rapporto era già iniziato prima di Collo-alto: nel 2012 aveva progettato il cucchiaio da servizio per risotto IS01, anch’esso caratterizzato da un lungo manico e da una grande estremità circolare. La stessa Alessi considera Collo-alto lo sviluppo di quell’esperienza e sottolinea l’impronta mitteleuropea dell’intera famiglia.
Dietro l’apparente sobrietà affiora così uno dei caratteri più riconoscibili del lavoro della designer francese: introdurre nell’oggetto una piccola anomalia senza trasformarla in vezzo. Nessuna forma cerca di stupire isolatamente. È l’insieme delle variazioni a produrre una sensazione diversa quando la posata viene guardata, impugnata o apparecchiata.
Collo-alto appartiene per questo a quella linea del design italiano capace di portare la ricerca progettuale dentro i gesti ordinari. Una forchetta rimane una forchetta e un cucchiaio continua a fare il proprio mestiere. Eppure basta quel collo insolitamente lungo per ricordare che anche sulla tavola la normalità può essere ridisegnata.
