La dolcezza del mollusco e la sapidità del salume costruiscono un primo giocato sui contrasti

Una capasanta appena dorata, il guanciale croccante e una crema ottenuta dai coralli legano le linguine in un incontro fra mare e terra. Pochi ingredienti, ma ciascuno con una funzione precisa, per un piatto che punta sull’equilibrio più che sull’abbondanza.


A cura di Elena Conti

Ci sono accostamenti che sulla carta sembrano azzardati e che in padella trovano invece una logica immediata. Capesante e guanciale appartengono a mondi gastronomici lontani: delicata, morbida e leggermente dolce la prima; deciso, grasso e sapido il secondo. È proprio questa distanza a dare carattere alle linguine che li riuniscono, dove il mare non viene sopraffatto dalla componente di carne e il guanciale smette di essere semplice condimento per diventare elemento di contrasto.

La capasanta è il Pecten jacobaeus, mollusco bivalve della famiglia dei Pettinidi, diffuso nel Mediterraneo e conosciuto anche come pettine o conchiglia di San Giacomo. Il nome italiano “capasanta” deriva dall’uso veneto e la sua conchiglia a coste radiali è legata da secoli all’immaginario del pellegrinaggio compostellano. In cucina interessa soprattutto la noce, bianca e carnosa, ma in questa preparazione anche il corallo assume un ruolo essenziale: anziché essere scartato, viene trasformato nella crema che avvolgerà la pasta.

La ricetta parte dal guanciale, tagliato a listarelle e rosolato in una padella ben calda finché il grasso si scioglie e la parte magra diventa croccante. Nulla viene sprecato: il guanciale viene messo da parte, mentre il suo grasso resta come base aromatica della preparazione. Le noci delle capesante, separate dai coralli, vengono condite con sale, pepe, poco olio, scorza di limone e rosmarino e lasciate brevemente insaporire. È un passaggio semplice, ma importante: l’agrume introduce quella nota fresca che servirà più avanti a riequilibrare la ricchezza del piatto.

Nella stessa padella entrano aglio e gambi di prezzemolo, quindi i coralli. Il vino bianco deglassa il fondo e recupera i sapori concentrati durante la rosolatura; poca acqua di cottura completa il lavoro. Eliminati gli aromi, coralli e fondo vengono frullati fino a ottenere una salsa liscia. Le noci, invece, richiedono una cottura brevissima: uno o due minuti per lato a temperatura sostenuta, quanto basta per formare una superficie dorata lasciando l’interno tenero. Asciugarle accuratamente prima di cuocerle favorisce proprio questa reazione, evitando che l’acqua superficiale le faccia lessare anziché rosolare.

Le linguine vengono scolate con qualche minuto d’anticipo e terminano la cottura nella crema di coralli. Un poco del grasso del guanciale completa la mantecatura, sfruttando l’amido rilasciato dalla pasta per ottenere una consistenza avvolgente senza ricorrere a panna o burro. Solo alla fine torna il guanciale croccante, insieme alla capasanta dorata, al prezzemolo e a una nuova grattugiata di scorza di limone.

È qui che il piatto trova la sua misura. La capasanta porta dolcezza e consistenza, il guanciale sale, croccantezza e profondità; il corallo costruisce il legame marino, mentre il limone interrompe la componente grassa e riporta freschezza. Mare e terra non vengono confusi: restano riconoscibili fino all’ultimo boccone. Ed è precisamente nella distanza fra i due sapori che queste linguine trovano il loro carattere.


A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in questa pagina sono protette da copyright (diritto d’autore), salvo diversa indicazione, e sono utilizzate da Experiences S.r.l. esclusivamente a fini di informazione e documentazione, per accompagnare contenuti editoriali inerenti. Non ne è consentita l’acquisizione, la riproduzione o qualsiasi altro utilizzo senza l’autorizzazione dei rispettivi aventi diritto. Experiences S.r.l. resta estranea a eventuali utilizzi impropri effettuati da terzi.

↑ MENU