
Tra tufo che si sgretola, vicoli medievali e silenzi rarefatti, il borgo laziale continua ad attrarre viaggiatori, artisti e fotografi da tutto il mondo
Arrivare a Civita di Bagnoregio significa attraversare un ponte sospeso nel vuoto e ritrovarsi in un luogo che sembra sottratto alla contemporaneità. Un piccolo centro abitato diventato simbolo della fragilità del patrimonio storico italiano e della sua sorprendente capacità di sopravvivere.
A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè
Il vento arriva prima delle persone a Civita di Bagnoregio. Scivola tra le case di pietra, attraversa le piazze quasi silenziose e accompagna chi entra nel borgo lungo il celebre ponte pedonale che collega il paese al resto della valle. È un ingresso teatrale, ma anche inevitabilmente simbolico: per raggiungere Civita bisogna lasciare qualcosa alle spalle, rallentare il passo, accettare una dimensione diversa del tempo.
Situata in provincia di Viterbo, nel cuore della Tuscia laziale, Civita di Bagnoregio è conosciuta da anni come “la città che muore”. Una definizione nata a causa della continua erosione della collina di tufo su cui sorge il borgo, modellata nei secoli dall’azione del vento e dei torrenti sottostanti. Il terreno friabile ha provocato crolli, frane e un progressivo isolamento del centro storico, che oggi conta pochissimi residenti permanenti.
Eppure la sensazione che si prova attraversandola è tutt’altro che malinconica. Civita vive di una sospensione particolare: non è un museo immobile, ma un luogo reale che continua a reinventarsi attraverso il turismo culturale, l’artigianato e una dimensione lenta ormai rara in molte destinazioni italiane. Passeggiare nei suoi vicoli significa incontrare archi medievali, cortili fioriti, piccole botteghe e scorci improvvisi sulla Valle dei Calanchi, uno dei paesaggi geologici più suggestivi dell’Italia centrale.
Le origini del borgo risalgono agli Etruschi, che scelsero questa posizione strategica per controllare le vie di comunicazione della zona. Successivamente il centro si sviluppò in epoca medievale, assumendo l’impianto urbanistico che ancora oggi lo caratterizza. Tra i punti più importanti c’è Piazza San Donato, cuore del paese, dominata dalla chiesa omonima costruita sopra un antico tempio etrusco. Poco distante si trovano edifici rinascimentali, case in pietra lavica e piccole grotte scavate nel tufo, testimonianza di un rapporto millenario tra architettura e paesaggio.
Negli ultimi anni Civita di Bagnoregio è diventata anche un caso emblematico di valorizzazione territoriale. L’introduzione del ticket d’ingresso ha contribuito alla manutenzione del borgo e alla gestione del flusso turistico, cresciuto enormemente grazie ai social network e alla fotografia di viaggio. Le immagini del ponte sospeso immerso nella nebbia o illuminato al tramonto hanno trasformato il paese in una delle mete più riconoscibili del turismo italiano contemporaneo.
Questa esposizione internazionale ha però aperto anche una riflessione più ampia sul delicato equilibrio tra tutela e spettacolarizzazione. Civita resta infatti un territorio fragile, sottoposto a continui interventi di consolidamento geologico. Nel 2021 il borgo è stato inserito nella Tentative List italiana per la candidatura a patrimonio UNESCO, proprio per il suo valore paesaggistico e storico eccezionale.
Visitare Civita fuori stagione permette forse di coglierne meglio l’identità autentica. Quando il flusso turistico rallenta, emergono il silenzio delle strade, il suono dei passi sul selciato e quella dimensione quasi metafisica che ha attirato negli anni scrittori, registi e artisti. Non sorprende che il borgo venga spesso associato a un immaginario cinematografico: l’isolamento geografico, la luce mutevole della valle e l’aspetto sospeso delle architetture creano una scenografia naturale difficilmente replicabile.
A rendere Civita di Bagnoregio così potente dal punto di vista visivo è soprattutto il rapporto tra precarietà e bellezza. Tutto qui sembra esistere contro il tempo: le case aggrappate alla roccia, il ponte che attraversa il vuoto, i muri consumati dall’umidità e dal vento. E forse è proprio questa fragilità evidente a trasformare il borgo in qualcosa di più di una semplice destinazione turistica. Civita non offre soltanto un panorama da fotografare. Offre l’esperienza concreta di un luogo che continua ostinatamente a resistere.
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