
Secondo una ricercatrice statunitense, il celebre “Petit Mendelssohn”, violino Stradivari sottratto alla famiglia Mendelssohn durante la Seconda guerra mondiale, coinciderebbe con la “Stella”, lo strumento oggi suonato dal violinista giapponese Eijin Nimura. Il musicista, però, respinge questa tesi.
Due fotografie, due epoche lontane, un’unica domanda: il “Petit Mendelssohn”, straordinario violino Stradivari appartenuto all’illustre famiglia del compositore Felix Mendelssohn, e la “Stella”, lo strumento prediletto del violinista giapponese Eijin Nimura, sono in realtà lo stesso esemplare? La tesi è stata avanzata di recente da una ricercatrice statunitense, che ha condotto un’inchiesta minuziosa basata su archivi, immagini e cataloghi di liuteria. Un’ipotesi affascinante e controversa, che riapre una vicenda rimasta sospesa dal secondo conflitto mondiale fino agli anni più recenti.
Due storie che si incrociano
Il Petit Mendelssohn scompare nel 1945, alla fine della guerra, dopo essere stato trafugato da un caveau della Deutsche Bank a Berlino. Di lui rimangono fotografie in bianco e nero risalenti agli anni Venti e Trenta, testimoni di un passato glorioso. La sua sorte sembrava segnata dal silenzio della storia.
La Stella, invece, fa la sua comparsa nel 1995 a Parigi, in un negozio di liuteria di rue de Rome, una delle vie più celebri al mondo per il commercio di strumenti ad arco. Da allora è nelle mani di Eijin Nimura, che lo ha reso protagonista di una carriera internazionale e di numerosi concerti celebrativi, in particolare in Giappone.
Il primo è datato 1709, l’anno d’oro della produzione di Antonio Stradivari, spesso definito l’apice del suo “periodo aureo” (1700-1720), quando il liutaio cremonese raggiunge la perfezione nelle proporzioni e nell’intensità timbrica. Il secondo risalirebbe al 1707, dunque appena due anni prima, e anch’esso catalogato come capolavoro del maestro.
Stradivari, un nome che fa la storia
Antonio Stradivari (1644-1737) è considerato il più grande liutaio di tutti i tempi. Dalla sua bottega uscirono circa 1.100 strumenti, di cui ne sopravvivono oggi poco più di 650, tra violini, viole e violoncelli, ognuno con un nome proprio, spesso legato ai proprietari più illustri o a caratteristiche distintive.
Il Petit Mendelssohn figura nei registri della celebre casa d’aste Tarisio, leader mondiale nella vendita di strumenti ad arco, come uno degli esemplari perduti più ricercati. Il fatto che la “Stella” di Nimura presenti analogie strutturali e storiche ha alimentato i sospetti che si tratti in realtà dello stesso violino, riemerso cinquant’anni dopo la sua scomparsa.
La controversia
Il violinista giapponese ha sempre respinto le ipotesi di un legame tra i due strumenti, insistendo sulla provenienza distinta della sua “Stella”. Tuttavia, secondo la ricerca americana, la coincidenza di date, caratteristiche e passaggi di proprietà non sarebbe casuale.
Il dibattito resta aperto e tocca corde delicate: quelle del saccheggio nazista delle opere d’arte e degli strumenti musicali, che tra il 1933 e il 1945 colpì famiglie ebree e collezionisti in tutta Europa. La famiglia Mendelssohn, discendente del celebre compositore Felix (1809-1847), subì come molte altre la dispersione del proprio patrimonio durante il regime hitleriano.
Un simbolo di memoria
La possibilità che il Petit Mendelssohn sia sopravvissuto e continui a risuonare sotto altro nome non riguarda soltanto la storia della liuteria, ma si intreccia con la memoria della persecuzione e con il destino dei beni culturali trafugati in tempo di guerra.
Il caso solleva inoltre interrogativi sul ruolo dei musicisti contemporanei: fino a che punto è possibile separare la bellezza del suono dall’ombra della provenienza storica di uno strumento? E quanto pesa, nell’immaginario collettivo, il nome di Stradivari come garante di autenticità, rispetto alle verifiche documentarie e scientifiche?
La voce del violino
Se davvero la “Stella” fosse il “Petit Mendelssohn”, il suo percorso diventerebbe un romanzo di sopravvivenza: nato a Cremona nel cuore del Settecento, custodito da una famiglia simbolo della cultura europea, disperso tra le macerie della guerra, riapparso nel cuore di Parigi e riportato sul palcoscenico da un virtuoso dell’Estremo Oriente.
Al di là della disputa, resta il fascino di uno strumento che porta con sé tre secoli di storia. Nel legno levigato, nella vernice e nelle vibrazioni che ancora oggi commuovono gli ascoltatori, c’è la traccia di un patrimonio che unisce arte, musica e memoria.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore). Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.










