
Tra le ricette più rappresentative della cucina contadina dell’Italia meridionale, le lagane e ceci conservano una memoria che affonda nell’antichità classica. Un piatto essenziale, nato da pochi ingredienti, ma capace di raccontare storia, territorio e cultura alimentare.
Le lagane e ceci non sono soltanto una specialità regionale. Sono una testimonianza vivente della continuità della tradizione gastronomica mediterranea, dalle tavole dell’antica Roma fino alle cucine di Basilicata, Campania, Calabria e Puglia.
A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè
Fra le preparazioni che meglio raccontano la civiltà contadina del Mezzogiorno, poche possiedono il fascino storico delle lagane e ceci. Apparentemente semplici, custodiscono oltre duemila anni di tradizione gastronomica e rappresentano uno dei rari casi in cui un piatto può essere seguito quasi senza interruzioni dall’età romana fino ai giorni nostri. Ancora oggi Basilicata, Cilento, Calabria e Puglia ne rivendicano la paternità, interpretandolo con leggere varianti locali ma conservandone l’identità originaria.
L’elemento distintivo della ricetta è rappresentato dalle lagane, una pasta fresca preparata esclusivamente con semola di grano duro e acqua, senza l’aggiunta di uova. La sfoglia viene stesa e tagliata in larghe strisce, generalmente più corte e più spesse delle moderne tagliatelle. Il loro nome deriva dal greco laganon, passato poi nel latino laganum, termine con cui si indicava una sfoglia di impasto cotta sulla pietra o sul testo. Da questa antica preparazione discende anche il nome della lasagna, sebbene il piatto odierno abbia assunto nel tempo caratteristiche completamente diverse.
La notorietà delle lagane attraversa la letteratura classica. Nelle Satire, il poeta Quinto Orazio Flacco, nato a Venosa, ricorda con piacere il ritorno a casa per gustare un piatto di “porri, ceci e lagane”: «Inde domum me ad porri et ciceris refero laganique catinum». È una delle più antiche testimonianze della cucina italiana giunte fino a noi. All’epoca la sfoglia non veniva ancora lessata come la pasta moderna, ma cotta sulla pietra o nel forno; l’abbinamento con i ceci, tuttavia, era già consolidato e dimostra quanto antiche siano le radici di questa preparazione.
La forza del piatto risiede nella sua semplicità. I ceci, tradizionalmente lasciati in ammollo per diverse ore, vengono cotti lentamente con aglio, olio extravergine di oliva e aromi come rosmarino o alloro. In alcune zone si aggiungono pomodorini maturi per conferire maggiore freschezza al sapore, mentre in altre prevale una versione completamente “in bianco”. Le lagane vengono cotte direttamente nel liquido dei ceci, assorbendone il gusto e liberando l’amido necessario a ottenere quella consistenza cremosa che rappresenta il tratto distintivo della ricetta. A completare il piatto intervengono spesso un filo di olio extravergine a crudo, una punta di peperoncino oppure il caratteristico peperone crusco, ingrediente simbolo della cucina lucana.
Dal punto di vista nutrizionale, l’unione fra cereali e legumi costituisce uno degli esempi più efficaci della dieta mediterranea. Le proteine dei ceci e quelle del grano duro si completano reciprocamente, offrendo un apporto proteico di elevata qualità senza ricorrere a ingredienti di origine animale. È uno dei motivi per cui questa preparazione è rimasta per secoli alla base dell’alimentazione rurale, garantendo energia e sazietà con materie prime facilmente reperibili.
Le lagane e ceci sono inoltre profondamente legate al calendario delle feste popolari. In Basilicata e in Calabria venivano tradizionalmente preparate il 19 marzo, in occasione della festa di San Giuseppe, quando le tavole dedicate al santo accoglievano parenti, pellegrini e persone in difficoltà. Il piatto diventava così simbolo di condivisione e solidarietà, espressione concreta di un’antica cultura dell’accoglienza che ancora oggi sopravvive in molte comunità del Sud.
Ogni territorio custodisce la propria variante. Nel Cilento la ricetta mantiene un’impronta particolarmente essenziale; in Puglia le lagane vengono spesso tagliate in strisce leggermente più lunghe; in Basilicata il peperone crusco aggiunge una nota fragrante e intensa; in Calabria non è raro trovare una maggiore presenza di peperoncino. Cambiano piccoli dettagli, ma rimane immutato il principio fondamentale: valorizzare pochi ingredienti attraverso una preparazione lenta e rispettosa delle materie prime.
In un’epoca dominata dalla ricerca dell’innovazione gastronomica, le lagane e ceci continuano a ricordare che la vera ricchezza della cucina italiana risiede spesso nella sua memoria. Questo piatto racconta la continuità tra il mondo classico e quello contemporaneo, tra il sapere delle campagne e la moderna valorizzazione della dieta mediterranea. Ogni cucchiaiata restituisce il sapore di una storia millenaria che, con sorprendente naturalezza, continua ancora oggi a trovare posto sulle tavole del Sud Italia.
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