Antoni Gaudí – Finì sotto un tram e nessuno lo riconobbe

Antoni Gaudí

Antoni Gaudì, il massimo esponente del Modernismo catalano, fu investito da un tram il 7 giugno 1926 e tre giorni dopo morì. A conclusione della giornata di lavoro, l’architetto Gaudí si era incamminato a piedi lungo la Gran Via de les Corts Catalanes verso la chiesa di San Filippo Neri, per ritirarsi in raccoglimento. Mentre attraversava distrattamente la strada, fu travolto dal tram n. 30, che lo lasciò svenuto sul selciato. Fu prontamente soccorso dal tranviere e da alcuni passanti; ma nessuno lo riconobbe. Nonostante la sua celebrità pochissimi conoscevano il suo aspetto fisico. Celibe, conduceva una vita solitaria e riservata, chiuso nel suo studio di architettura come un asceta, dal quale usciva per recarsi preferibilmente in chiesa. Professava l’umiltà dei costumi, in ottemperanza della sua devozione. Pertanto, non curava l’abbigliamento, che poteva apparire malandato. Quando lo estrassero da sotto il tram e gli frugarono nelle tasche bucate della giacca troppo grande, nei pantaloni logori, alla ricerca dei documenti, trovarono soltanto delle noci e dell’uva. Un uomo magro e pallido di 74 anni, il viso imbiancato dalla barba, le gambe strette da bende per contrastare il freddo.

Barcellona, la Sagrada Familia di Antoni Gaudì, foto di Maciej Cieslak da Pixabay 

Chi era costui: un vagabondo? un ubriaco? Sprovvisto di documenti, fu impossibile identificarlo. Un medico, che da una finestra aveva avuto sentore della disgrazia, prestò i primi soccorsi e consigliò di portare d’urgenza quel poveruomo all’ospedale. Un tassista si rifiutò di condurlo con la propria vettura, perché nessuno gli avrebbe pagato la corsa. In un modo o nell’altro, fu accompagnato all’ospedale di Santa Creu (Santa Croce) il ricovero degli indigenti. Trascorse un giorno prima che fosse riconosciuto. Il cappellano della Sagrada Familia, in visita all’ospedale, dichiarò incredulo che quel relitto d’uomo, in coma, era il grande Antoni Gaudí, «il più catalano dei catalani». Era troppo tardi: si spense il 10 giugno, dopo tre giorni di agonia. Gli innumerevoli articoli che annunciavano la notizia in tutta Europa e riportavano i tragici fatti concludevano immancabilmente: «L’architetto Gaudì è morto in un letto dell’ospedale di Canta Cruz, nella casa santa, come la nominava sempre, vittima di un incidente di tramway. La gravità del suo stato non ha permesso più di trasportarlo in altro luogo. Era uno degli uomini più dotati fra i suoi contemporanei».