La Sardegna preistorica conquista l’UNESCO

Le Domus de Janas entrano nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, segnando un traguardo storico per la Sardegna e per l’archeologia europea. Il riconoscimento, conferito nel luglio 2025 a Parigi, valorizza 27 siti funerari ipogei del Neolitico, testimonianza unica della civiltà pre-nuragica dell’isola. Un risultato che premia anni di lavoro scientifico e istituzionale e apre nuove prospettive di valorizzazione culturale, economica e turistica per i territori coinvolti.


Nel cuore della Sardegna, scavate nella roccia millenni fa da mani sapienti e invisibili, le Domus de Janas – letteralmente “case delle fate” – sono finalmente riconosciute come patrimonio dell’umanità. Il 12 luglio 2025, alle ore 17:45, durante la 47ª sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO riunito a Parigi, è arrivata la conferma ufficiale: i siti funerari ipogei sardi sono iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale con il titolo “Tradizione funeraria nella Sardegna preistorica: le Domus de Janas”. Un passo decisivo che premia la lunga battaglia culturale e istituzionale per la valorizzazione di una delle più straordinarie eredità archeologiche del Mediterraneo occidentale.

Una civiltà scolpita nella roccia

Le Domus de Janas sono tombe sotterranee risalenti al Neolitico e all’Età del Rame, costruite tra il V e il III millennio a.C. da popolazioni della Sardegna preistorica. Ne esistono oltre 3.500 in tutta l’isola, spesso raggruppate in necropoli nei pressi di villaggi e aree di culto. Il loro nome evoca suggestioni mitologiche, ma dietro la leggenda si cela un patrimonio concreto e articolato, testimone di una civiltà complessa, dotata di una propria visione religiosa, estetica e sociale.

Scavate nella roccia, queste tombe riproducono in scala ridotta le abitazioni dell’epoca, con ambienti multipli e articolati. I soffitti possono essere conici o a doppio spiovente, le pareti sono decorate con motivi simbolici — spirali, zigzag, corna taurine — spesso dipinti con ocra rossa, simbolo del sangue e della rigenerazione. All’interno venivano deposti i corpi dei defunti, accompagnati da offerte e oggetti di uso quotidiano. Le planimetrie complesse e le ricche decorazioni indicano un’organizzazione sociale già strutturata e una concezione rituale della morte, che evolve nel tempo in forme sempre più articolate.

Un sito seriale e diffuso

Il riconoscimento UNESCO riguarda un sito seriale composto da 27 complessi monumentali distribuiti nel centro-nord della Sardegna. Tra i più importanti si segnalano la necropoli di Anghelu Ruju, nei pressi di Alghero, con le sue 38 camere funerarie, quella di Montessu presso Villaperuccio, e il sito di Sant’Andrea Priu, vicino a Bonorva. Ogni complesso offre una testimonianza unica delle pratiche funerarie, delle credenze spirituali e dell’evoluzione sociale delle comunità pre-nuragiche.

Il Comitato UNESCO ha riconosciuto alle Domus de Janas un “Eccezionale Valore Universale”, definendole la più ricca manifestazione di architettura funeraria ipogea del Mediterraneo occidentale. Un’eredità che documenta non solo la raffinatezza tecnica delle popolazioni antiche, ma anche la loro capacità di trasformare lo spazio sacro in un luogo simbolico, destinato a custodire il legame profondo tra vivi e morti.

Un percorso lungo e corale

Il cammino verso il riconoscimento è cominciato nel 2018, su iniziativa del Centro Studi Identità e Memoria (CeSIM), con il Comune di Alghero come capofila. Il dossier di candidatura si è fondato sul criterio III della Convenzione UNESCO del 1972, che valorizza le testimonianze eccezionali di culture scomparse. Il progetto è stato curato dalla professoressa Giuseppa Tanda, una delle massime esperte del tema, e coordinato dall’Ufficio Unesco del Ministero della Cultura, con il supporto della Regione Sardegna, delle Soprintendenze, della Direzione regionale Musei e dei Comuni interessati.

Il lavoro ha richiesto un’intensa attività scientifica, diplomatica e amministrativa, sostenuta anche dalla Rappresentanza italiana presso l’UNESCO e dal Ministero degli Affari Esteri. Un esempio virtuoso di sinergia istituzionale, finalizzata non solo alla tutela, ma anche alla valorizzazione culturale e turistica dei territori coinvolti.

Valore simbolico e opportunità per il futuro

Per la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, si tratta di un “traguardo storico” che restituisce dignità internazionale a un patrimonio troppo a lungo sottovalutato. “È il risultato di un impegno corale — ha dichiarato — che rafforza il senso di appartenenza delle comunità locali e apre nuove prospettive in termini di turismo culturale sostenibile, occupazione giovanile e promozione dei territori”.

Un entusiasmo condiviso anche dall’assessora regionale alla Cultura, Ilaria Portas, che ha sottolineato come questo riconoscimento rappresenti il culmine di un percorso iniziato con la presentazione delle Domus de Janas all’Esposizione Universale di Osaka. “Sono un attrattore socioeconomico di valore inestimabile — ha dichiarato — e per questo la Regione ha già previsto un piano di investimenti da 15 milioni di euro per migliorarne l’accessibilità, la sicurezza e la fruibilità”.

Un’identità scolpita nella memoria

L’iscrizione delle Domus de Janas nella lista dei siti UNESCO — il 61° per l’Italia, che mantiene così il primato mondiale — non è solo un traguardo simbolico. È la consacrazione di un’identità antica, profondamente radicata nel territorio e nella memoria collettiva della Sardegna. Un’eredità che oggi si apre al mondo, offrendo una chiave di lettura unica sulla preistoria mediterranea e su quella fase cruciale di passaggio in cui le comunità umane iniziarono a organizzarsi in forme sociali più complesse, a sviluppare una visione rituale della vita e della morte, a trasformare la pietra in cultura.


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