
È arrivata su Netflix Mrs Playmen, la serie in sette episodi che ricostruisce la vita e l’audacia culturale di Adelina Tattilo, fondatrice di Playmen e protagonista di una rivoluzione silenziosa che cambiò il modo in cui l’Italia guardava al corpo femminile. Non una storia scandalistica, ma il racconto di una donna che trasformò l’erotismo in un linguaggio di libertà, portando nel dibattito pubblico temi che allora facevano paura.
La serie Netflix che riporta alla ribalta una pioniera dimenticata
Presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e approdata su Netflix, Mrs Playmen dedica sette episodi alla vita di una donna che ha attraversato – e in parte anticipato – i mutamenti sociali italiani degli anni Sessanta e Settanta.
Interpretata da Carolina Crescentini, Adelina Tattilo appare come un personaggio in costante metamorfosi: da madre e moglie cresciuta in una famiglia cattolica del Sud a editrice visionaria capace di affrontare censura, pregiudizi e un intero ambiente professionale dominato dagli uomini.
La serie sceglie un registro che non indulge nel sensazionalismo: mette in scena i retroscena della redazione, le contraddizioni dell’Italia del boom economico, la progressiva presa di coscienza di una donna che scopre di poter incidere sulla cultura nazionale anche attraverso un mensile erotico. Nelle intenzioni del regista Riccardo Donna, Mrs Playmen non è un racconto pruriginoso ma un viaggio nella nascita di un nuovo immaginario, in cui la sensualità si intreccia alla politica, al femminismo e a una nuova consapevolezza di sé.
Dalla Puglia alla redazione: la formazione di una donna controcorrente
Nata nel 1928 a Manfredonia e cresciuta tra suore, studi classici e una rigida educazione cattolica, Adelina Tattilo sembrava destinata al percorso convenzionale della donna del dopoguerra: matrimonio, figli, silenzio.
Ma la sua intelligenza vivace e l’insoddisfazione per un ruolo prestabilito la spingono a cercare un altrove. L’incontro con Rosario “Saro” Balsamo – editore visionario, ma incostante – segna il punto di svolta. Con lui, tra il 1964 e il 1967, nasce Playmen, rivista dall’erotismo elegante che ambisce a una versione italiana di Playboy, proibito nelle edicole.
La serie Netflix racconta proprio questo snodo: l’arrivo di una donna meridionale e cattolica in un settore popolato da professionisti maschi, spesso diffidenti, che faticano ad accettare la sua presenza. È in quel contesto che Adelina scopre il proprio potenziale.
Il ruolo culturale di Playmen: molto oltre il nudo
Fondata nel 1967, Playmen non era una semplice rivista di immagini patinate. L’intuizione rivoluzionaria di Tattilo fu trasformare l’erotismo in un linguaggio:
- non peccaminoso,
- non volgare,
- ma curioso, colto e persino politico.
Il mensile ospitava interviste, reportage, rubriche culturali, testi di autori affermati, fotografi innovativi e fumettisti d’avanguardia. Il nudo era solo un punto di partenza: Playmen mostrava una donna che desidera, una donna soggetto, non più solo oggetto.
La serie Netflix evidenzia questi aspetti mettendo in scena discussioni editoriali, scelte grafiche, scontri con la censura. È un racconto che restituisce l’atmosfera di un’Italia contraddittoria: modernissima per aspirazioni, antica nei tabù.
Saro Balsamo, la crisi e il passaggio di testimone
Quando Balsamo scivola in cattive gestioni economiche e in una vita privata disordinata, Tattilo decide di non farsi travolgere. Nel 1969 rileva la sua quota e guida l’azienda da sola: una decisione straordinaria in un Paese dove le imprenditrici erano ancora pochissime.
La serie mostra questo momento come l’avvio della “vera” ascesa di Adelina: una donna che smette di essere spalla e diventa motore creativo e manageriale.
Sotto la sua direzione Playmen raggiunge negli anni Settanta le 450.000 copie a settimana, supera Epoca, affronta centinaia di denunce e vince – dopo anni – un memorabile contenzioso con Hugh Hefner per il nome della rivista.
È anche l’epoca delle “spaghetti bunnies”, icone italiane che univano sensualità, ironia e un’estetica meno plastificata rispetto al modello americano.
Erotismo come educazione sentimentale di un Paese
Per Tattilo, il nudo non è mai fine a sé stesso. La sua scelta è culturale: parlare di
- divorzio,
- aborto,
- omosessualità,
- libertà femminile,
quando ancora farlo significava correre rischi concreti.
Non a caso, nella serie il tema della censura è costante: sequestri, processi, intimidazioni. Ma nessuno di questi ostacoli impedisce alla rivista di diventare un laboratorio di idee e uno specchio dei cambiamenti in atto.
Negli anni in cui il femminismo muove i primi passi in Italia e la morale cattolica influenza ancora la vita quotidiana, Tattilo scardina un principio centrale: la sessualità femminile non è un tabù, è parte della cultura.
Gli anni d’oro, la mondanità e l’imprenditrice a tutto tondo
L’attico romano progettato da Enrico Job – ricostruito con cura estetica nella serie – diventa salotto culturale dove passano scrittori, registi, giornalisti, politici.
Tattilo indossa l’eleganza come una forma di autodeterminazione: non è musa, è padrona di casa, editor e imprenditrice.
Oltre a Playmen, lancia riviste come Libera (1973), Menelik (1971), il tabloid satirico Stress, lo sportivo Special, e fonda la casa di produzione cinematografica Thousand, che realizza film erotici e noir ma anche opere di denuncia. La serie tratteggia questa poliedricità come uno dei motori della sua emancipazione: Adelina evolve, sperimenta, rifiuta di essere confinata in un ruolo.
Declino dell’editoria erotica e fine di un’epoca
L’arrivo delle videocassette negli anni Ottanta e poi del digitale negli anni Novanta cambia il mercato: l’erotismo si sposta su altri mezzi, più immediati, meno legati alla cultura della carta.
Playmen entra in crisi e chiude nel 2001.
La serie, pur concentrandosi più sugli anni della crescita, suggerisce con delicatezza il tramonto di un modello editoriale che aveva fatto epoca. Ma non calano le luci sulla figura di Tattilo, che resta un riferimento per la libertà sessuale e la rappresentazione del desiderio.
Perché Mrs Playmen parla a noi, oggi
La forza della serie Netflix — e della storia che racconta — è ricordare che la rivoluzione sessuale italiana non è nata solo nelle piazze ma anche nelle redazioni, nelle fotografie, nelle parole.
La vicenda di Adelina Tattilo continua a interrogarci perché mostra che:
- la libertà passa per il linguaggio,
- il corpo è parte della cultura,
- la soggettività femminile nasce anche dalla possibilità di guardare e non solo di essere guardate.
In un’epoca in cui la rappresentazione della sessualità è ovunque, la storia di Playmen insegna che la vera rivoluzione non è mostrare, ma raccontare.
Non esporre i corpi, ma restituire loro una voce.
Adelina Tattilo non ha inventato soltanto un giornale: ha creato un modo nuovo di guardare l’Italia, di attraversare i suoi pudori e di liberare la sua immaginazione.
La serie Netflix Mrs Playmen riscopre la portata culturale di questa intuizione, ricordando che l’erotismo — quando è linguaggio critico — può essere una straordinaria leva di emancipazione. E che a volte, per cambiare un Paese, basta una donna che decide di non abbassare lo sguardo.
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