Mura antiche, architetture medievali e la memoria del grande santuario di Venere Ericina

Da Porta Trapani al Castello di Venere, Erice si percorre seguendo vicoli di pietra, chiese, giardini e improvvise aperture sul Mediterraneo. A 751 metri di altitudine, l’antica Eryx riunisce mito, Medioevo, cultura scientifica e una tradizione dolciaria ancora profondamente legata alla città.


A cura di Elena Conti

A Erice il Mediterraneo si guarda dall’alto. Trapani, le saline, lo Stagnone e le isole Egadi si distendono sotto un centro storico rimasto raccolto sulla sommità del monte, mentre sul versante opposto lo sguardo raggiunge Monte Cofano e la costa verso San Vito Lo Capo. A 751 metri sul livello del mare, l’antica Eryx conserva ancora la struttura serrata di una città costruita dentro le mura, con strade acciottolate, passaggi stretti, cortili e improvvisi affacci sul paesaggio. Il nome attuale, recuperato nel 1934 dopo secoli in cui la città fu chiamata Monte San Giuliano, rimanda direttamente al mito di Erice, figlio di Afrodite e Bute.

Il luogo nel quale mito e storia si sovrappongono con maggiore evidenza è il Castello di Venere. La fortezza fu costruita dai Normanni tra XII e XIII secolo sulla rocca che aveva ospitato un celebre santuario, frequentato già in epoche molto più antiche. Qui Fenici, Greci e Romani venerarono la divinità femminile identificata rispettivamente con Astarte, Afrodite e Venere Ericina. Il culto ebbe una diffusione mediterranea tale da raggiungere Roma. Del santuario restano testimonianze archeologiche inglobate e riutilizzate nelle successive costruzioni medievali. Dopo gli interventi di riqualificazione, il complesso archeologico del Tempio di Venere è stato riaperto al pubblico nell’agosto 2025.

Ai piedi della rocca si estende il Giardino del Balio, sistemato nell’Ottocento per iniziativa del conte Agostino Pepoli. Il mecenate recuperò parte delle antiche fortificazioni e realizzò un giardino pubblico all’inglese, trasformando l’area in una grande terrazza verde affacciata sulla Sicilia occidentale. Poco più in basso fece costruire intorno al 1870 la Torretta Pepoli, luogo appartato destinato alla meditazione e agli incontri con intellettuali e artisti. Restaurata in epoca recente, è stata reinterpretata come Osservatorio di Pace e Faro del Mediterraneo.

Entrando nel tessuto medievale si raggiunge la Chiesa Madre, presso Porta Trapani. Fu edificata nella prima metà del Trecento per volontà di Federico d’Aragona, durante gli anni della guerra del Vespro. L’esterno conserva l’impronta gotica originaria, mentre l’interno fu profondamente trasformato dai restauri ottocenteschi. Accanto sorge il poderoso campanile quadrangolare, nato con funzioni difensive e di avvistamento. Il percorso urbano continua tra San Martino, San Giuliano, San Cataldo e San Giovanni Battista, componendo un patrimonio religioso insolitamente fitto per le dimensioni del borgo.

Erice possiede anche un’identità contemporanea meno immediatamente visibile. L’Ettore Majorana Foundation and Centre for Scientific Culture ne ha fatto per decenni un luogo internazionale d’incontro tra studiosi, con scuole e convegni dedicati alle diverse discipline scientifiche. Così una città segnata da culti antichissimi continua a essere luogo di confronto e conoscenza, stabilendo un singolare ponte tra il santuario di Venere e la ricerca contemporanea.

Poi ci sono i sapori, parte integrante della visita. Le genovesi ericine, involucri di pasta frolla ripieni di crema e spolverati di zucchero, convivono con mustaccioli, dolci di mandorla e bocconcini di pasta reale. Anche arrivare può diventare parte dell’esperienza: la funivia da Casa Santa raggiunge la vetta in circa dieci minuti, lasciando progressivamente Trapani sotto di sé.

Erice conserva così una qualità rara: non occorre ricostruirne artificialmente l’atmosfera. Basta percorrere le pietre del centro, raggiungere il Balio e affacciarsi verso le Egadi. Da lassù si comprende perché, per millenni, uomini diversi abbiano scelto proprio questa montagna per guardare il mare, pregare gli dèi, costruire fortezze e interrogare il mondo.


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