Frutti di bosco, violetta, spezie e tannini avvolgenti definiscono un vitigno che ha rischiato di scomparire e che oggi occupa un posto di primo piano nella viticoltura altoatesina. A tavola accompagna carni, formaggi e primi saporiti, soprattutto quando entrano in gioco funghi e speck.
A cura di Elena Conti
Bolzano è una città circondata dai vigneti, ma per trovare il territorio d’elezione del Lagrein bisogna scendere verso le zone più calde del fondovalle, soprattutto intorno a Gries. Qui i terreni alluvionali, ricchi di sabbia e ghiaia, e il clima favorevole consentono a questo vitigno autoctono a bacca nera di raggiungere maturazioni capaci di produrre vini corposi e strutturati. Oggi il Lagrein occupa circa 545 ettari, pari al 9 per cento della superficie vitata dell’Alto Adige: numeri considerevoli per una varietà che negli anni Settanta era arrivata vicino alla scomparsa.
La sua storia, del resto, viene da lontano. Documenti medievali attestano il nome Lagrein già nel XIV secolo, anche se allora indicava prevalentemente una varietà bianca. La prima citazione del “rot lagrein”, il Lagrein rosso, risale al 1525. La moderna fortuna del vitigno è molto più recente: per lungo tempo era conosciuto soprattutto nella vinificazione rosata chiamata Kretzer, esportata anche nei paesi di lingua tedesca. Dagli anni Ottanta si è progressivamente affermata la versione rossa e l’impiego delle piccole botti di rovere ha aperto la strada a interpretazioni più ambiziose e longeve.
Nel bicchiere il Lagrein Dunkel si presenta con un rubino molto intenso. Il patrimonio aromatico richiama mora, mirtillo, ciliegia, prugna e violetta, con sfumature di sottobosco; l’affinamento in legno può aggiungere cacao, pepe e spezie. Al palato è pieno e avvolgente, sostenuto da tannini ben presenti ma capaci di diventare vellutati e da un’acidità che mantiene vivo il sorso. È proprio questa combinazione di struttura e freschezza a evitare che la potenza diventi pesantezza. La versione Kretzer mostra invece un volto più agile e immediato, giocato sui piccoli frutti rossi.
La cucina chiarisce bene il carattere del vino. Selvaggina, manzo e formaggi stagionati sono abbinamenti classici, mentre la tradizione montana offre combinazioni particolarmente felici con polenta, pane nero, ginepro e funghi. Servito intorno ai 16-18 °C, un Lagrein rosso può quindi accompagnare molto bene anche le tagliatelle paglia e fieno con finferli e speck: la struttura sostiene la componente grassa e sapida dello speck, mentre le note speziate e di sottobosco dialogano con l’aromaticità dei funghi.
È forse qui che questo vino rivela meglio la propria natura. Il Lagrein non cerca l’eleganza rarefatta di altri rossi alpini: conserva calore, materia e un carattere profondamente terrestre. Un’identità che continua a parlare di Bolzano anche quando il vino lascia le montagne e arriva nel bicchiere.
