
Un film che non racconta Hollywood, ma la travolge. Damien Chazelle costruisce un’opera eccessiva e ipnotica sul passaggio dal muto al sonoro, dove il cinema diventa corpo, caos e trasformazione.
A cura di Elena Conti
Caporedattrice – Experiences – Sezione Entasis Caffè
Disponibile in streaming, Babylon (2022) è uno di quei film che dividono, ma non lasciano indifferenti. Damien Chazelle abbandona ogni misura per raccontare un momento cruciale della storia del cinema: la fine dell’epoca del muto e l’irruzione del sonoro. Non lo fa con distanza storica, ma con un’immersione totale, quasi fisica, in un mondo che sembra sul punto di esplodere.
Hollywood come organismo in eccesso
La Los Angeles degli anni Venti che Babylon mette in scena non è elegante né nostalgica. È sporca, rumorosa, instabile. Le feste sono sfrenate, i set cinematografici caotici, i corpi sempre in movimento. Non c’è mai quiete. Chazelle costruisce un ambiente che funziona come un organismo vivente: cresce, si espande, consuma. Il cinema non è ancora industria codificata, ma un territorio in costruzione, dove tutto è possibile e nulla è stabile.
Il passaggio al sonoro: una frattura irreversibile
Il cuore del film è il momento di transizione. L’arrivo del sonoro non è presentato come un progresso lineare, ma come una rottura. Ciò che prima funzionava improvvisamente diventa obsoleto. Attori, tecnici, registi si trovano a dover reinventare il proprio ruolo. Il film mostra con lucidità quanto questa trasformazione sia stata violenta. Il talento non basta più. Serve adattarsi a nuove regole, a nuovi tempi, a nuove tecnologie. E non tutti riescono.
Personaggi come traiettorie
I protagonisti non sono costruiti come figure simboliche, ma come traiettorie. Ognuno attraversa il cambiamento in modo diverso: c’è chi sale, chi cade, chi scompare. Margot Robbie interpreta un personaggio che incarna perfettamente l’energia del film: imprevedibile, eccessiva, luminosa e fragile allo stesso tempo. Accanto a lei, altre figure si muovono lungo linee meno visibili, ma altrettanto significative.
Una regia senza contenimento
Chazelle sceglie deliberatamente l’eccesso. La macchina da presa si muove continuamente, segue i corpi, attraversa gli spazi. I piani sequenza iniziali sono dichiarazioni di intenti: il film non si fermerà, non rallenterà. Questa scelta può risultare destabilizzante, ma è coerente. Babylon non vuole raccontare il caos, ma lo racconta. E in questo senso riesce.
Cinema dentro il cinema
Uno degli aspetti più interessanti è la riflessione metacinematografica. Il film non si limita a mostrare Hollywood, ma riflette sul cinema stesso: sulla sua nascita, sulla sua trasformazione, sulla sua capacità di reinventarsi. Le sequenze sui set, apparentemente disordinate, rivelano una struttura precisa. Mostrano come il cinema sia sempre stato un equilibrio tra improvvisazione e controllo.
Un’esperienza più che un racconto
Babylon non è un film lineare. Non segue una traiettoria narrativa tradizionale. È fatto di accumulo, di stratificazione, di momenti che si susseguono senza sempre cercare una sintesi. Questo può disorientare, ma è parte dell’esperienza.
Perché vederlo oggi
In un’epoca in cui il cinema tende alla standardizzazione, Babylon rappresenta un’anomalia. È un film che rischia, che eccede. E proprio per questo risulta libero.
Note essenziali
Titolo: Babylon
Regia: Damien Chazelle
Anno: 2022
Ambientazione: Hollywood anni ’20
Tema centrale: passaggio dal muto al sonoro
Caratteristiche: eccesso visivo, ritmo frenetico, struttura non lineare
Disponibilità: streaming
Perché vederlo: per un’immersione totale in un momento di trasformazione radicale del cinema
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