Il romanzo che esplora bellezza e violenza nella frontiera d’Europa

Un esordio narrativo che fonde la tensione del crime con la forza evocativa della lingua, tracciando il profilo di una terra aspra e di uomini determinati a dare senso alla loro esistenza. Il nuovo libro di Giuseppe Galliani, pubblicato da Einaudi nella collana “Stile libero”, è una storia di indagine, destino e redenzione, capace di evocare paesaggi memorabili e intrecci umani profondi.


A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè

Un esordio letterario che sorprende
Con Questa feroce bellezza, l’autore esordiente Giuseppe Galliani si presenta sulla scena letteraria italiana con un romanzo che non si limita a raccontare una vicenda, ma costruisce uno spazio narrativo carico di tensione, linguaggio ricercato e paesaggi vividi. Pubblicato da Einaudi nella collana Stile libero, il libro si propone come un’opera di narrativa contemporanea in grado di parlare al lettore con voce intensa e immediata fin dalle prime pagine.

Ambientato in una delle ultime steppe d’Europa — fra l’Altopiano Murgiano e la Fossa Bradanica — il romanzo si apre su un paesaggio arso dal vento e modellato dalla solitudine, dove ogni elemento naturale sembra riflettere le aspirazioni e le fratture interiori dei personaggi. In questo contesto, la bellezza stessa appare come qualcosa di feroce, al tempo stesso attraente e minacciosa.

Indagine, destino e frontiera
La trama si sviluppa attorno alla figura del tenente della Forestale Ian Dabrowski, un uomo che ha scelto di vivere ai margini e di confrontarsi con un mondo duro e spesso incomprensibile. Giunto da un anno in quelle terre estreme, Dabrowski si trova coinvolto in un caso che lo costringe a guardare oltre l’apparenza delle cose: il dodicenne Gheorghe Bunget viene ritrovato senza vita in circostanze oscure, e la verità ufficiale — un presunto suicidio — non convince il forestale. Inizia così una ricerca personale, un’indagine ufficiosa che diventa metafora di un desiderio di giustizia e di verità in un territorio in cui le linee tra bene e male, innocenza e colpa, risultano sfumate.

Accanto a Dabrowski si muove la figura del fratello del ragazzo, accecato dal dolore e deciso a vendicarsi, mentre altri personaggi senza scrupoli emergono nella narrazione, ciascuno portatore di prospettive e desideri propri. Queste traiettorie umane, intrecciandosi, restituiscono al lettore l’idea di una frontiera in cui ogni gesto ha un peso e ogni scelta trascina con sé conseguenze profonde.

Il paesaggio come specchio dell’anima
Un elemento chiave del romanzo è la rappresentazione del paesaggio: non una mera cornice, ma un vero e proprio personaggio narrativo. I luoghi descritti da Galliani — dure steppe, altipiani battuti dai venti, neve e pietra — non sono solo sfondo, ma riflettono e amplificano le tensioni emotive dei protagonisti. In queste geografie estreme, la bellezza è “feroce” perché capace di affascinare e allo stesso tempo di mettere alla prova chi vi abita o vi si avventura.

Questa dialettica tra esterno ed interno, tra ambiente e sentimento, è sorretta da uno stile linguistico colto e preciso. Secondo alcuni critici, Galliani utilizza una lingua che sa essere al contempo lieve e lirica, rigorosa e poliedrica: una lingua che non si limita a descrivere, ma costruisce e rivela la dimensione profonda dell’anima umana attraverso immagini e metafore incisive.

Tra violenza e grazia: temi universali
Pur collocandosi in un contesto geografico specifico, Questa feroce bellezza affronta temi di respiro universale: il limite tra violenza e grazia, il peso del destino individuale, il bisogno di redenzione e il desiderio di giustizia. La narrazione invita il lettore a riflettere sul rapporto tra l’essere umano e il mondo che lo circonda, sulle contraddizioni che animano le relazioni e sulle tensioni interiori che definiscono le scelte di ciascuno.

L’indagine di Dabrowski, per quanto privata, si carica di un significato più ampio: non è solo la ricerca della verità su un caso specifico, ma un modo per interrogarsi sul senso delle cose, sulla possibilità di trovare ordine in un mondo che spesso sembra dominato dal caos. In questa prospettiva, il romanzo si legge come un viaggio attraverso le pieghe dell’animo umano, un percorso in cui la bellezza non è mai semplice o consolatoria, ma sempre intensa e complessa.

Un esordio significativo nella narrativa italiana
Con i suoi 328 pagine e una data di uscita recentissima come gennaio 2026, Questa feroce bellezza segna l’ingresso di Galliani in un panorama letterario ricco di voci e di stili. La collana Einaudi Stile libero, da sempre attenta a proposte narrative innovative e di qualità, trova in questo romanzo un testo in cui contenuto e forma si integrano con coerenza ed efficacia, offrendo al lettore un’esperienza di lettura coinvolgente e stimolante.

In un panorama in cui la narrativa contemporanea spesso esplora i confini tra genere e sperimentazione, l’opera di Galliani si distingue per la sua capacità di combinare tensione narrativa, profondità psicologica e densità poetica. Il risultato è un romanzo che non si accontenta di raccontare una storia, ma si propone come specchio delle contraddizioni e delle bellezze che attraversano il nostro tempo.


Note editoriali essenziali

  • Titolo: Questa feroce bellezza
  • Autore: Giuseppe Galliani
  • Editore: Einaudi
  • Collana: Stile libero
  • Anno di pubblicazione: 2026
  • Genere: narrativa italiana contemporanea, romanzo di confine, noir esistenziale
  • Ambientazione: Sud Italia, tra Altopiano delle Murge e Fossa Bradanica
  • Struttura narrativa: romanzo corale con asse investigativo
  • Protagonista: Ian Dabrowski, tenente della Forestale
  • Temi centrali:
    • bellezza e violenza
    • giustizia e responsabilità individuale
    • paesaggio come destino
    • marginalità, colpa, redenzione
  • Stile: lingua sorvegliata e densa, forte componente evocativa; equilibrio tra tensione narrativa e introspezione psicologica
  • Elemento distintivo: il paesaggio naturale come personaggio attivo della narrazione
  • Formato: cartaceo ed ebook
  • Pagine: 328
  • ISBN: 9788858450185

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Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore). Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.

Joline Terranova, già disponibile sulle principali piattaforme di streaming

Dal pop al R&B, un nuovo singolo che racconta la ricerca di respiro in tempi frammentati, disponibile in radio e sulle piattaforme digitali. La cantautrice italiana con un brano che combina energia e riflessione, tra contaminazioni sonore e messaggi di rallentamento esistenziale.


A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè

Un’espressione sonora per tempi frenetici
Venerdì 6 febbraio 2026 entra in rotazione radiofonica Con Relax, il nuovo singolo di Joline Terranova, già disponibile sulle principali piattaforme di streaming digitale a partire dal 30 gennaio.

Il brano segna un nuovo capitolo nella produzione artistica di Terranova, che spazia tra influenze pop, R&B e elettroniche, configurandosi come una traccia contemporanea e articolata. La canzone riflette una sensibilità rivolta alla velocità dei nostri tempi, all’assillo delle notifiche e alla pressione costante di “essere sempre produttivi”. Con Con Relax, l’artista propone invece un’idea di musica come pausa, invito esplicito a rallentare e ritrovare sé stessi.

Tra ritmo e riflessione
La struttura musicale combina un’energia luminosa con arrangiamenti ricchi di sfumature: i elementi pop-rock si intrecciano a quelli elettronici, creando un equilibrio che sorregge un messaggio di calma per contrasto con un tessuto sonoro dinamico. L’intento dichiarato dall’artista — raccontato in diversi interventi — è quello di esplorare un desiderio di “respirare” in un mondo che spinge incessantemente verso l’azione e la performance.

Secondo Terranova, il titolo stesso nasce da una battuta scherzosa poi tradottasi in ispirazione: un’espressione familiare — “Relax, relax, relax” — trasformata in tema centrale del brano e in ossatura dei testi. Il risultato è un pezzo che invita alla riflessione, ma lo fa con leggerezza, giocando con il ritmo e con la tonalità per raggiungere un pubblico più vasto possibile.

Il video e la dimensione visiva
Il videoclip ufficiale di Con Relax è stato girato presso il Limen Wellness Hotel di Campofelice di Roccella, in provincia di Palermo, con la regia curata dalla stessa Terranova insieme a Nico Bellone e la partecipazione di comparse e attori che animano la narrazione visiva del brano.

Le immagini, che alternano momenti di quotidianità sospesa a sequenze più dinamiche, cercano di dare forma al concetto di pausa: non mera inattività, ma scelta consapevole di distacco da un ritmo imposto dall’esterno. In questo senso il video si propone come complemento visivo di un testo e di una composizione che vogliono restituire all’ascoltatore la sensazione di potersi fermare senza sensi di colpa.

Un suono oltre i confini di genere
La produzione di Con Relax riflette l’intento di amalgamare diverse tradizioni musicali: il cuore rimane pop, ma l’R&B e l’elettronica aggiungono profondità alla narrazione sonora. Questo approccio, che attinge a diverse influenze, permette al singolo di inserirsi in un dialogo più ampio all’interno dell’attuale scena musicale italiana, dove contaminazioni e sperimentazioni sono ormai consuetudini creative.

Il pezzo dunque non è solo un invito a “prendersi una pausa”, ma una riflessione sul rapporto tra individuo e ritmo della vita contemporanea, indagato attraverso armonie, testi e mood compositivi che oscillano tra leggerezza apparente e profondità riflessiva.

Terranova e il futuro creativo
Terranova, attualmente al lavoro su nuove composizioni ispirate a esperienze ed emozioni personali, ha sottolineato come questa fase creativa sia caratterizzata da un’apertura verso contaminazioni di suono che spaziano tra pop, soul e R&B. La pubblicazione di Con Relax sembra preludere a un percorso in cui l’artista non intende fermarsi, ma approfondire temi e sonorità in continuo mutamento.

In un’epoca in cui la musica spesso rispecchia la velocità del quotidiano, il nuovo singolo di Terranova propone una pausa musicale con un messaggio tanto semplice quanto potente: ricordare l’importanza di dare spazio all’ascolto di sé e alla propria libertà di ritmo, anche attraverso le note.


Note essenziali

  • Titolo del singolo: Con Relax
  • Artista: Joline Terranova
  • Disponibilità: pubblicato il 30 gennaio 2026 sulle piattaforme digitali di streaming; in rotazione radiofonica dal 6 febbraio 2026
  • Genere musicale: pop, R&B, elementi elettronici
  • Regia video: Joline Terranova e Nico Bellone
  • Location video: Limen Wellness Hotel, Campofelice di Roccella (PA)
  • Temi: pausa e rallentamento esistenziale, ritmo della contemporaneità

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Il gusto dei mari del Nord Europa guida le tavole italiane nel 2026

Dalla tradizione regionale alla cucina contemporanea, i grandi classici del pesce conservato ritrovano centralità grazie a nuove contaminazioni. Il ribes nero, eletto “sapore dell’anno”, entra in dialogo con baccalà e stoccafisso, aprendo una stagione di sperimentazioni tra memoria e innovazione.


A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè

Un patrimonio che attraversa i secoli
Nel 2026 baccalà e stoccafisso tornano al centro della scena gastronomica italiana, confermando una relazione storica che lega il nostro Paese ai mari del Nord Europa. Non si tratta di una riscoperta nostalgica, ma di una rilettura consapevole di due ingredienti che hanno segnato l’identità culinaria di intere regioni, dal Veneto alla Campania, dalla Liguria alla Calabria. La loro forza sta nella capacità di adattarsi ai linguaggi del presente, mantenendo intatto il legame con una tradizione antica.

Secondo i dati diffusi dal Norwegian Seafood Council, l’Italia si conferma il principale mercato mondiale per lo stoccafisso e uno dei più rilevanti per il baccalà. Un primato che non è solo quantitativo, ma culturale: pochi altri Paesi hanno saputo integrare questi prodotti in un così ampio repertorio di ricette locali.

Italia, primo mercato europeo
Il consumo italiano di stoccafisso e baccalà continua a distinguersi per varietà e profondità. In alcune aree, come il Veneto, il baccalà è diventato quasi un simbolo identitario; in altre, come la Liguria o la Sicilia, si è fuso con ingredienti del territorio, dando vita a piatti che raccontano storie di scambi commerciali, migrazioni e adattamenti.

Questo rapporto privilegiato spiega perché l’Italia sia oggi considerata il mercato di riferimento per i produttori norvegesi. La qualità della materia prima, la tracciabilità e il rispetto dei metodi tradizionali di lavorazione incontrano un pubblico sempre più attento alla provenienza e alla sostenibilità del cibo.

Il 2026 e la spinta dell’innovazione
Se la tradizione resta il punto di partenza, il 2026 segna una svolta creativa. Chef e ristoratori stanno sperimentando nuovi accostamenti, capaci di rinnovare l’immagine di baccalà e stoccafisso senza snaturarne l’essenza. Il trend dell’anno vede protagoniste le salse, le riduzioni e i contrasti agrodolci, pensati per alleggerire e contemporaneizzare piatti storicamente robusti.

In questo contesto si inserisce l’uso del ribes nero, o black currant, scelto come “sapore dell’anno” per la sua capacità di coniugare acidità, note fruttate e una lieve componente tannica. Un ingrediente apparentemente lontano dalla cucina mediterranea, ma sorprendentemente efficace nel dialogo con il pesce conservato.

Il ribes nero come elemento di rottura
Il ribes nero entra nelle cucine italiane come elemento di rottura controllata. Utilizzato in riduzioni, glasse o salse leggere, accompagna il baccalà mantecato o lo stoccafisso in umido, aggiungendo una dimensione aromatica nuova. L’acidità del frutto bilancia la sapidità del pesce, mentre il colore intenso contribuisce a una presentazione più contemporanea del piatto.

Questa scelta riflette una tendenza più ampia della cucina gourmet: recuperare ingredienti identitari e affiancarli a sapori inattesi, spesso di matrice nordica o internazionale, per costruire un linguaggio culinario globale ma radicato.

Tradizione regionale e visione gourmet
Il successo di questo trend sta nella sua capacità di rispettare le differenze territoriali. In Veneto il ribes nero può entrare come accento discreto accanto al baccalà alla vicentina; in Campania accompagna lo stoccafisso con patate e pomodorini, creando un contrasto elegante; al Nord-Ovest trova spazio in interpretazioni più minimaliste, vicine alla cucina nordica.

La tradizione regionale non viene cancellata, ma reinterpretata. È un dialogo tra passato e presente che risponde a una domanda crescente di autenticità, senza rinunciare alla sperimentazione.

Una cucina che guarda avanti
Il ritorno di baccalà e stoccafisso nel 2026 racconta molto del modo in cui la cucina italiana affronta il futuro: partendo da ingredienti umili e profondamente radicati, ma aprendosi a contaminazioni intelligenti. Il ribes nero, in questo scenario, non è una moda passeggera, ma il simbolo di un approccio più ampio, capace di rinnovare senza tradire.

Tra memoria gastronomica e ricerca contemporanea, il pesce del Nord continua così a parlare italiano, confermandosi protagonista di una cucina che sa evolversi restando fedele a sé stessa.


Note essenziali

  • Prodotti protagonisti: baccalà (merluzzo salato), stoccafisso (merluzzo essiccato)
  • Paese di origine principale: Norvegia
  • Mercato di riferimento: Italia, primo mercato mondiale per lo stoccafisso
  • Trend 2026: rilettura gourmet della tradizione regionale
  • Elemento innovativo: ribes nero (black currant), eletto “sapore dell’anno”
  • Ambiti di utilizzo: salse, riduzioni, glasse per piatti tradizionali rivisitati
  • Valori chiave: tradizione, qualità, sostenibilità, contaminazione creativa

A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
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Alla base della sua identità c’è la leggenda medievale del Gallo Nero

Dal mito del Gallo Nero alla definizione moderna di un territorio, il Chianti Classico racconta secoli di storia, conflitti e cultura del vino. Un simbolo della Toscana che unisce racconto medievale, rigore produttivo e una visione contemporanea della viticoltura.


A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè

Un vino, un territorio, un racconto fondativo
Parlare di Chianti Classico significa attraversare una delle storie più dense e stratificate del vino italiano. Non è solo una denominazione, ma un’idea di territorio che prende forma tra Firenze e Siena, in una fascia collinare che da secoli è vocata alla viticoltura. Qui il vino diventa linguaggio politico, simbolo identitario e, con il tempo, marchio di qualità riconosciuto nel mondo.

Alla base di questa identità c’è una leggenda medievale, tramandata come racconto fondativo: quella del Gallo Nero, emblema che ancora oggi campeggia sulle bottiglie del Chianti Classico autentico.

La leggenda del Gallo Nero
Secondo la tradizione, per porre fine alle continue dispute territoriali tra Firenze e Siena, si decise di fissare i confini facendo partire due cavalieri all’alba: uno da Firenze, l’altro da Siena. Il punto d’incontro avrebbe segnato il limite tra le due città. L’ora della partenza sarebbe stata annunciata dal canto del gallo.

I fiorentini scelsero un gallo nero, tenuto a digiuno per giorni. Affamato e irrequieto, il gallo cantò molto prima dell’alba, permettendo al cavaliere fiorentino di partire in netto anticipo. Il risultato fu un confine fortemente favorevole a Firenze. Da allora il Gallo Nero è diventato il simbolo del Chianti Classico, emblema di astuzia, disciplina e identità territoriale.

Al di là del mito, il racconto restituisce bene il legame profondo tra vino, politica e geografia in Toscana.

Dalla storia alla denominazione
Il Chianti Classico vanta una delle più antiche regolamentazioni vitivinicole d’Europa. Già nel 1716 il granduca Cosimo III de’ Medici delimitò ufficialmente l’area di produzione del Chianti, anticipando di secoli il concetto moderno di denominazione d’origine.

Nel 1924 nacque il Consorzio del Chianti Classico, che adottò ufficialmente il Gallo Nero come simbolo. Nel 1967 arrivò il riconoscimento DOC, seguito nel 1984 dalla DOCG. Dal 1996 il Chianti Classico è una denominazione autonoma, distinta dal Chianti “generico”, con regole produttive più rigorose e una forte enfasi sul legame con il territorio.

Il territorio del Chianti Classico
L’area di produzione si estende tra le province di Firenze e Siena, comprendendo comuni come Greve in Chianti, Radda, Gaiole, Castellina, Panzano e parte di Castelnuovo Berardenga. Un paesaggio collinare, fatto di boschi, vigneti e borghi storici, che influisce profondamente sul carattere del vino.

I suoli variano tra galestro, alberese e argille, mentre l’altitudine e le escursioni termiche contribuiscono a dare al Chianti Classico freschezza, struttura e capacità di invecchiamento.

Il Sangiovese come spina dorsale
Il cuore del Chianti Classico è il Sangiovese, oggi obbligatorio in percentuale minima dell’80%, ma spesso utilizzato in purezza. Un vitigno esigente, capace di esprimere con grande precisione le caratteristiche del suolo e del microclima.

Accanto al Sangiovese possono comparire vitigni autoctoni come Canaiolo e Colorino, oppure internazionali come Cabernet Sauvignon e Merlot, ma sempre nel rispetto di un equilibrio che privilegia identità e finezza rispetto alla potenza.

Stile e riconoscibilità
Nel bicchiere, il Chianti Classico si distingue per note di ciliegia, viola, spezie, erbe mediterranee e una struttura tannica elegante. È un vino che punta più sull’equilibrio che sull’opulenza, capace di accompagnare la cucina toscana ma anche di dialogare con una gastronomia contemporanea.

Negli ultimi anni, il Consorzio ha introdotto la menzione Gran Selezione, riservata ai vini provenienti da singole aziende e con requisiti qualitativi più stringenti, rafforzando ulteriormente la piramide qualitativa della denominazione.

Un simbolo culturale prima che commerciale
Il Chianti Classico non è soltanto uno dei vini italiani più conosciuti all’estero. È un caso emblematico di come una denominazione possa costruire valore nel tempo attraverso la coerenza, la tutela del territorio e una narrazione condivisa.

Il Gallo Nero, nato da una leggenda di confine, è oggi il segno distintivo di una comunità produttiva che ha saputo trasformare una storia antica in un progetto moderno. Un vino che non rincorre le mode, ma continua a raccontare, con voce ferma, la complessità della sua terra.


Note essenziali

  • Denominazione: Chianti Classico
  • Area di produzione: Toscana, tra le province di Firenze e Siena
  • Simbolo: Gallo Nero (marchio del Consorzio del Chianti Classico)
  • Riconoscimenti:
    • Delimitazione storica dell’area: 1716 (Cosimo III de’ Medici)
    • DOC: 1967
    • DOCG: 1984
    • Denominazione autonoma: 1996
  • Vitigno principale: Sangiovese (minimo 80%, spesso in purezza)
  • Vitigni ammessi: Canaiolo, Colorino; in misura limitata Cabernet Sauvignon e Merlot
  • Stili:
    • Chianti Classico
    • Chianti Classico Riserva
    • Chianti Classico Gran Selezione
  • Caratteristiche sensoriali: acidità viva, tannini eleganti, note di ciliegia, viola, spezie ed erbe mediterranee
  • Vocazione: forte identità territoriale, capacità di invecchiamento, grande versatilità gastronomica
  • Consorzio: Consorzio Vino Chianti Classico (fondato nel 1924)
  • Valori chiave: tradizione, rigore produttivo, tutela del paesaggio, continuità storica

A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore). Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.